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Covid in Italia: tutti i numeri, la variante HV.1 e il rebus tamponi

Covid

Rallenta la corsa dei casi Covid nel nostro Paese. Stando all’ultimo bollettino diffuso da ministero della Salute e Istituto superiore di sanità, nella settimana 5-11 ottobre nel nostro Paese sono stati 41.626 i nuovi casi positivi: -5,7% rispetto alla settimana precedente (44.139). Una frenata che ancora non si vede su ricoveri, decessi e terapie intensive. Anche se i numeri degli ospedali restano, comunque, limitati.

Intanto dagli Stati Uniti si moltiplicano gli alert su una nuova sottovariante di Covid: HV.1, che almeno stando all’ultimo report dell’Iss non avrebbe ancora fatto il suo ingresso ufficiale nel nostro Paese. Si tratta di una delle sottovarianti di EG.5, l’ormai famosa Eris, chiamata anche EG.5.1.6.1″, dice a Fortune Italia Massimo Ciccozzi, responsabile dell’unità di Statistica medica ed Epidemiologia del Campus Bio-Medico di Roma. Ma vediamo l’andamento del virus.

I dati Covid

Nel frattempo crescono i decessi: sono stati 161 nel nostro Paese, +17,5% rispetto alla settimana precedente (137). In salita l’occupazione Covid nelle aree mediche: 5,8% (3.589 ricoverati), rispetto a 5% del periodo precedente. Praticamente stabili le terapie intensive, che sono all’1,3% (118 ricoverati positivi a Covid), rispetto all’1,1%.

“Il trend di questa settimana si conferma in decrescita, con dei parametri confortanti, nonostante i timori di molti legati alla riapertura delle scuole e alla ripresa della grande mobilità. Ovviamente, mai abbassare la guardia”, è l’invito del direttore generale della Prevenzione Sanitaria del ministero della Salute, Francesco Vaia. “Continuiamo nel nostro lavoro senza dannosi e inutili allarmismi”, nella difesa “dei più fragili, a partire dagli anziani”.

La new entry nel valzer delle varianti

Torniamo a HV.1: “Si tratta di una forma che gli statunitensi sagnalano avere una grande diffusione e secondo loro starebbe sostituendo Eris, mentre ad esempio non si parla più di Pirola, che però ha 33-34 mutazioni rispetto a Kraken“, riflette Ciccozzi.

Il problema legato a HV.1, è che “ha una mutazione che ricorda la Delta: la L452R. Abbiamo studiato questa mutazione insieme a Fabio Scarpa – dice l’epidemiologo – e abbiamo scoperto che non dà un problema concreto. Dunque questa mutazione va attenzionata, ma non ci sono particolari motitivi di preoccupazione. Siamo di fronte a un raro caso di pulizia selettiva o a una deriva genetica, che causa accumulo di mutazioni che non hanno un reale potenziale” in termini di aggressività.

“Ma quello che mi incuriosisce in questo momento è la presenza di tante persone con sintomi Covid e tampone antigenico negativoaggiunge l’esperto tornando su un tema di cui abbiamo parlato di recente – Questo può essere dovuto alla variante Pirola, che ha tante mutazioni anche sulla proteina N, e dunque per questo l’antigenico non riesce a rilevarla. Insomma, in alcuni casi è possibile che l’antigenico venga ingannato”.

Come saperne di più? “Penso sia il momento di attivare una sorveglianza più dedicata e mirata, anche se occorre coinvolgere tutte le Regioni. Che fine hanno fatto gli osservatori epidemiologici regionali, che ci farebbero tanto comodo a questo scopo?”.

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