Tumore: la scelta della Ceo di Accenture e la forza dei leader

tumore Accenture Julie Sweet

Comunicare una diagnosi di tumore sul lavoro non è semplice. Ma cosa succede quanto a fare i conti con il cancro è un top manager? La Ceo di Accenture Julie Sweet ha puntato tutto sulla trasparenza, annunciando il ritorno del tumore al seno in una nota inviata al personale, come si legge su Fortune.com. La manager ha anche spiegato che “la prognosi del mio medico è eccellente; il cancro è stato scoperto in tempo e le mie condizioni sono curabili”.

Una visione piena di forza e ottimismo, dunque, anche se niente fa sentire più vulnerabili di una diagnosi che cambia la vita. Ma se la privacy è importante, come Ceo di una grande azienda Sweet ha rivelato la sua diagnosi anche in un report agli azionisti, dal momento che questa è considerata un’informazione di interesse per gli investitori.

La scelta di Kate, Carlo e Bianca

Certo, dopo Kate Middleton e Re Carlo III l’approccio alla malattia oncologica è cambiato molto rispetto ai tempi dello scomparso Ceo di Apple Steve Jobs (che nascose a lungo la sua diagnosi di cancro al pancreas). Oggi, poi, noi italiani abbiamo ancora negli occhi lo splendore di Bianca Balti a Sanremo: “Quando ho deciso di partecipare al Festival ho spiegato: non vengo a fare la malata di cancro, sono una professionista. Sono venuta in qualità di top model a indossare i miei vestiti”, ha detto alla stampa.

Bianca Balti
Bianca Balti sulla scalinata del teatri Ariston per il 75mo Festival di Sanremo. ANSA/FABIO FRUSTACI

Un’esperienza che “ci ricorda che la vita, anche di fronte alle difficoltà, merita di essere celebrata. Scegliendo di partecipare a Sanremo come top model, e non come paziente oncologica, Bianca Balti dimostra resilienza e positività. La sua decisione di concentrarsi sulla gioia, invece che sul dolore, è una testimonianza della sua forza e un faro di speranza per molti”, ha detto all’Adnkronos Salute Elisabetta Iannelli, segretario generale della Federazione italiana delle associazioni di volontariato in oncologia (Favo).

Carlo III e il tumore, la trasparenza fa bene alla salute

L’esempio dei leader e la trasparenza sul tumore

Proprio a Iannelli, che si è molto battuta in passato per il diritto all’oblio oncologico, abbiamo chiesto una riflessione sulla scelta della Ceo di Accenture. “Apprezzo la sua scelta di trasparenza nel comunicare questa notizia ai dipendenti. La sua azione – dice Iannelli a Fortune Italia – rappresenta un esempio potente di come i leader possano affrontare le proprie sfide personali con dignità e forza, senza rinunciare ai propri ruoli professionali”.

Sweet ha gestito il tumore in modo diverso fin dalla prima diagnosi, 11 anni fa. La malattia, ha raccontato, l’ha portata a riflettere sul suo scopo e sulla sua motivazione come leader. Mostrarsi vulnerabili può essere fonte di ispirazione. È stato così anche per Arthur Sadoun, Ceo di Publicis Groupe. Al manager è stato diagnosticato un timore correlato all’HPV, e lui due anni fa a Davos ha lanciato una coalizione intersettoriale chiamata “Working with Cancer”. Obiettivo: convincere le aziende a creare un ambiente più aperto e di supporto per le persone affette da cancro e per chi se ne prende cura.

C’è anche, ed è importante, il tema della prevenzione. Lo ha dimostrato bene, ancora una volta, Kate Middleton: in Gran Bretagna l’adesione agli screening è aumentata dopo il racconto della malattia della principessa. Anche il messaggio di manager come Sweet e Sadoun può contribuire a far crescere la propensione dei dipendenti ai controlli.

Un ambiente di lavoro più aperto

“Quando una diagnosi di una malattia grave arriva a un top manager con responsabilità importanti, gestire la situazione richiede una combinazione di fattori: trasparenza, pianificazione e supporto. Julie Sweet – sottolinea Iannelli – ha dimostrato un approccio esemplare: ha comunicato apertamente la sua diagnosi, creando un clima di fiducia e comprensione all’interno dell’azienda. Ha scelto di avere un dialogo aperto con il proprio team, condividendo le informazioni necessarie senza creare allarmismo. La sua decisione di continuare a guidare l’azienda, riducendo solo i viaggi, dimostra un impegno ammirevole verso i propri obiettivi e la propria squadra”.

“Tuttavia – aggiunge Iannelli, anche vicepresidente Aimac (Associazione italiana malati di cancro) – è essenziale che un leader in situazioni come questa pianifichi attentamente la delega delle proprie responsabilità, garantendo che l’azienda continui a funzionare senza intoppi. Collaborare con un team di fiducia e designare un sostituto temporaneo per le mansioni critiche può aiutare a gestire la transizione e consente di conciliare i tempi di cura con i tempi e le responsabilità di lavoro. Inoltre ritengo fondamentale il supporto reciproco e la solidarietà all’interno delle aziende, creando ambienti di lavoro più aperti e comprensivi per chi affronta malattie gravi come il cancro. Per questo da anni con Aimac portiamo avanti azioni progettuali per sensibilizzare le aziende e formare i manager al fine di rendere l’inclusione lavorativa dei malati oncologici una realtà. Proprio questo è il cuore del progetto ‘PRO JOB – Lavorare durante e dopo il cancro: una risorsa per l’impresa e per i lavoratori'” (consultabile su www.aimac.it).

Insomma, “l’esempio di Julie Sweet e di tanti lavoratori malati di tumore ci ricorda che, anche di fronte alle avversità, è possibile trovare la forza per continuare a perseguire i propri obiettivi e ispirare gli altri a non arrendersi”, conclude Elisabetta Iannelli.

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