Dalla sostenibilità ambientale all’intelligenza artificiale, passando per il diritto alla riparazione e la seconda vita delle tecnologie mediche: la 25esima edizione del Convegno AIIC (Associazione italiana ingegneri clinici), ospitata a Napoli dalla Mostra d’Oltremare, è stata densa di contenuti. Oltre 2.500 i partecipanti, tra esperti, accademici, aziende, istituzioni e operatori sanitari. Un evento che si conferma punto di riferimento nazionale per l’ingegneria clinica.
“Anche quest’anno il nostro appuntamento ha lasciato il segno”, ha dichiarato il presidente del Convegno Lorenzo Leogrande, affiancato da Umberto Nocco, presidente AIIC, che ha ribadito il ruolo centrale di sostenibilità e intelligenza artificiale, “le due direttrici strategiche su cui vogliamo prenderci responsabilità concrete, dialogando con tutti gli stakeholder e ampliando le nostre competenze”.
Al centro dei lavori, moderati da un comitato tecnico-scientifico articolato e competente, un titolo impegnativo – Tecnologie, sostenibilità, ambiente – che ha ispirato confronti ad alto livello tra nomi autorevoli come Walter Ricciardi, Nino Cartabellotta, Carla Collicelli, Fabio Faltoni, David Yadin e molti altri.
Sanità sostenibile, il futuro è adesso: il Convegno degli Ingegneri clinici
Second hand: opportunità e sfide
Particolare attenzione è stata dedicata al tema della second hand technology, ovvero la possibilità di riutilizzare dispositivi medici dismessi o obsoleti. “Vogliamo che il riuso non sia una scelta di ripiego, ma una strategia virtuosa”, ha spiegato Carmelo Minniti, membro del Consiglio direttivo di AIIC.
Un approccio condiviso da Federico Lega, ordinario di Economia politica e management sanitario dell’Università di Milano, che ha auspicato la nascita di una Agenzia nazionale per la gestione del riutilizzo tecnologico, e dal past president di AIIC Pietro Derrico, che ha sottolineato l’importanza di norme chiare e responsabilità condivise: “Bisogna prendersi la responsabilità di garantire al paziente la sicurezza intrinseca del nuovo prodotto, solo così si possono perseguire gli obiettivi di sostenibilità ambientale e dei costi sociali”.

Right to Repair: un diritto (anche) sanitario
Connesso al tema del riuso è il movimento europeo per il Right to Repair, su cui si è espresso il vicepresidente ddi AIIC Alberto Lanzani: “Difendere il diritto alla riparazione significa consentire agli ospedali di gestire liberamente il ciclo di vita dei dispositivi, senza vincoli da parte dei produttori”. Una questione etica, ma anche economica e ambientale. Un messaggio forte, se si considera che l’Italia ha superato già a maggio l’Overshoot Day. “Consumiamo più risorse di quante il pianeta sia in grado di rigenerare. Come ingegneri clinici – ha aggiunto Lanzani – possiamo fare la nostra parte, con una gestione più consapevole”.
Interoperabilità, fase due
La piena interoperabilità tra dispositivi medici e sistemi informativi sanitari è una questione sempre più urgente, “un ritardo che va colmato, anche da parte dell’industria, che deve integrare standard moderni come HL7-FHIR per dialogare col fascicolo sanitario elettronico”, spiega il vicepresidente di AIIC Gianluca Giaconia. Il messaggio che arriva da Napoli è chiaro: bisogna entrare nella fase due dell’interoperabilità, per non perdere le occasioni offerte dallo sviluppo della sanità digitale.

Progetti concreti e visioni future
Non solo teoria, ma anche best practice. Al Convegno sono stati presentati progetti concreti di sanità digitale e sostenibile: dal Telestroke della ASL Salerno per la neurologia nelle aree periferiche, al MetaCare della ASL 3 Nuoro per l’assistenza territoriale via metaverso, fino al TED (The Intelligent Doctor at your Home) dell’Università di Salerno, che usa assistenti vocali per la cura domiciliare. Spazio anche all’innovazione tecnologica con le stampanti 3D dell’IRCCS Humanitas, già utilizzate in artroscopia, oncologia e oculistica.
Il ruolo dell’industria
Protagonista trasversale del convegno è stato anche il mondo produttivo, rappresentato da Fabio Faltoni, neopresidente di Confindustria Dispositivi Medici: “Se vogliamo una sanità digitale competitiva dobbiamo creare un ecosistema che accompagni l’innovazione, non che la rincorra a fatica. Il nostro settore – ha concluso Faltoni – ha implicazioni etiche, cliniche, sociali troppo rilevanti per rinunciare alle regole. Ma servono praticità, velocità, realismo su alcuni aspetti regolatori, soprattutto a livello europeo: ci ingabbiamo da soli, nel momento in cui dovremmo correre”.


