West Nile virus: che cosa sta succedendo in Italia

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Si alza l’asticella dell’allarme West Nile virus in Italia, dopo gli ultimi casi registrati a Latina e la morte di una donna di 82 anni, ricoverata in ospedale a Fondi per i sintomi manifestati in seguito a una puntura di zanzara. Dal ministero della Salute fanno sapere che l’andamento epidemiologico è in linea con gli altri anni, ma sul web cresce la ricerca di informazioni su questa malattia.

Come ha sottolineato Maria Rosaria Campitiello, Capo del Dipartimento di Prevenzione del dicastero, Lungotevere Ripa “monitora costantemente la situazione in stretto raccordo con la Regione Lazio e in collaborazione con l’Istituto Superiore di Sanità, il Centro Nazionale Sangue e Centro Nazionale Trapianti. Sono state attivate tutte le misure previste dal Piano Nazionale di prevenzione, sorveglianza e risposta alle arbovirosi“.

Allora di cosa si tratta, quanto deve allarmarci questo virus dal nome esotico e, soprattutto, come possiamo difenderci? Fortune Italia lo ha chiesto all’epidemiologo Massimo Ciccozzi, ordinario di Statistica medica ed Epidemiologia all’Università Campus Bio-Medico di Roma. “La notizia della morte della signora di 82 anni ricoverata con sintomi di West Nile e degli altri casi nelle provincia di Latina ci porta a ricordare che giugno e luglio sono i mesi ‘preferiti’ dai vettori come le zanzare per portare malattie infettive (inizia la ‘stagione’ che prosegue in genere fino a settembre, ndr)”.

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West Nile virus Italia: gli ultimi casi

Al 20 luglio sono stati confermati 10 casi di infezione da West Nile virus nell’uomo in Italia dall’inizio dell’anno. Sette sono stati segnalati dalla Regione Lazio, “tutti nella provincia di Latina”, sottolinea l’Istituto superiore di sanità. “Dei 7 casi segnalati dalla Regione Lazio, 6 si sono manifestati nella forma neuro-invasiva e 1 caso con sintomi solo febbrili. Quattro casi sono in persone di sesso maschile e i restanti 3 di sesso femminile. L’età mediana è di 72 anni (range: 63-86)”, precisa l’Iss in base ai dati del sistema di sorveglianza coordinato dal ministero della Salute.

La zanzara responsabile

“Non c’è da fare allarmismo, ma bisogna essere chiari: in questo caso la responsabile è la Culex, zanzara che punge di notte. È il vettore che fa da ponte tra gli animali selvatici e l’uomo. A cosa fare attenzione? Il 17 luglio è stato emanato un Piano per monitorare il West Nile virus in particolare nella Regione Lazio. Questo anche per favorire una diagnosi rapida: ci deve essere da parte dei medici una maggiore attenzione – raccomanda l’epidemiologo – Quando c’è una febbre senza una causa apparente o emergono sintomi neurologici devono scattare una serie di esami ad hoc”.

“La migliore prevenzione è, comunque, la disinfestazione di parchi e giardini, che dovevamo fare fin da maggio. A questo punto, però, occorre bersagliare i focolai larvali anche a 200 metri di distanza dai casi accertati di West Nile”. Insomma, deve essere bloccata la circolazione del virus. “Occorre eliminare acqua che ristagna, ad esempio nei sottovasi. È opportuna anche una sorveglianza straordinaria negli allevamenti di cavalli, che si infettano maggiormente”, raccomanda l’esperto.

Il ministero della Salute ricorda di indossare pantaloni e camicie a maniche lunghe quando si è all’aperto, soprattutto all’alba e al tramonto; mettere zanzariere alle finestre; svuotare di frequente i vasi di fiori o altri contenitori (per esempio i secchi) con acqua stagnante; cambiare spesso l’acqua nelle ciotole per gli animali; tenere le piscinette per i bambini in posizione verticale quando non sono usate.

Weste Nile virus sintomi

Abbiamo parlato dei sintomi ‘spia’, ma il West Nile virus “nell’uomo nell’80% dei casi è asintomatico. Solo in due casi su dieci può dare febbre, mal di testa, nausea, anche sfoghi cutanei e soltanto nell’1% – soprattutto in soggetti anziani o fragili – si possono avere forme neurologiche gravi: tremori, temperatura elevata, disturbi della coscienza, coma o paralisi”, continua Ciccozzi.

E il trattamento? “Non c’è una terapia specifica, né un vaccino. La malattia è autolimitante: si conclude da sola nell’arco di una settimana. Quello che dobbiamo fare è proteggerci dalle zanzare: con repellenti, abiti chiari, coprenti e usando le zanzariere. Non dobbiamo spaventarci insomma, ma fare attenzione, in particolare ad anziani e fragili. Infine voglio ricordare che questo virus non si trasmette da persona a persona“, dice l’epidemiologo.

Le altre arbovirosi e il clima che cambia

Non solo West Nile: tra il 2006 e il 2023 l’Italia ha registrato oltre 1.500 casi di dengue e più di 140 di chikungunya importati, ma quasi 500 persone hanno contratto queste malattie sul territorio nazionale. “A trasmettere questi virus è la zanzara tigre, Aedes albopictus, una specie invasiva ormai diffusa stabilmente in tutta la penisola, favorita dall’aumento delle temperature medie, dagli inverni miti e da estati sempre più lunghe. Le aree maggiormente a rischio sono le zone costiere e le periferie urbane, dove la combinazione di alta densità abitativa e microambienti umidi, come tombini, sottovasi, bidoni, crea l’habitat ideale per la proliferazione delle zanzare”. A ricordarlo questa volta sono gli esperti della Sima (Società italiana di medicina ambientale).

Nel mirino l’innalzamento delle temperature globali, unito alla maggiore frequenza di eventi estremi come piogge improvvise, alluvioni, siccità alternate a umidità persistente: sta modificando il raggio d’azione di vettori come zanzare, zecche, flebotomi.

Il presidente Sima non ha dubbi: “Serve una sorveglianza entomologica e virologica costante, soprattutto nei mesi caldi, da maggio a ottobre. La prevenzione passa anche per gesti quotidiani – scandisce Alessandro Miani – eliminare i ristagni d’acqua nei cortili, svuotare i sottovasi, coprire i bidoni, utilizzare zanzariere e repellenti, specie al crepuscolo. A livello sistemico, invece, è indispensabile integrare la salute umana, animale e ambientale secondo l’approccio One Health“. Utili anche “interventi urbanistici mirati, regolamentazione dell’uso di pesticidi, miglioramento del drenaggio urbano, screening per i viaggiatori provenienti da zone endemiche”.

L’anno passato abbiamo avuto la dengue a Fano, quest’anno il West Nile virus a latina: sembra proprio che le malattie un tempo tropicali, complice il cambiamento climatico, vogliano farci capire che gradiscono le condizioni della Penisola. Ecco perché non dobbiamo farci trovare impreparati e programmare per tempo le contromisure, contrastando le zanzare in modo efficace. 

La circolare e le iniziative del ministero della Salute

Nel frattempo il ministero della Salute fa sapere che sono state condivise dal Gruppo Operativo Arbovirosi (GOA), riunito questa mattina, le raccomandazioni volte a rafforzare le attività di prevenzione e sorveglianza previste dal Piano Nazionale Arbovirosi ed emanate con una circolare firmata oggi.
La circolare operativa prevede che sia rafforzata la sorveglianza clinica umana, in particolare nei territori con circolazione virale documentata, e sensibilizzati i medici di famiglia, pediatri e specialisti per l’identificazione tempestiva dei sintomi sospetti.
Inoltre, si raccomanda la collaborazione medico-veterinaria, la promozione di attività di formazione per il personale sanitario e di seguire le indicazioni del Piano nazionale di sorveglianza dell’Arbovirosi per il monitoraggio e contrasto dei vettori.
Il numero di pubblica attività 1500 fornirà ai cittadini tutte le informazioni utili sulla prevenzione dal West Nile virus. “La situazione è sotto controllo e rimane importante adottare le misure previste dal Piano così come informare adeguatamente i cittadini sulle misure per proteggersi dalle zanzare”, ha detto Maria Rosaria Campitiello.
* Articolo aggiornato
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