Tutti a scuola, con parecchie novità: dall’AI ai cellulari (vietati) in classe, passando per l’educazione civica, la digitalizzazione e la personalizzazione della didattica. Ma andiamo per ordine: dopo il debutto a Bolzano, questa settimana tornano fra i banchi 7 milioni di alunni italiani, a partire dalla Provincia autonoma di Trento, seguita da Friuli Venezia Giulia, Marche, Piemonte, Umbria, Valle d’Aosta e Veneto.
Il 12 settembre sarà la volta di Campania, Lombardia, Molise, Sicilia e Sardegna, e quindi Abruzzo, Basilicata, Calabria, Emilia-Romagna, Lazio, Liguria, Puglia e Toscana. Anche se, considerati i ponti, numerosi istituti hanno adottato un proprio calendario, come già sanno bene studenti e genitori.
Ma come sta cambiando la scuola italiana? “Ebbene, le novità maggiori riguardano il rafforzamento delle competenze dei ragazzi in ambito Stem e sul multilinguismo, in un’ottica di internazionalizzazione della scuola italiana e di superamento della disparità di genere”, spiega a Fortune Italia Cristiana Ciarli, dirigente dell’Istituto comprensivo di Anghiari e Monterchi (Arezzo) e autrice di ‘Oltre la memoria. La Shoah spiegata ai giovani, oggi’, che invita genitori e insegnanti a cominciare questo nuovo anno all’insegna “di una parola desueta, ma potente: responsabilità“.
L’AI e la personalizzazione della didattica
Come ha voluto sottolineare il ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, quella italiana sarà una scuola più tech, ma anche attenta alle fragilità dei giovanissimi. “Siamo uno dei primi Paesi ad avere avviato quest’anno scolastico una sperimentazione nell’utilizzo dell’intelligenza artificiale per la personalizzazione della didattica” ha detto nelle scorse ore il ministro. Così in Calabria, Lazio, Toscana e Lombardia si testerà “l’efficacia degli assistenti AI nel migliorare le performance degli studenti”, e nel ridurre “il carico di lavoro amministrativo per i docenti, permettendo loro quindi di concentrarsi maggiormente sull’insegnamento e sul rapporto anche personale con i singoli studenti”, oltre a “una maggiore inclusione per quei bisogni educativi speciali”.
Tante le novità per la scuola italiana: “La riforma in via sperimentale dei tecnici professionali del 4+2, per offrire una formazione più moderna e mettere sempre più in collegamento la scuola con le esigenze del mondo del lavoro. Entra a pieno regime il docente tutor e il docente orientatore – ha scritto il ministro nel messaggio postato sui social in occasione dell’inizio del nuovo anno scolastico – che ha già iniziato a operare nella seconda parte dello scorso anno scolastico. Partirà a settembre anche un grande piano di orientamento che coinvolgerà le famiglie in tutte le scuole per poter fare scelte adeguate”.
Tra le novità 2024/25 anche le nuove linee guida per l’insegnamento dell’educazione civica, che come “stella polare” avrà la Costituzione. Come pure il divieto dell’uso dei cellulari in classe fino alla terza media e il ritorno del ‘caro diario‘.
Scuola: stop al telefonino, torna il diario. Le novità da settembre
Formazione Stem e internazionalizzazione
Dal punto di vista della didattica, “le novità sono legate all’attuazione dei decreti ministeriali 65 e 66 che, attraverso i fondi Pnrr, finanziano la formazione sia dei ragazzi che dei docenti per un potenziamento delle competenze. In particolare – ricorda Cristiana Ciarli – il decreto 65 è relativo alle competenze in ambito Stem e multilinguismo, in un’ottica di internazionalizzazione della scuola italiana e di superamento della disparità di genere. Alcuni studi hanno infatti dimostrato che le ragazze il più delle volte non intraprendono carriere nell’ambito Stem, a volte per un problema culturale, altre per un divario nelle competenze acquisite da maschi e femmine in questo campo, già dalla scuola primaria”.
Il decreto 66 “è invece incentrato sulla formazione di tutto il personale scolastico in tema di transizione digitale: la digitalizzazione avviata anni fa ora richiede una formazione specifica. La scuola deve saper rispondere alle esigenze di ragazzi e famiglie. Dunque, tutti gli istituti hanno avviato alla fine dell’anno scorso un percorso che quest’anno verrà ripreso e approfondito”.
Gestire la tecnologia
Quello dell’innovazione tech è un tema caldo. “A mio avviso le sfide di quest’epoca per la scuola sono legate alla tecnologia, che non va demonizzata ma gestita. Soprattutto, dobbiamo insegnare ai nostri ragazzi a farlo. La pandemia – riflette Ciarli – ha isolato i ragazzi nel chiuso delle proprie camerette, così l’unico appiglio che avevano era l’immersione in social, siti, serie, gaming etc. Questo li ha isolati e purtroppo l’isolamento non fa crescere. I nostri ragazzi hanno vissuto la pandemia in anni importantissimi e risentono di questo isolamento che li ha ripiegati su se stessi. Ora sappiamo che, se un ragazzo passa molte ore da solo a contatto con la tecnologia e gli schermi, non soltanto non cresce, ma rischia di diventare un soggetto egoriferito e narcisista, che rifugge il contatto con gli altri e il contrasto”. E non sa gestire frustrazioni e piccoli fallimenti.
Come in una bolla
La dirigente ha le idee chiare: “Dal mio punto di vista oggi le famiglie tendono a proteggere i maniera esasperata e esasperante i figli, che vivono in una sorta di bolla di controllo, in cui sono apparentamente liberi, ma la loro libertà non è mai associata alla responsabilità. Bisogna tornare invece a responsabilizzare i nostri figli: la scuola deve essere una loro responsabilità e un brutto voto o una bocciatura non devono diventare un dramma” da disinnescare come fosse “una tragedia” da parte dei genitori. “A mio avviso, la responsabilità è preziosa: diventa una motivazione in grado di dar forza ai nostri studenti”.
Uscire dall’isolamento
Allora occorre intervenire, “aiutando i ragazzi a uscire dall’isolamento. Come? Spiengendoli a riscoprire il confronto con gli altri, penso ai gruppi sportivi, alle associazioni. Da dirigente devo dire che spesso – racconta Ciarli – quando siamo impegnati a formare le classi prime, incontro tantissimi genitori che mi chiedono di fare in modo che il proprio figlio resti con la stessa cerchia ristretta di amici, formatasi magari alla scuola materna. Una richiesta apparentemente innocua, che però è drammatica: significa non aiutare i nostri figli a uscire da un ambiente noto, ‘sicuro’ ma magari asfittico, per imparare a costruire nuovi legami, in un’età in cui i nostri ragazzi non solo possono, ma devono farlo”.
Al bando la comodità
Voler proteggere da delusioni e inciampi i nostri figli è umano, ma sbagliato. “Tutto ciò che è comodo, dovremmo dire ai nostri ragazzi, è stupido – sottolinea Ciarli, citando Paolo Crepet – La comodità non deve far parte della vita di un ragazzo di 10-15-20 anni, che invece deve imparare a cadere e rialzarsi. Ad accettare anche il no, o un brutto voto. C’è una debolezza, una fragilità, un nichilismo che sapaventa, ma siamo stati noi adulti a spingere i nostri figli in questo stato – conclude l’insegnante – È tempo di tornare a dare fiducia ai nostri ragazzi, grazie alle responsabilità: così implicitamente diciamo loro che possono farcela, che abbiamo fiducia in loro”. E che, soprattutto, non sono soli. Una bella sfida, non solo per la scuola.

