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Vaccino Covid AstraZeneca, il rischio trombosi e la class action

AstraZeneca vaccini

Le notizie sul vaccino anti-Covid di AstraZeneca in arrivo dalla Gran Bretagna sembrano essere l’ultimo atto di quella che potremmo definire la ‘cronaca di una morte annunciata’. Citata in giudizio in una class action, l’azienda farmaceutica ha infatti ammesso in tribunale per la prima volta che il suo vaccino – protagonista in Italia di un caso che ne ha poi decretato la fine – può causare un raro effetto collaterale, noto come sindrome da trombosi con trombocitopenia.

Non si tratta proprio di una novità. Proprio questo raro rischio è stato protagonista negli anni più caldi della pandemia di una nota informativa ad hoc dell’Agenzia italiana del farmaco (Aifa). Ma vediamo meglio cosa sta succedendo, ricordando che il prodotto non è più in uso da tempo nel nostro Paese.

La class action

Il vaccino a vettore virale contro Covid-19 ‘targato’ AstraZeneca ha avuto una storia accidentata fin dall’inizio, ovvero dalla diffusione dei primi dati di efficacia da parte dell’Università di Oxford. L’arrivo sul mercato è stato poi accompagnato da una serie di vicissitudini – anche sul fronte della farmacovigilanza – che hanno portato guardare con diffidenza questo prodotto, non solo in Italia, segnandone così il destino.

Dopo la fine della pandemia, AstraZeneca è stata citata in giudizio Oltremanica in una class action: secondo le accuse, il vaccino avrebbe provocato lesioni gravi in alcuni pazienti. Ebbene, come si legge sul ‘Telegraph’, ora il colosso anglosvedese ha ammesso in tribunale che il suo vaccino può causare rari effetti collaterali tra cui coaguli di sangue e basso numero di piastrine.

In realtà non si tratta di una notizia del tutto nuova: gli studi di farmacovigilanza condotti nel mondo dopo il via libera al prodotto hanno rilevato, e circoscritto, il rischio di rare trombosi. Ora però la causa collettiva intentata nel Regno Unito riapre la questione: i danneggiati hanno chiesto danni fino a 100 milioni di sterline per circa 50 vittime. 

E allora? Pur contestando le affermazioni dei querelanti, AstraZeneca ha ammesso per la prima volta in uno dei documenti giudiziari che il vaccino può “in casi molto rari, causare sindrome da trombosi con trombocitopenia”, ovvero bassi livelli di piastrine nel sangue. “Il meccanismo causale non è noto”, ha affermato la società nei documenti, secondo quanto riportato da ‘The Telegraph’.

Il caso in Italia

Era stata vaccinata con questo prodotto Camilla Canepa, 18 anni deceduta il 10 giugno 2021 (due settimane dopo aver ricevuto la prima dose nel corso di un open day). L’inchiesta è in corso e cinque medici risultano iscritti nel registro degli indagati.

Le note Aifa

Giova inoltre ricordare che questo vaccino in Italia fu prima consigliato in Italia agli under 55 e poi agli over 60. Un’altalena che alimentò un certo scetticismo, al di là della questione dei possibili effetti avversi. Di che parliamo? Proprio questo raro effetto collaterale è stato protagonista negli anni scorsi di una nota informativa dell’Agenzia italiana del farmaco (Aifa) sul vaccino anti-Covid AstraZeneca. E un recente maxi-studio ha messo in luce e quantificato i possibili rischi legati alle varie tipologie di prodotti anti-Covid. 

Vaxzevria”, scriveva Aifa nella nota informativa, è controindicato nei soggetti che hanno presentato sindrome trombotica trombocitopenica (Tts) in seguito alla precedente vaccinazione con Vaxzevria”. In pratica, chi ha avuto questo problema dopo la prima dose di AstraZeneca, non dovrebbe ricevere questo vaccino per il richiamo. La Tts richiede una gestione clinica specializzata. “Gli operatori sanitari devono consultare le linee guida applicabili o consultare specialisti (ad esempio, ematologi, specialisti nella coagulazione) per diagnosticare e trattare questa condizione”.

Inoltre “i soggetti con diagnosi di trombocitopenia insorta entro tre settimane dalla vaccinazione con Vaxzevria devono essere attivamente valutati per segni di trombosi. Allo stesso modo, i soggetti che presentino trombosi entro tre settimane dalla vaccinazione devono essere valutati per trombocitopenia”, chiosava l’Agenzia quando il vaccino AstraZeneca era ancora disponibile nel nostro Paese.

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