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Stipendi bassi e burnout, 10 medici al giorno in fuga da Ssn

Di Silverio
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Stipendi bassi rispetto alla media europea, ma soprattutto condizioni di lavoro ormai insostenibili, con ritmi di lavoro massacranti ed ‘epidemie di burnout’ in corsia. L’ultima testimonianza ha riacceso i riflettori sulla fuga dei medici: Alessandro Deni, microbiologo clinico di 35 anni, a ‘Repubblica’ ha raccontato che si trasferirà in Irlanda, dove gli offrono uno stipendo quadruplo, 220 mila euro lordi all’anno.

Il suo non è certo un caso unico. “I numeri sono certi: la fuga dei medici dal Ssn è quantificabile in 10 addii al giorno. Solo nel 2022 sono stati 3.000 i dimissionari in età non pensionabile, per non parlare di quelli vicini alla pensione. A questi vanno aggiunti i giovani medici che ad entrare nel Servizio sanitario nazionale non ci pensano proprio”, afferma a Fortune Italia Pierino Di Silverio, segretario nazionale dell‘Anaao Assomed, principale sindacato della dirigenza medica, in queste ore alle prese con le trattative all’Aran per il contratto dell’area dirigenziale della Sanità.

I numeri e le ragioni di una fuga

“Almeno altri 2.000-2.500, ci dicono i dati delle specializzazioni, hanno decisono di non intraprendere nemmeno l’ultimo percorso formativo e lavorativo in Italia. Un problema, perchè qui parliamo di medici dai 30 ai 50 anni: della forza lavoro che dovrebbe reggere sulle proprie spalle il Ssn. Ecco, almeno 5.000 l’anno vanno via o non entrano proprio”, elenca Di Silverio.

Le mete dei medici e la pressione fiscale

E dove vanno? “All’estero, nel privato: le extit strategy sono diverse. Ma il problema non è tanto dove, quanto perchè se ne vanno”. Di Silverio sottolinea che il tema non è solo economico. “Il nodo dello stipendio non si può risolvere in un giorno, e certo non in questo contratto, perchè i soldi stanziati due anni fa per il Ccnl non daranno la possibilità di incidere in maniera decisa sugli stipendi”.

La questione stipendio è legata anche alla tassazione, “che mangia la metà della paga: se i medici italiani in media prendono 80mila euro, contro i 150.000 euro dei colleghi di  altri Paesi, dobbiamo tener conto che anche la pressione fiscale è diversa. Quindi lo stipendio medio va dimezzato. E se i medici in posizioni apicali guadagnano un po’ di più, gli altri anche meno. Noi entriamo in ospedale con 2.500 euro al mese, e questo dopo 10 anni di studi”, ricorda.

La fuga dei medici è un problema per il futuro della sanità italiana, che rischia di dover importare forza lavoro, un po’ come è successo in Calabria. “Ma non è detto che i medici importati resteranno”, aggiunge Di Silverio. Che il dilemma se lasciare o restare lo conosce bene. A inizio carriera in effetti, per un certo periodo il segretario Anaao ha infatti lavorato come medical manager in un’azienda farmaceutica. “Una carriera che consentiva una migliore orgnizzazione vita lavoro, oltre che una remunerazione migliore. Ma poi – dice con un sorriso – il richiamo dell’ospedale è stato troppo forte”.

Verso il nuovo contratto

Intanto la trattativa per il contratto dei medici “va avanti. Ci sono dei nodi che non sono solo economici: sono politici, e possono essere sciolti nel momento in cui nonsolo l‘Aran ma anche altre componenti riescono a trovare una quadra”, sintetizza Di Silverio.

Proprio stamani il presidente Antonio Naddeo ha ricevuto questa mattina all’Aran il nuovo presidente del Comitato di settore Regioni-Sanità in seno alla Conferenza delle Regioni, Marco Alparone, e lo ha presentato ai sindacati presenti proprio per la trattativa sul rinnovo del Ccnl dirigenza Sanità 2019-21. Alparone si è detto molto sensibile al tema del contratto dei medici, ma l’impressione è che la soluzione non sia esattamente dietro l’angolo.

Antonio Naddeo e Marco Alparone

Medici del Ssn in terapia intensiva

C’è chi lascia, ma chi resta ha di fronte non poche sfide. “Siamo in stato di agitazione, il 16 maggio – ricorda Di Silverio – ci sarà una grande conferenza nazionale e a metà giugno una manifestazione: lo stato di salute dei medici del Ssn è critico, siamo in terapia intensiva da tempo e davvero non è facile”.

Non serve andare fuori di metafora: a questo paziente ossigeno e farmaci non bastano più. Occorre un impegno concreto per migliorare davvero le condizioni di lavoro in corsia, prima che la fuga dei medici dal Ssn diventi un esodo.

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