Soffri di sindrome “snooze”? Sei tra quelli che impostano la sveglia un po’ prima, poi schiacciano il pulsante che permette di riposare ancora dieci minuti o poco più, convinto di aver bisogno di un pizzico di riposo extra? Fai attenzione. A leggere una ricerca condotta dagli esperti coordinati da Rebecca Robbins, della Divisione di Medicina del Sonno e dei Disturbi Circadiani del Brigham and Women’s Hospital, non è una buona idea.
Lo studio è stato pubblicato su Scientific Reports e lancia un avvertimento da non sottovalutare. Anche se tante persone utilizzano la possibilità di sospendere l’attivazione di una sveglia per un periodo di tempo, per poi far ripartire il suono che ci fa alzare, sarebbe meglio evitare. Il tutto, va detto, anche se davvero rinunciare ad una ventina di minuti in più tra le braccia di Morfeo (questo il tempo standard del ritardo osservato) appare difficile.
La ricerca sul sonno e le abitudini con la sveglia
Gli studiosi, utilizzando i dati dell’app di analisi del sonno Sleep Cycle, hanno analizzato i dati relativi al sonno di oltre 21.000 persone in tutto il mondo ed hanno rilevato che il pulsante che ritarda il risveglio definitivo è stato premuto in quasi il 56% dei casi, considerando circa tre milioni di notti esaminate.
Diciamolo, però. Chi al mattino fa fatica a svegliarsi e trae giovamento anche da soli pochi minuti di riposo in più, in genere apprezza moltissimo la funzione snooze. Magari anche solo per impigrirsi ancora un attimo a letto, in un piacevole dormiveglia.
Lo conferma in una nota la stessa Robbins: “Molti di noi attivano la funzione snooze della sveglia al mattino nella speranza di dormire un po’ di più, ma questo fenomeno, ampiamente praticato, ha ricevuto poca attenzione nella ricerca sul sonno. In un campione globale, abbiamo scoperto che più della metà delle sessioni di sonno si conclude con una snooze della sveglia e che gli utenti trascorrono in media 11 minuti tra una ripetizione e l’altra ogni mattina prima di svegliarsi”.
Dall’indagine emergono comunque altri dati importanti, relativi soprattutto alle abitudini. Il ricorso alla funzione snooze è ovviamente maggiore nella settimana lavorativa mentre tende a diradarsi nel weekend, quando si può dormire più a lungo. E in genere è risultato meno richiesto da chi dorme poco, con un calo netto tra quanti riposano per cinque ore o meno. Il motivo? Il lavoro e gli impegni chiamano, e pensare a ritardare anche di poco il risveglio appare più difficile.
Meglio evitare la doppia sveglia
Ciò che conta, in conclusione, è comunque capire che per il sonno può non essere un bene procedere con la “doppia” sveglia. Capita infatti che la funzione snooze, per caratteristiche dei ritmi del sonno, vada ad influire sulle fasi in cui sarebbe invece più importante riposare.
“Purtroppo, la funzione snooze interrompe alcune delle fasi più importanti del sonno – è il commento dell’esperta – Le ore appena prima del risveglio abbondano di fasi di sonno REM. Premere la sveglia snooze interrompe queste fasi critiche del sonno e in genere offre solo un sonno leggero tra un’attivazione e l’altra. L’approccio migliore per ottimizzare il sonno e le prestazioni il giorno dopo è impostare la sveglia il più tardi possibile, quindi impegnarsi ad alzarsi dal letto al primo suono della sveglia”. Buon riposo, insomma.

