Non è solo un aiuto per fare i compiti (a casa o in classe). Ormai lo smartphone per molti giovanissimi è diventato quasi una protesi, che però rischia di impattare in senso negativo sull’apprendimento e sulla capacità di concentrazione di cervelli in fase di sviluppo.
I risultati ottenuti in Olanda, dove il primo gennaio 2024 smatphone e device digitali sono stati banditi dalle aule, hanno fatto scalpore. Proprio come il piccolo studio del Mit di Boston sull’impatto dell’uso dell’AI sul cervello dei giovani. Ma cosa sta succedendo e come regolarsi nelle nostre scuole? Fortune Italia lo ha chiesto ad Antonella Elena Rossi, pedagogista e psicologa, che premette: “Le scuole devono capire che, attraverso i social e lo smartphone, possono arrivare ai ragazzi stimoli che non sono sani”.
L’esperienza olandese e gli effetti dello smartphone sull’apprendimento e il cervello
Ma veniamo all’esperienza olandese. “Non è una bufala: dal 2024 le autorità raccomandano il divieto dell’uso di smartphone nelle scuole e la stragrande maggioranza degli istututi in Olanda ha aderito a queste linee guida – sintetizza Rossi – Questo perché alcune ricerche neuropsicologiche e pedagogiche evidenziavano come l‘assenza di cellulare migliori del 75% la concentrazione. Soprattutto nelle scuole secondarie. Ma il divieto si accompagna anche a un clima sociale più sano: non potendo usare i social, i ragazzi sono costretti a interagire e ad avere relazioni fra loro. Inoltre è scientificamente provato che meno si usa lo smartphone, più si impiegano aree cerebrali che altrimenti ‘si addormentano’, proprio come accade a parti di memoria, concentrazione e resilienza”, spiega l’esperta, convinta che alla fine questa misura draconiana, proprio perchè “supportata dai dati, si sia rivelata efficace”.
I risultati
A un anno e mezzo dall’inizio dell’esperimento, stando ai risultati resi noti nei giorni scorsi, il 75% degli istituti secondari olandesi segnala un miglioramento della concentrazione degli studenti e il 59% dei dirigenti è convinto di rilevare relazioni sociali più sane tra i ragazzi.
Ma a migliorare sarebbero state anche le performance. Il 28% dei presidi ha segnalato progressi in compiti ed esami. Insomma, come ha sintetizzato la portavoce del consiglio delle scuole secondarie olandesi Freya Sixma, il bando “funziona. E piace anche a chi era contrario”.
In effetti “si stanno avendo risultati molto positivi in termini di concentrazione, relazione e risultati scolastici”, commenta Rossi. “Credo che questa possa essere una strada perseguibile, ma c’è un grosso ma: pedagogicamente – spiega l’esperta – occorre rendere questa scelta davvero educativa“.
Uso consapevole, creatività ed educazione al digitale
In che modo? Secondo Rossi “occorre aiutare i ragazzi ad avere spazi in cui meditare su come usare lo smartphone anche fuori dalla scuola. Insomma, bisogna lavorare per un uso consapevole, togliendo il telefonino durante le lezioni, ma insegnando agli studenti a riconoscere le fake news e a capire come funzionano davvero i social. L’uso non cosapevole di questo strumento provoca appiattimento, e ciò va combattuto. Sarebbero utili anche attività coinvolgenti, stimolanti e creative che siano alternative allo smatphone e comportino una educazione al digitale. Perché va bene mettere il tempo scolastico al centro, ma poi quando i ragazzi escono, rischiano una overdose sui social”.
Intanto negli Stati Uniti l’AI…
Restando in tema, lo studio del Media Lab del MIT di Boston sull’intelligenza artificiale non lascia tranquilli. Il team ha suddiviso 54 soggetti – tra i 18 e i 39 anni, residenti nell’area di Boston – in tre gruppi, chiedendo loro di scrivere diversi saggi utilizzando rispettivamente ChatGPT di OpenAI, il motore di ricerca di Google e nessun aiuto digitale.
Utilizzando un elettroencefalogramma, il team ha registrato l’attività delle cavie umane alle prese con i compiti in 32 regioni del cervello, scoprendo che gli utenti di ChatGPT presentavano il minore coinvolgimento cerebrale e “ottenevano costantemente risultati inferiori a livello neurale, linguistico e comportamentale“.
Dopodichè, via via che l’esperimento progrediva, nel corso di diversi mesi gli utenti di ChatGPT sono diventati più pigri, ricorrendo spesso al copia e incolla. Nataliya Kosmyna e il suo team invitano a tener conto di questi risultati, anche se si tratta di un piccolo studio. Siamo solo agli inizi dell’era dell’AI, ma è fondamentale non farsi trovare impreparati.
E in Italia?
Il tema è caldo anche in Italia, dove il 16 giugno il ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara ha firmato una circolare che estende il divieto di utilizzo degli smartphone anche alle scuole superiori, dopo lo stop già in vigore negli istituti primari e secondari. Una scelta “improcrastinabile”, per Valditara, “necessaria per disintossicare i ragazzi, riportandoli al libro, alla carta, alla penna”.
Gli effetti di smartphone precoce e AI
Una scelta supportata dalla ricerca. “Voglio ricordare che esistono e sono stati documentati effetti a lungo termine dell’uso precoce dello smartphone: soprattutto negli adolescenti – ricorda Rossi – c’è una riduzione della memoria episodica e una minor attivazione delle aree legate all’empatia e al pensiero critico“, avverte Rossi.
“Insomma, se non si interviene in modo corretto, il rischio è quello di avere una generazione futura di cittadini inconsapevoli, ostaggio di chi li può manipolare via social. Ecco perché è importante abbinare i divieti all’educazione al digitale”, conclude la specialista.

