Anoressia: la scienziata che sperimenta l’approccio psichedelico

funghi allucinogeni

Servono approcci innovativi per ‘spegnere’ l’anoressia nervosa. Ne è convinta Stephanie Knatz Peck, associata di psichiatria presso l’Università della California a San Diego che sta conducendo un lavoro pionieristico per il trattamento dei disturbi alimentari con un approccio che potremmo definire psichedelico. In un’intervista, pubblicata su ‘Psychedelics’, la specialista racconta il suo percorso, dalla lotta con un disturbo alimentare alla sua evoluzione in un’innovatrice nel settore.

Stephanie Knatz Peck, PhD, University of California, San Diego, USA/ Credit: Stephanie Knatz Peck, PhD

“La mia speranza – spiega la specialista – è quella di sostenere la causa per trovare trattamenti migliori per coloro che soffrono di condizioni resistenti ai trattamenti, in particolare i disturbi alimentari”. Questo obiettivo l’ha portata a esplorare il potenziale delle terapie assistite da sostanze psichedeliche.

Knatz Peck è coautrice del primo studio clinico che ha valutato il trattamento con psilocibina – una triptammina psichedelica presente in alcuni funghi allucinogeni- per l’anoressia nervosa. Uno studio pionieristico dai risultati promettenti, che apre nuove strade per il trattamento di una condizione notoriamente ostica. Ma in che modo l’integrazione di sostanze psichedeliche potrebbe fare la differenza?

Lo studio su Nature Medicine

Stephanie Knatz Peck e il suo team hanno studiato la sicurezza e la tollerabilità di una singola dose da 25 mg di psilocibina, descrivendo i risultati ottenuti su ‘Nature Medicine’. Il composto, una forma sintetica di psilocibina sviluppata da Compass Pathways, è stato somministrato insieme al supporto psicologico a 10 donne tra 18 e 40 anni con anoressia. Non sono stati segnalati eventi avversi gravi dalle partecipanti e gli effetti del trattamento con psilocibina sono stati ben tollerati.

Il 90% considerava la terapia con psilocibina positiva. Inoltre, sebbene lo studio non fosse uno mirato a dimostrare l’efficacia di questo approccio, il 40% delle pazienti ha registrato cali significativi nel comportamento legato ai disturbi alimentari. Insomma, c’è ancora lavoro da fare mentre la ricerca va avanti, ma il lavoro di Knatz Peck promette di avere un impatto importante per le persone che fanno i conti con i disturbi alimentari.

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