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Vaiolo (delle scimmie) e peste (suina), il passato che ritorna?

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Vaiolo (delle scimmie) e peste (suina): due big killer del passato sembrano riemergere dalle pieghe del tempo, minacciando salute (umana e animale) ed economia, in questo periodo che ancora non si può definire post-Covid. Ma sarà un caso? E quanto dobbiamo allarmarci? Dopo il primo caso nel nostro Paese, identificato allo Spallanzani – al quale se ne sono appena aggiunti altri due – Fortune Italia lo ha chiesto a Massimo Ciccozzi, responsabile dell’unità di Statistica medica ed Epidemiologia della facoltà di Medicina e Chirurgia del Campus Bio-Medico di Roma.

“Non è un caso: la manifestazione di queste malattie animali è probabilmente dovuto all’azione dell’uomo sull’ambiente. Il passaggio dall’animale all’uomo accade per una mutazione casuale – dice l’esperto – ma noi ci mettiamo del nostro distruggendo tutta una serie di ecosistemi fondamentali”, spiega Ciccozzi. E’ un po’ come se mettendo sotto pressione l’ambiente e gli esseri che ospita, l’uomo favore l’emerge di queste patologie come una sorta di boomerang.

Ma cosa sappiamo delle forme ‘originarie’, che ci hanno terrorizzato per secoli? Il vaiolo umano è stata una malattia altamente contagiosa causata dal virus del vaiolo, un orthopoxvirus. La più antica prova della sua esistenza risale a mummie egizie di circa 3000 anni fa. Provocava il decesso nel 30% dei casi, ma ne parliamo al passato perché l’infezione naturale è stata eradicata: nessun caso è stato registrato nel mondo dal 1977 e l’Organizzazione mondiale della sanità dal 1980 raccomandò lo stop della vaccinazione routinaria, in Italia sospesa nei neonati dal 1974. Dunque in tempi moderni la principale preoccupazione per lo scoppio di epidemie era legata al bioterrorismo.

La peste invece è una malattia infettiva di origine batterica tuttora diffusa in molte parti del mondo, anche in alcune regioni dei Paesi industrializzati. E’ causata dal batterio Yersinia pestis, che normalmente ha come ospite le pulci parassite dei roditori, ratti, alcune specie di scoiattoli, cani della prateria. Protagonista di violente e mortali pandemie del passato, si presenta in varie forme e ha influenzato persino il corso della storia europea (pensiamo alla pandemia di Costantinopoli  a metà del VI sec. d. C., che indebolì l’impero bizantino e alla peste nera del 1300, che travolse l’Europa). La peste, bisogna dirlo, è ancora presente nel mondo, ma il suo impatto è cambiato in modo drammatico grazia alla scoperta e all’uso della terapia antibiotica. 

Ora ci troviamo a fare i conti con la peste suina, che dai cinghiali ormai urbanizzati insidia gli allevamenti di maiali domestici e un settore che, tra carni e salumi, in Italia vale un fatturato di circa 1,6 miliardi di euro.

“La pesta suina africana è molto contagiosa e a volte mortale, ma non si trasmette all’uomo, dunque è una minaccia seria per cinghiali e maiali – precisa Ciccozzi – Questa malattia ha  importanti riflessi economici. Solo che noi dovremmo imparare a ragionare in termini di One health: sorvegliare l’animale, perché la sua salute è collegata con la nostra, e noi siamo animali, alla fin fine”.

Il vaiolo delle scimmie “è un’altra cosa: la malattia, tipica dell’Africa, ha fatto il salto di specie ma dagli anni ’70 era rimasta finora localizzata nel continente africano. I contagi nell’uomo si manifestano normalmente nei soggetti in media di 4-21 anni. Ci sono due ceppi diversi e il tasso di letalità totale è intono all’8,7%. Bisogna anche dire che i casi confermati nel 2009-18 sono stati 85 in Africa Centrale e 195 in West Africa”. Dunque, fino ad ora, il contagio è stato piuttosto limitato.

“E’ una malattia importante, che dura due settimane, ma poi di solito avviene la remissione, mentre in alcuni casi possono venir somministrati degli antivirali. Questo tipo di vaiolo è  particolarmente diffuso tra i piccoli roditori e le scimmie e si contrare per il passaggio di fluidi biologici, anche attraverso le lesioni corporee. Chi ha fatto la vaccinazione contro il vaiolo, che in Italia è stata somministrata nei neonati fino al 1974 e poi abolita nel 1981 è più protetto, perché si tratta di una malattia della stessa famiglia – dice Ciccozzi – Mentre mi preoccupa l’idea di uno stigma per le comunità gay: lasciamo queste cose ai tempi dell’Hiv”.

“Questa malattia si prende comunque attraverso lo scambio dei fluidi biologici. E non dimentichiamo che è una zoonosi, ma ci preoccupa meno di Covid. E’ inoltre una malattia legata anche ai viaggi, che in Africa si contrae anche perché si macellano le scimmie”.

Dunque vigilanza e attenzione, ma niente panico.”Teniamo alto il livello di attenzione grazie alla nostra rete di sorveglianza europea e nazionale”, ha dichiarato lo stesso ministro della Salute Roberto Speranza da Berlino, dove è in corso la riunione dei ministri del G7. “Proprio qui a Berlino al G7 ne ho parlato informalmente con la commissaria Stella Kyriakides e gli altri ministri”, ha aggiunto il ministro sottolineando che “verranno coinvolti Ecdc ed Hera”.

Basterà? “Entrambe queste malattie – conclude Ciccozzi – devono fungere come un monito: sono la dimostrazione che occorre attivare davvero una sorveglianza One health: la maggior parte delle minacce per la salute umana parte come zoonosi. Dunque è il momento di cambiare, davvero, prospettiva”.

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