Dopo la morte della 22enne Agata Margaret Spada, che dalla Sicilia aveva scelto su TikTok un ambulatorio a Roma per sottoporsi a una procedura di rinoplastica, la tragedia di Simonetta Kalfus, 62 anni, dovuta a una sepsi seguita a un intervento di liposuzione in una clinica privata della Capitale riaccende i riflettori sulla sicurezza della chirurgia plastica.
Premettendo che nessun intervento è banale, come invece si è sentito dire in questi giorni, forse è utile capire meglio che cos’è la sepsi che in poche settimane ha ucciso la paziente.
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Che cos’è la sepsi
Si tratta di una complicazione di un’infezione le cui conseguenze possono essere molto gravi e potenzialmente mortali. La sepsi è una risposta infiammatoria eccessiva dell’organismo a una infezione, da batteri, virus e funghi, che danneggia tessuti e organi compromettendone il funzionamento. Senza una cura immediata può provocare la morte.
Il primo passo verso lo sviluppo della sepsi è il passaggio nel sangue dei microrganismi che hanno causato l’infezione localizzata. Quando ciò avviene, l’infezione si diffonde ed è detta generalizzata o sistemica.
Il secondo passo, ricorda l’Istituto superiore di sanità, è la comparsa di un’esagerata risposta infiammatoria estesa a tutto l’organismo. La sepsi può colpire chiunque abbia contratto un’infezione, tuttavia è più frequente in neonati, bambini, anziani e persone con malattie persistenti nel tempo (croniche) o altre condizioni mediche che indeboliscono il sistema immunitario.
Una legge per la sicurezza
Nessun intervento è banale. E, proprio per questo, sarebbe opportuno limitare agli specialisti in Chirurgia Plastica Ricostruttiva ed Estetica l’esecuzione degli interventi di chirurgia estetica. E questo a tutela dei pazienti. A chiederlo è Maurizio Ressa, presidente della Società Italiana di Chirurgia Plastica Ricostruttiva-rigenerativa ed Estetica (Sicpre).
Gli specialisti si appellano alle istituzioni, che “devono fare la loro parte per tutelare la vita e la salute dei pazienti”. Il fatto è che ancora oggi spesso si affrontano questi interventi “senza soppesare tutti i rischi, indirizzati dal passaparola o dalla comunicazione sui social e attirati da prezzi irragionevolmente bassi. Serve una legge che limiti ai soli specialisti in Chirurgia plastica ricostruttiva ed estetica l’esecuzione degli interventi di chirurgia estetica”.
Insomma, se l’attenzione per la bellezza è esplosa e il settore fa gola, la richiesta della Sicpre è che “solo i medici che dopo la laurea si sono formati per altri 5 anni presso le Scuole di Specializzazione in Chirurgia Plastica Ricostruttiva ed Estetica possano eseguire gli interventi di chirurgia estetica. Vuol dire dare ai pazienti la garanzia di essere nelle mani migliori, più preparate”.


