Tumore: anche i giovani colpiti a colon e pancreas

tumore Esmo

È arrivato il momento di cambiare la narrativa dei tumori gastro-intestinali, come è già stato fatto per altre forme, in primis quella del seno. Anche i giovani possono ammalarsi, senza che un tumore del colon rispetti la loro età, ma con un’aggressività pari o addirittura superiore a quella degli adulti.

È il messaggio che arriva dall’ultimo Esmo GI (il congresso annuale della Società Europea di Oncologia Medica dedicato ai tumori gastro-intestinali, tenutosi di recente a Barcellona). Quindi bisogna esserne consapevoli, evitando i fattori di rischi noti per queste neoplasie e facendo attenzione ai campanelli d’allarme. Perché i tumori del colon o del pancreas non vengono solo ai padri o ai nonni. “Non è un messaggio per spaventare -puntualizza Elisabete Weiderpass, direttore dello IARC International Agency for Research on Cancer dell’Oms – ma per evidenziare il problema e fare informazione”.

Ogni anno si registrano circa 20 milioni di nuovi casi di tumori nel mondo e 10 milioni di decessi legati a queste patologie. Le neoplasie più comuni sono nell’ordine: quella del polmone, del seno e del colon retto.

In termini di mortalità, il big killer per eccellenza è il tumore del polmone, seguito da colon-retto, fegato, mammella (femminile) e stomaco. Tra tutti i tumori diagnosticati nel mondo, quelli gastro-intestinali (colon retto, stomaco, fegato, esofago, pancreas, cistifellea e vie biliari) rappresentano una grossa fetta, con 4,9 milioni di nuovi casi ogni anno (il 24% del totale, un tumore su 4); ma la mortalità causata da questi tumori è tra le più alte, poiché sono responsabili del 34% del totale dei decessi per tumore.

Tumore del colon fra numeri ed eccezioni

L’incidenza di queste neoplasie è in drammatico aumento e questo è riconducibile a due fattori principali: l’aumento generale della popolazione e il suo invecchiamento. Anche se oggi, alla regola che il tumore è un problema dell’anziano, come visto cominciano ad esserci molte eccezioni: in 27 di 50 nazioni esaminate è stato registrato infatti un aumento dei casi di tumore del colon retto tra gli under 50.

La buona notizia in tutto questo è che una grande percentuale di tumori e, in particolare quelli gastro-intestinali, è prevenibile. Come? “Non fumando, limitando il consumo di alcolici, mantenendo un peso normale (o perdendo peso, se si è in sovrappeso/obesità), adottando una dieta sana, limitando al massimo il consumo di cibi ultra-processati e abbondando invece in frutta e verdura – spiega la Weiderpass – Fondamentale è la diagnosi precoce, ma al momento, per tutti i tumori GI, lo screening è possibile solo per quello del colon”.

Ma cosa sappiamo sul tumore del colon retto nei giovani? “All’inizio – spiega Michel Ducreux, direttore dell’Unità di Oncologia Gastro-intestinale dell’Ospedale Gustave Roussy e professore di oncologia presso l’università Paris-Saclay (Francia) – pensavamo che il problema riguardasse solo pazienti con sindromi ereditarie (come la sindrome di Lynch) o con tumori caratterizzati da instabilità dei microsatelliti (MSI, cioè con instabilità del DNA durante la replicazione delle cellule, spesso dovuta ad un deficit del sistema detto ‘mismatch repair’ – MMR), forme che rispondono bene all’immunoterapia. Ma poi abbiamo visto che la maggior parte di questi tumori del colon dei giovani sono del tipo MSS (con stabilità dei microsatelliti). Le ricerche presentate al congresso Esmo GI 2025 dimostrano che ci sono delle differenze biologiche tra i tumori che si sviluppano nei giovani e quelli dell’adulto, ma c’è ancora tanta strada da fare”.

Tumore dello stomaco ed H. Pylori

“Per quanto riguarda i tumori dello stomaco – ricorda Elizabeth Smyth, direttrice dell’Oncologia gastro-intestinale degli Oxford University Hospitals NHS FT, direttore clinico dell’Oxford Clinical Trials Office e vice direttore dell’Oxford Experimental Cancer Medicine Centre (UK) – la maggior parte si sviluppano da un’area detta ‘fondo’ dello stomaco e sono causati dall’Helicobacter pylori (scoperta che nel 2005 è valsa il premio Nobel agli australiani Barry J. Marshall and J. Robin Warren, ndr)”.

“Questo tipo di infezione è presente soprattutto tra le classi socio-economiche più modeste, mentre è meno frequente nelle aree abbienti. Altri fattori di rischio per questo tipo di tumore sono le sigarette, l’alcol, le diete ricche di sale e povere di alimenti freschi, in particolare frutta e verdure. C’è poi un altro tipo di tumore dello stomaco che si sviluppa nella parte alta dello stomaco, in prossimità dell’esofago (regione della giunzione gastro-esofagea), meno legato a fattori dietetici e più al sovrappeso/obesità, che facilitano la comparsa di reflusso gastro-esofageo. Un reflusso cronico può aumentare nel tempo il rischio di questo tumore”.

Tumore del pancreas, le novità

Una delle neoplasie gastro-intestinali più difficili da trattare resta il tumore del pancreas. Ma anche qui si comincia ad intravvedere la strada del cambiamento. “Per tanto tempo – ricorda il professor Ducreux – abbiamo trattato i pazienti con tumore del pancreas senza essere guidati da biomarcatori biologici. Ma ci sono delle novità. Sappiamo che KRAS è la mutazione driver del 90% di queste neoplasie e finalmente cominciano a rendersi disponibili farmaci inibitori del KRAS. Per trattare sempre meglio questo tumore dobbiamo aumentare la conoscenza della sua biologia per definire una strategia di trattamento in ottica di medicina personalizzata, come già facciamo per altre forme tumorali”.

Nel panorama delle terapie a target per le neoplasie pancreatiche spuntano anche gli inibitori di PRMT5 per le forme caratterizzate da deficit del gene MTAP (metil-tioadenosina fosforilasi), i PARP inibitori per le forme BRACA1/2 e PALB2 e infine l’immunoterapia e gli inibitori WRN per le forme caratterizzate da deficit del sistema mismatch repair (MMR).  

“Il grande problema con il tumore del pancreas – spiega Lorenza Rimassa, professore associato di Oncologia Humanitas University e Capo Sezione autonoma oncologia epatobiliopancreatica Irccs Humanitas Research Hospita l – è che spesso viene diagnosticato in fase avanzata, metastatica, perché non abbiamo programmi di screening e non possiamo parlare di fattori di rischio ben definiti (anche se secondo lo IARC almeno il 35-40% di questi tumori sono correlati a fumo, alcol e sovrappeso). Inoltre è un tumore con una biologia molto aggressiva che lo rende resistente alla maggior parte dei trattamenti. È fondamentale quindi capire perché questo tumore è così aggressivo e come possiamo colpire i meccanismi che portano alla resistenza alle terapie. Alcuni studi di fase 3 stanno valutando l’effetto dei nuovi immunoterapici in combinazione con la chemioterapia”. 

Tumore del fegato e fattori di rischio

L’epatocarcinoma (HCC), il più frequente tumore primitivo del fegato è correlato non solo alle infezioni da epatite B e C e all’alcol, ma anche a fattori di rischio metabolici (sovrappeso/obesità, sindrome metabolica). “È dunque un tumore prevenibile – spiega la professoressa Rimassa – Bisogna inoltre lavorare sulla diagnosi precoce perché nello stadio iniziale abbiamo a disposizione trattamenti curativi quali, resezione chirurgica, ablazione e trapianto di fegato (che oggi viene proposto in seconda battuta, anche ai pazienti che hanno risposto bene alla terapia sistemica, qualcosa di inimmaginabile fino ad un paio di anni fa)”.

“Buone notizie anche per i pazienti con HCC in stadio intermedio; in questo caso la terapia prevede un trattamento loco-regionale (come la chemio-embolizzazione trans-arteriosa o TACE), associato a diverse combinazioni di immunoterapia. Anche nelle fasi avanzate si possono utilizzare combinazioni di immunoterapia. Stiamo cercando anche per l’HCC dei target terapeutici (un possibile candidato è l’FGF-19), che introdurrebbero per la prima volta un tema di medicina di precisione in queste neoplasie”.

Ma non ci sono solo i farmaci. A far registrare progressi in questo campo, sono anche le tecnologie e i nuovi strumenti diagnostici, tra i quali si sta imponendo sempre più la biopsia liquida (ctDNA), come strumento predittivo di recidive nei pazienti operati. Individuare una recidiva in stadio molto precoce, offre maggiori chance di trattamento curativo. “E forse in futuro il ctDNA – anticipa il professor Ducreux – potrebbe diventare uno strumento di screening di cancro del colon e del pancreas”.

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