Pelle: Cutiss, la startup che bioingegnerizza gli innesti cutanei

La pelle bioingegnerizzata di Cutiss.

Per Cutiss, startup svizzera guidata da una ricercatrice siciliana che promette di rivoluzionare la velocità con cui si riesce a fornire pelle bioingegnerizzata, è arrivato il momento della verità.

“Sono nata a Canicattì, in provincia di Agrigento, e fin da bambina sapevo già che volevo diventare una ricercatrice: era un pallino fisso, qualcosa che sentivo profondamente mio. Dopo la laurea, il mio desiderio era restare a Milano per il dottorato, ma venendo da una famiglia umile, lo stipendio non era sufficiente per mantenermi. Così ho guardato altrove”.

Le scelte di Daniela Marino l’hanno portata fuori dall’Italia, ma non tanto lontano: a Zurigo ha fondato Cutiss, biotech svizzera (anche se Marino preferisce definirla tech-bio “perché siamo tecnologia al servizio della biologia”) specializzata nello sviluppo di pelle umana bioingegnerizzata per il trattamento di gravi lesioni cutanee, come ustioni, cicatrici e difetti congeniti.

Daniela Marino, fondatrice di Cutiss

La startup, che oggi vanta quasi 100 mln di euro di fondi raccolti, è nata come spin-off dell’Università e dell’Ospedale pediatrico universitario di Zurigo, a partire da un importante progetto di ricerca finanziato nel 2010 dall’Unione europea con un grant da 5 mln di euro, racconta Marino.

Quel grant ha cambiato il destino del laboratorio dove Marino aveva iniziato a lavorare 5 anni prima con l’idea di trasferirsi negli Usa, “ma la vita prende spesso strade diverse da quelle che pianifichiamo”, racconta a Fortune Italia.

“Da una ricerca di base, ci siamo ritrovati a dover portare un prodotto – quello che oggi si chiama denovoSkin – ai primi pazienti pediatrici. Il laboratorio era integrato tra Università e Ospedale pediatrico universitario di Zurigo, e il progetto era ambizioso: creare una pelle bioingegnerizzata da trapiantare su bambini con gravi ustioni”.

Tra il 2014 e il 2016 sono arrivati i primi 10 trapianti. “I risultati erano troppo promettenti per abbandonare tutto e partire per l’America. Così, nel 2017, sulla scia di quei dati incoraggianti, ho fondato Cutiss”.

Poco tempo dopo, l’Ospedale Santobono-Pausilipon di Napoli ha effettuato il primo trapianto al mondo su un neonato grazie alla pelle bioingegnerizzata di Cutiss.

Anche all’Ospedale pediatrico Buzzi di Milano un bambino di meno di un anno è stato operato con un trapianto di pelle cresciuta in laboratorio dopo aver subito ustioni sul 20% del corpo.

Con il semplice autoinnesto della cute (quando per operare viene usata la pelle proveniente da un’altra parte del corpo del paziente) ci sono limiti relativi alla quantità di tessuto disponibile, soprattutto nei pazienti molto piccoli o con ustioni estese. Con Cutiss basta “un francobollo di pelle” per generare quantità maggiori di tessuto, che secondo la startup ha anche uno spessore maggiore, permettendo di evitare la formazione di cicatrici rigide e poco elastiche provocate da innesti di strati di pelle più sottili. Il tessuto di Cutiss rimane morbido e si adatta alla crescita, soprattutto nei bambini.

Otto anni dopo la fondazione, per la startup tutti i pianeti sembrano essersi allineati: Cutiss ha trovato tanti fondi. Finora 95 milioni di euro che dovrebbero aumentare ancora entro l’estate con il completamento del round di Serie C lanciato lo scorso anno, che ha già portato 25 milioni.

In più, negli scorsi mesi, è arrivato un partner industriale: adesso Marino può automatizzare il processo di produzione di pelle come non è mai stato possibile prima. Qual è il profilo degli investitori? Negli scorsi anni hanno puntato su Marino principalmente family office, che insieme ai tanti grant di ricerca hanno permesso alla startup di crescere. Tra i family office si segnala, per cifre investite, quello di Gian Maria Giuliani della storica società italiana Giuliani Pharma.

“Il nostro prodotto è su misura: il chirurgo ci invia un piccolo frammento di pelle del paziente, noi lo lavoriamo a Zurigo e restituiamo la pelle bioingegnerizzata. Il nostro modello non prevede intermediari: è un servizio diretto tra noi e l’ospedale”, spiega Marino.

Cosa fare allora per fare in modo che quello di Cutiss diventi ancora di più un servizio di pelle on demand? “Per rendere il tutto sostenibile su larga scala, serve automatizzare il processo. Per questo, a marzo, abbiamo siglato una partnership con Tecan, un’azienda svizzera leader nell’automazione, con una base anche in California. Il loro ruolo sarà cruciale per industrializzare i macchinari e, in futuro, forse posizionarli direttamente negli ospedali, eliminando anche i vincoli logistici”.

Ostacoli e opportunità

Le sfide non mancano. La più grande è il rispetto delle tempistiche per la fase 3.

Dovendo coinvolgere pazienti ustionati, il loro arruolamento ha dinamiche imprevedibili. Per poter effettuare abbastanza test, Cutiss collabora con una rete di oltre 20 centri clinici in fase 3 in 9 Paesi europei.

C’è poi l’incognita regolatoria: “Una volta raccolti i dati, dovremo presentare il dossier agli enti competenti. I tempi di approvazione non dipendono da noi e possono variare molto. Tuttavia, essendo la nostra un’indicazione rara, potremmo richiedere l’autorizzazione condizionata già nel 2025. Il nostro prodotto è unico: cresce con il paziente, ha funzionalità cliniche eccezionali e un impatto estetico notevole. Un esempio toccante è un bambino operato a 4 giorni di vita: oggi ha 4 anni e mezzo, e la pelle trapiantata è cresciuta con lui. Non trattiamo solo ustioni: il prodotto è applicabile anche per rimozioni di cicatrici, nei giganti, tumori cutanei” aggiunge Marino.

Il potenziale di mercato è vastissimo, ma è pur sempre un prodotto di Advanced therapy. “Ci vuole pazienza e coraggio.  Come sempre, un passo alla volta”.

L’articolo originale è stato pubblicato sul numero di Fortune Italia di luglio-agosto 2025 (numero 6, anno 8)

Philip Morris 07/2026
Poste Italiane Dic 25

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