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Se l’AI misura la creatività dei giovani

AI creatività giovani

A prima vista può sembrare un paradosso. Nell’epoca in cui anche l’intelligenza artificiale entra in ogni frammento della nostra vita, e più che mai è protagonista nei processi didattici a tutti i livelli, pensare a potenziare la creatività dei giovani in ambito scolastico può apparire stridente. Ma probabilmente sarà da questo (solo apparente) contrasto che si potrà determinare lo sviluppo di una competenza fondamentale per donne e uomini di domani. Perché la capacità di creare, di inventare sul momento un percorso, di sviluppare un pensiero laterale in grado di scompaginare modelli di conoscenza più e più volte sperimentati e riprodotti potrebbe diventare un “atout” nella formazione dei giovani.

Insomma, in epoca di AI, con Chat Gpt che entra quasi da padrone nei percorsi educativi (una sorta di vicario tecnologico delle classiche enciclopedie cartacee o dei ritagli di riviste e quotidiani che servivano da base per le ricerche e gli approfondimenti), può esserci solo una problematica da risolvere. Come potenziare e soprattutto come misurare il livello di creatività dei giovani, per considerare questa tematica alla stregua di un intangibile argomento di valutazione del percorso di formazione?

Una potenziale proposta, potremmo dire un cocktail tra passato e futuro, viene dalla lettura di un interessante articolo scientifico apparso su ‘Creativity Research Journal’. E consente di proseguire in questa sorta di apparente (e solo apparente) distanza tra AI e creatività. Come? Grazie a un algoritmo che può permettere ai docenti di “misurare” la creatività attraverso test validi ed affidabili, con la rapidità di test che vengono proposti e valutati in un attimo.

Risultato: si risparmia tempo, uno dei beni più preziosi che abbiamo, e costi per i processi educativi. Il nuovo modello di apprendimento automatico è stato sviluppato dagli esperti dell’Università dell’Australia Meridionale (UniSa) coordinati da David Cropley.

E offre agli insegnanti l’accesso a test di creatività di alta qualità e adatti allo scopo, in grado di valutare le prove in una frazione del tempo e di costo. Pensate: se si applica l’algoritmo ad un test empirico di creatività (Test of Creative Thinking – Drawing Production o TCT-DP) l’analisi viene effettuata in un millisecondo. Per l’essere umano preparato, mediamente occorrerebbe un quarto d’ora. Così, grazie all’AI, anche quanto di più lontano c’è da percorsi mentali ripetitivi e prevedibili come la creatività del singolo, le sue reazioni di fronte ad un evento, i flussi di pensiero e di azione diventano valutabili al meglio.

E allora? Allora andiamo a vedere cosa propone la ricerca, partendo da un punto chiave: occorre potenziare la creatività, fin quasi a farla divenire materia di studio. “È un’abilità che non può essere automatizzata – ricorda in una nota dell’ateneo australiano lo stesso Cropley – ma poiché mancano strumenti convenienti ed efficienti per misurare la creatività nelle scuole, gli studenti non vengono testati o vengono valutati soggettivamente, il che è incoerente e inaffidabile”.

Ben venga l’algoritmo intelligente che offre il responso sulla creatività dei giovani, e non solo. Dallo studio, sempre condotto considerando il test TCT-DP, emerge infatti che con l’AI si risparmia tempo e denaro, fino a far divenire sostenibili queste valutazioni su larga scala. Come emerge dall’indagine e come rivela Cropely, “un test con punteggio manuale per una scuola con 1.000 studenti costerebbe circa 25.000 dollari e richiederebbe circa 10 settimane per ricevere i risultati; con l’algoritmo di UniSA, lo stesso test potrebbe essere condotto per circa 1.000 dollari con risultati consegnati in 1-2 giorni”.

I vantaggi che l’applicazione su larga scala di strumenti come questo potrebbe comportare sono immensi. Si superano i risultati dei tradizionali test di intelligenza (si va oltre il solo QI) e soprattutto si favorisce il riconoscimento degli studenti con competenze che non si manifestano negli approcci tradizionali ai test a scuola. Ma, soprattutto, si preservano i bimbi che meno spiccano in chiave di pura valutazione intellettiva dalla dura legge della trasformazione digitale, consentendo di sviluppare un’abilità che rimarrà nel tempo, perché non viene toccata dall’automazione dei processi. E che bello, allora, essere creativi.

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