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Massaggio cardiaco salvavita, cosa ci insegna la storia di Matteo

Mario Balzanelli

“Chiunque dovrebbe sapere come si esegue un massaggio cardiaco, perché se viene effettuato in caso di arresto cardiaco, questo gesto fa la differenza tra la vita e la morte”. Lo sottolinea a Fortune Italia Mario Balzanelli, presidente nazionale della Sis 118 (Società italiana sistema 118), commentando la storia di Matteo Ridolfi, “che ad appena 14 anni, a Colognola dei Colli (Verona), ha salvato un uomo di 65 anni colto da arresto cardiaco effettuando il massaggio cardiaco” in attesa dei soccorsi.

Una manovra appresa guardando in tv la serie “Doc – Nelle tue mani”, e guidata dalle istruzioni telefoniche ricevute dagli operatori del 118. “Quell’uomo si è salvato – riflette Balzanelli – perché Matteo è stato rapidissimo, ha agito nei primi 180 secondi dall’evento. Tre minuti fondamentali”.

Si tratta infatti, in media, del tempo oltre il quale “il cervello, deprivato totalmente di ossigeno in caso di arresto cardiaco improvviso, muore in conseguenza della morte – per anossia – dei neuroni. E con la morte del cervello, muore tutta la persona. Tre minuti sono davvero pochissimi”, continua Balzanelli. Ma possono fare la differenza.

“La scienza dagli anni ’60 ha chiarito che l’unica possibilità di sopravvivere, senza esiti neurologici,  a questa patologia che uccide ogni anno nel nostro Paese almeno 60.000 persone (circa 8 decessi all’ora), è rappresentata dal massaggio cardiaco immediato – ricorda il presidente della Sis 118 – e dall’erogazione, auspicabilmente entro e non oltre i primi 5 minuti dalla insorgenza dell’evento, della scarica elettrica di un defibrillatore, nei casi indicati”. 

Ecco perchè le Centrali Operative 118 da remoto, subito dopo aver chiesto di mettere il telefono in modalità vivavoce, “forniscono in tempo reale a chi chiede soccorso le istruzioni per la somministrazione delle compressioni toraciche alla vittima, che si presenta incosciente e priva di attività respiratoria, così da favorire un’ossigenazione minima di emergenza degli organi vitali del paziente: in primis cervello e cuore”.

Istruzioni chiare e semplici, che “come dimostra la storia di Matteo, possono essere messe in pratica da chiunque, anche da quanti non siano specificamente formati e addestrati”. Un gesto prezioso, che triplica le probabilità di sopravvivenza dei soggetti colpiti da un arresto cardiaco.

Nel caso di Matteo il sangue freddo, l’altruismo e la passione per un ‘medical drama’ hanno fatto la differenza, consentendo all’adolescente di soccorrere l’uomo in attesa dell’ambulanza. “Ma oltre alle trasmissioni televisive e alle istruzioni impartite dalle Centrali Operative 118, il massaggio cardiaco, la defibrillazione precoce, e tutte le altre manovre salvavita devono essere apprese a scuola”, insiste Balzanelli. Proprio come stabilito “grazie alla raccolta di 93.000 firme in tutta Italia a supporto di una iniziativa legislativa popolare dedicata, diventata legge dello Stato nel 2015. Una legge, purtroppo, totalmente inapplicata – conclude il presidente della Sis 118 – Ma quante altre migliaia di vite potrebbero essere salvate da ragazzi come Matteo, se si fornissero sistematicamente a tutti i cittadini queste conoscenze?”. Una domanda destinata a restare a lungo, temiamo, senza risposta.

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