Popolazione (e nascite) ancora in calo in Italia: investire sulle famiglie

Alessandra Petrucci popolazione Age-It

Come avere un rubinetto sempre aperto, che sgocciola silenziosamente. Solo che a perdersi non è l’acqua, ma fette di popolazione, l’equivalente di paesi e città. L’Italia anche nel 2025 si spopola e invecchia, mentre nascono sempre meno bambini. E il trend, che raccontiamo da tempo, appare davvero difficile da frenare.

“I dati provvisori Istat sul primo quadrimestre 2025 delineano uno scenario che non ammette indugi: al 30 aprile la popolazione residente in Italia è scesa a 58.918.231 individui, con una perdita di 16.000 unità (-0,3‰) rispetto al 1 gennaio”, sottolinea a Fortune Italia Alessandra Petrucci, rettrice dell’Università di Firenze e presidente di Age-it, il programma di ricerca finanziato dal Pnrr che punta a indagare sul futuro della popolazione, ‘forte’ di più di 800 ricercatori e di una rete di oltre 20 atenei, centri di ricerca, aziende e istituzioni.

Nascite ferme e famiglie che rinunciano ai progetti di vita

“Le nascite, ferme a 111.000, segnano un calo del 7,5% sullo stesso periodo del 2024. Non si tratta di numeri astratti, ma di segnali concreti di famiglie spesso costrette a rimandare o rinunciare al proprio progetto di vita in un contesto di precarietà lavorativa, costi abitativi elevati e servizi alla persona ancora troppo carenti”, evidenzia Petrucci.

Gli ultimi dati Istat: l’Italia senza bambini (e giovani)

A soffrire non è solo l’Italia: il rapporto sullo Stato della popolazione mondiale del Fondo delle Nazioni Unite per la popolazione (Unfpa) ‘fotografa’ un trend diffuso, ma segnala anchel’origine del problema: la chiave sta nella mancanza di capacità riproduttiva.

Non a caso quest’anno la Giornata mondiale della popolazione, che si celebra oggi, ha scelto come tema ‘Dare ai giovani la possibilità di creare le famiglie che desiderano, in un mondo equo e pieno di speranza’. “Questa è una priorità strategica per la tenuta economica e sociale del nostro Paese e a livello globale”, sottolinea Petrucci.

Popolazione e nascite: è tempo di un welfare integrato

Non c’è tempo da perdere, dunque, ma come agire? “Serve un intervento sul mercato del lavoro che garantisca stabilità ai giovani e tempi di congedo parentale certi e bilaterali. Occorrono politiche abitative mirate: incentivi per l’acquisto e l’affitto, progetti di co-housing e rigenerazione urbana che favoriscano la convivenza di diverse fasce d’età – ragiona la rettrice – Nel settore dei servizi, bisogna potenziare gli asili nido e le strutture per l’infanzia con investimenti pubblici, rendendo gli interventi sostenibili anche per le famiglie a basso reddito. La parità di genere va rafforzata attraverso misure che promuovano la condivisione dei carichi di cura, obbligando le aziende a piani di welfare interno”.

“Come presidente del Partenariato di ricerca Age‑it, dedicato al futuro della popolazione e al fenomeno dell’invecchiamento, sostengo la visione di un welfare integrato, capace di mettere in relazione le esigenze delle giovani coppie con il contributo delle generazioni più anziane. Questa Giornata – sottolinea la rettrice – deve rappresentare il punto di partenza di un’agenda di riforme”.

Investire nelle famiglie non è un costo, bensì una scelta di crescita: per la natalità, per il mercato immobiliare, per l’occupazione femminile, per la sostenibilità del sistema pensionistico”, conclude Petrucci. Perchè se i giovani non hanno speranza, a risentirne sarà il futuro del Paese.

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