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Il segreto della felicità, l’indagine sullo stato di salute degli europei

Prendersi cura di sé sembra una delle ‘chiavi’ della felicità. A dircelo sono i risultati dello STADA Health Report 2024, un’indagine giunta alla sua decima edizione e realizzata su un campione di 2.000 persone rappresentativo di 46.000 intervistati in 23 Paesi europei. Una ‘fotografia’ articolata e sotto certi aspetti sorprendente, presentata a fine giugno a Roma alla stampa internazionale.

I risultati

Se il 67% degli europei si definisce abbastanza o molto felice, scopriamo che questo dato fra i giovani tra 18 e 34 anni arriva al 72%. Ebbene, sembra esserci un interessante legame tra il prendersi cura di sé, la solitudine e la felicità. Un legame niente affatto scontato. Chi si impegna di più in attività mirate al proprio benessere (dall’alimentazione sana, all’attività fisica regolare) è più felice (76%) rispetto a quanti fanno poco o nulla da questo punto di vista (45%). Ma attenzione: i giovani europei, che risultano i più felici, sono anche i più inclini a sentirsi soli. Gli autori del report parlano di una vera e propria ‘epidemia di solitudine’ dilagante nel Vecchio Continente, con il 52% degli abitanti che confessa di sentirsi solo (spesso o a volte), un dato che arriva al 63% nel gruppo tra i 18 e i 34 anni. Stregati da telefonino e chat, impegnati ad aggiornare il proprio profilo, i giovani sembrano aver perso le skill per ‘socializzare’ nella realtà. Ma l’overdose di tempo trascorso online rappresenta solo una parte del problema: le giovani generazioni infatti citano il lavoro come il principale fattore di solitudine e, di conseguenza, chiedono un migliore equilibrio tra impegni professionali e vita privata.

Il giudizio sulla sanità

Quanto alle cure, per gli europei i sistemi sanitari richiedono una seria ‘messa a punto’. A conti fatti, la soddisfazione dei cittadini per la sanità è ai minimi storici (56%), 18 punti percentuali in meno rispetto al 2020. Gli ungheresi, che partecipano per la prima volta, sono i più insoddisfatti (72%), mentre in Italia la soddisfazione è al 48%, lontana dal record dei belgi (85%).
I cittadini europei puntano il dito contro liste d’attesa, qualità delle cure e carenza di operatori. E guardano con una certa diffidenza all’intelligenza artificiale. Quanto agli interventi per  migliorare le cose, le idee appaiono piuttosto chiare: per quasi un europeo su due i responsabili delle politiche sanitarie dovrebbero avere un background correlato alla salute, mentre il 47% degli intervistati punta su un aumento dei salari degli operatori, per rendere queste professioni più attrattive. Insomma, competenza a livello decisionale e incentivi per chi si occupa dell’erogazione delle cure. “La questione liste d’attesa non è solo una priorità italiana, e questo è un risultato in parte sorprendente”, commenta Salvatore Butti, General manager & Managing director di EG STADA Group, che nel nostro Paese ha 250 tra dipendenti e collaboratori. L’accesso complicato alle visite mediche, lo standard dei servizi, la carenza di personale e una generale sfiducia nei confronti dei responsabili politici della sanità risultano fra le cause di insoddisfazione nei confronti dei sistemi sanitari di buona parte del Vecchio Continente. “Forse – commenta Butti – occorre una visione più a lungo termine per affrontare queste criticità, che emergono a livello europeo”.

Chi fa da sé…

In questo quadro c’è da notare che quasi 7 europei su 10 (69%) si affidano con fiducia alla medicina convenzionale, con un aumento di 7 punti percentuali rispetto al 2022. Ma, soprattutto, che l’atteggiamento dei cittadini di fronte alla salute è cambiato: l’89% fa almeno una cosa per migliorare il proprio benessere generale. E il 93% degli italiani afferma di prendersi cura di sé, poco meno rispetto ad austriaci e spagnoli, ma in linea con i francesi e in cima alla classifica.

Quanto alle scelte salutari, il report ci dice che in Finlandia (66%), Spagna (62%) e Italia (60%), le persone sono più attive fisicamente rispetto alla media (50%). Un terzo degli intervistati si sottopone a controlli sanitari preventivi (33%) o assume integratori alimentari (32%). Non solo: il 31% considera anche il tempo trascorso con i propri cari un investimento per il proprio benessere generale. Ecco allora che, ancora una volta, per stare davvero bene è importante non sentirsi soli.

Box

L’analisi, tra salute e social media

Parla Peter Goldschmidt, Ceo di STADA

 “L’Italia per noi è un mercato molto importante. Sono sincero: vogliamo ampliare la nostra attività nel vostro Paese”. Parola di Peter Goldschmidt, Ceo di STADA, che analizza i dati dello STADA Health Report 2024.

Quali sono, a suo parere, gli elementi più interessanti?

La cosa più scioccante è il dato sulla soddisfazione nei confronti del sistema sanitario in Europa, che sta diminuendo. Sfortunatamente, si tratta di una tendenza che si conferma ormai da 3 o 4 anni. Allo stesso tempo, però, gli europei sono diventati più attenti alla prevenzione, a fare qualcosa in prima persona per tutelare la propria salute.

Il report dà informazioni interessanti anche sui giovani europei, che appaiono più felici, ma molto soli…

Sì. Dobbiamo tener conto che da un lato hanno tutta la vita davanti, con nuovi lavori, la prospettiva di un futuro luminoso. Ma allo stesso tempo molte persone oggi vivono sole; assistiamo a un’erosione della vita sociale. La solitudine si fa sentire anche perché il lavoro sta cambiando (pensiamo allo smartworking, ndr).

Potremmo parlare del lato oscuro dei social media. Come può rispondere la vostra azienda a queste sfide?

Per noi è importante avere il quadro completo. In queste indagini non chiediamo solo informazioni su farmaci o terapie: abbiamo un approccio olistico. L’obiettivo è imparare, vedere di cosa hanno veramente bisogno le persone e adattarci. Possiamo fare buona informazione e sensibilizzazione, ma anche parlare con i media, con i decisori politici, le organizzazioni e le associazioni, per garantire che ci sia consapevolezza su questi temi e favorire il cambiamento.

 

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