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Influenza suina, il primo caso nell’uomo (ancora da chiarire) di un nuovo ceppo

virus e batteri

Ci risiamo: un virus animale ha contagiato un essere umano. Questa volta si tratta di un nuovo ceppo di influenza suina, registrato per la prima volta in un paziente in Gran Bretagna.

Il virus H1N2, è diverso dal ceppo H1N1 che ha causato 457 morti nel Regno Unito durante la pandemia di influenza suina del 2009 (di cui in pochi conservano il ricordo). A segnalare il caso è stata l’Agenzia per la sicurezza sanitaria del Regno Unito (Ukhsa). Il paziente si era recato dal proprio medico di famiglia con “sintomi respiratori”, ha avuto “una malattia lieve e si è completamente ripreso”, hanno precisato dall’agenzia. La fonte del contagio non è stata ancora accertata e “resta oggetto di indagine”.

Influenza suina, l’analisi dell’epidemiologo

“In effetti temevo il passaggio del virus dal maiale all’uomo dice a Fortune Italia Massimo Ciccozzi, responsabile dell’unità di Statistica medica ed Epidemiologia della facoltà di Medicina e Chirurgia del Campus Bio-Medico di Roma – Ancora non è stata individuata la fonte animale, ma si pensa agli allevamenti di maiali. I sintomi sono quelli influenzali e questo H1N2 è molto simile a quello del maiale”.

Ma cosa ci dice questa segnalazione? “Bisogna stare attenti. Chi lavora negli allevamenti intensivi – raccomanda Ciccozzi – deve avere delle accortezze e, quantomeno, indossare mascherine protettive. Ma c’è di più: questo ci fa capire che il sistema di sorveglianza epidemiologico e genomico  in GB funziona. Ora l’auspicio, anche in un’ottica One Health, è quello di riuscire anche in Italia a individuare la circolazione di un virus nuovo, prima che questo  faccia danni. In questo momento, dunque, un grande plauso agli inglesi”.

Cosa sappiamo

L’Agenzia britannica sta lavorando per determinare le caratteristiche dell’agente patogeno e valutare il rischio per la salute umana. Intanto i contatti stretti del paziente vengono monitorati con attenzione, mentre l’Ukhsa rinnova l’invito alle persone con sintomi respiratori di evitare il contatto con altri, in particolare con gli anziani e con persone con patologie preesistenti.

“È grazie alla sorveglianza di routine dell’influenza e al sequenziamento genomico che siamo stati in grado di rilevare questo virus”, ha affermato Meera Chand, dell’Ukhsa. “Questa è la prima volta che rileviamo questo virus negli esseri umani nel Regno Unito, sebbene sia molto simile ai virus rilevati nei maiali.  Stiamo lavorando per tracciare contatti stretti e ridurre qualsiasi potenziale diffusione. Secondo i protocolli stabiliti, sono in corso le indagini per capire come il soggetto abbia acquisito l’infezione e per valutare se vi siano ulteriori casi associati”.

Inverno, stagione di virus

Come negli esseri umani, l’influenza suina si diffonde durante i mesi autunnali e invernali. Finora tre sottotipi hanno fatto il salto di specie dal maiale all’uomo: l’H1N1, il ceppo della pandemia del 2009, l’H3N2 e l’H1N2, appena registrato nel Regno Unito. Dal 2005 si sono verificati un totale di 50 casi umani di trasmissione del virus H1N2 da maiale a uomo, nessuno geneticamente correlato a questo ceppo.

La pandemia del 2009

A partire da metà aprile 2009 diversi Paesi (a cominciare dal Messico) segnalarono casi di infezione nell’uomo da virus A/H1N1, poi denominato A(H1N1)pdm09. Un’infezione virale acuta dell’apparato respiratorio con sintomi simili a quelli classici dell’influenza. Test di laboratorio hanno poi indicato, ricorda l’Istituto superiore di sanità su Epicentro, che l’epidemia era stata scatenata da un nuovo sottotipo del virus A/H1N1 mai rilevato prima, né nei maiali né nell’uomo.

Sulla base delle procedure stabilite dal Regolamento sanitario internazionale, il 25 aprile 2009 l’allora direttore generale dell’Oms, Margaret Chan, dichiarò questo evento una “emergenza di sanità pubblica di interesse internazionale”.

L’11 giugno 2009 l’Oms ufficializzò l’esistenza di uno stato di pandemia da nuovo virus influenzale. L’allerta pandemiaca cessò il 10 agosto 2010. La maggior parte dei casi di ‘influenza suina’ sono stati lievi, ma a livello mondiale si stima che quella pandemia abbia causato tra i 100.000 e i 400.000 morti nel solo primo anno.

Lo studio francese negli allevamenti

Sul fronte del salto di specie gli allevamenti sono ‘osservati speciali’. Nel 2014 fu realizzato uno studio trasversale su 125 allevamenti di suini in Francia per determinare i fattori associati alle infezioni da virus dell’influenza suina (SIV) H1N1 e H1N2. In ogni allevamento si prelevarono campioni di siero di 15 suini all’ingrasso, “analizzati mediante l’inibizione della emoagglutinazione. Si raccolsero inoltre i dati sugli allevamenti, la biosicurezza e il management mediante un questionario”, ricorda Ciccozzi.

Per entambi i sottotipi, le probabilità di un allevamento di essere positivo all’influenza suina aumentava se esistevano più di 2 allevamenti nella zona. In base ai risultati, “tanto i fattori correlati con la biosicurezza esterna che quella interna devono essere considerati quando si applicano programmi per il miglioramento del controllo delle infezioni da influenza suina”, conclude l’epidemiologo. Invitando a tenere alta la guardia.

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