Cani e Alzheimer: dai sintomi alle razze più a rischio

cani alzheimer

Gli amanti degli animali forse lo sanno già, ma anche i cani possono soffrire di una malattia simile all’Alzheimer che colpisce gli esseri umani. Di che si tratta, come riconoscere il problema e quali razze sono più a rischio? Fortune Italia lo ha chiesto a Domenico Praticò, direttore e fondatore dell’Alzheimer’s Center e professore di Scienze Neurali presso la Lewis Katz School of Medicine della Temple University di Filadelfia (Usa).

Un problema che rischia di essere piuttosto diffuso, considerando che – secondo la XVII edizione del Rapporto Assalco–Zoomark – i cani in Italia sono 8,8 milioni.

Professore, ma davvero anche i cani possono soffrire di Alzheimer?

È difficile paragonare un malattia che colpisce gli esseri umani con un’equivalente che colpisce un animale, ma possiamo certamente dire che esiste una sindrome chiamata “disfunzione cognitiva canina”, a volte anche “demenza canina”, che può insorgere con l’avanzare dell’età del nostro fedele compagno. Quindi, essendo la malattia di Alzheimer la forma piu frequente di demenza, allora possiamo dire che anche i cani possono soffrire di una sindrome molto simile all’Alzheimer. 

Quali sono i sintomi da tenere d’occhio nell’animale?

Purtroppo nella fase iniziale è facile trascurare il declino cognitivo dei cani, perché non ci sono segnali verbali evidenti nel linguaggio o nella memoria come in un essere umano.

I sintomi tipicamente cominciano dopo i nove o dieci anni. Spesso all’inizio quello che è più evidente sono cambiamenti del comportamento. Per esempio, dimenticano dove si trovano o rimangono “intrappolati” in posti banali, come dietro un divano, e non riuscono a trovare la via d’uscita. In altri casi il nostro cane potrebbe anche non trovare più la porta giusta per uscire in giardino. Si potrebbero notare anche dei cambiamenti nei ritmi del sonno, come il risveglio durante la notte o l’irritazione e l’ansia al calare della sera, sintomi simili a quelli che si verificano al tramonto negli esseri umani con Alzheimer (anche detto fenomeno del sundowning).

Come si esegue la diagnosi?

La diagnosi si basa principalmente sull’esame fisico generale e su quello neurologico. A  volte vanno fatte delle analisi ematologiche, questo soprattutto per escludere la presenza di malattie metaboliche che potrebbero giustificare il quadro clinico. Infine il veterinario farà completare al padrone del cane un questionario che ha il goal di descrivere in dettaglio i comportamenti dell’animale nelle ultime settimane o mesi. 

Esistono razze più a rischio?

Se da un lato qualsiasi cane con l’avanzare dell’età può sviluppare la disfunzione cognitiva (demenza canina), alcuni studi hanno indicato che i cani di piccola taglia come Chihuahua, Volpino di Pomerania, Barboncino nano e i terrier di taglia media e piccola sono forse piu suscettibili alla demenza con l’avanzare dell’età. 

Abbiamo terapie che possono aiutare i nostri animali?

Sebbene non ci sia una cura e la malattia, lentamente ma inesorabilmente, progredisca, ci sono alcune cose che possiano fare per aiutare il nostro amico fedele con l’obiettivo di rallentare o almeno controllare i sintomi. Alcuni studi hanno dimostrato che somministrare dei supplementi dietetici come la s-adenosylmethionina o la vitamina E – due molecole ad attività antiossidante – possono alleviare alcuni sintomi della disfunione cognitiva.

Ma sicuramente fornire al nostro compagno a quattro zampe un ambiente che sia stimolante per le attività cerebrali è molto importante. In altre parole, cercate sempre di coinvolgere l’animale in giochi e compiti che richiedono una certa attenzione e soprattutto di fargli fare un’attivita fisica regolare.   

Quali suggerimenti dare ai proprietari?

  1. Una delle regole più importanti è fare attenzione ai cambiamenti di comportamento del nostro cane. L’animale potrebbe diventare all’improvviso “strano” (più appiccicoso o più distaccato) e le differenze acuirsi con il passare del tempo.
  2. Mantenere il cane attivo, sia fisicamente che mentamente. Non basta la passeggiata quotidiana, ma asono utili anche vari “giocattoli” che si possono trovare in un negozio specializzato. Durante il gioco provate sempre a insegnare qualcosa di nuovo, che stimoli non solo l’istinto dei cani ma anche la curiosità.  
  3. Mantenere una dieta salutare e bilanciata. Controllare il peso corporeo e cercare di mantenerlo nei limiti medi previsti per razza, età e sesso. 
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