Che vivere nella natura sia una panacea per psiche e corpo non è certo una novità. Tante sono le osservazioni scientifiche che mostrano come l’immersione in un ambiente fatto di verde, cinguettii, sensazione di riposo ed aria buona sia una ricetta anti-stress davvero ottimale. Quello che forse ancora non è chiaro, tuttavia, è quanto trasferire in una realtà virtuale che ricalchi ambiti bucolici le sensazioni di un paziente possa in qualche modo aiutarne il benessere. Anche, visto che parliamo di pazienti, di fronte a veri e propri quadri patologici complessi come può esserlo il dolore cronico.
Pensiamo alle algie che perdono la naturale caratteristica di segnale d’allarme dell’organismo (che normalmente scompare quando la causa del sintomo viene eliminata) per divenire esse stesse patologia. E al dolore neuropatico, che spesso nasce senza che esista uno stimolo specifico perché deriva da un’alterazione della conduzione nervosa e magari si sviluppa a distanza dalla sede in cui dovrebbe avere origine.
Ebbene, una realtà virtuale capace di trasportare metaforicamente il paziente nella natura, nell’ambito di filmati immersivi a 360 gradi, potrebbe risultare una strategia di trattamento valida per questi pazienti.
Insomma: immergersi in scene naturalistiche in realtà virtuale può contribuire ad alleviare i segni clinici del dolore cronico, con effetto “dose-dipendente”, ovvero con efficacia maggiore per chi riesce a “catapultarsi” meglio, (sempre virtualmente, sia chiaro) all’interno di questi scenari verdi.
A segnalare questa possibilità è uno studio condotto da esperti dell’Università di Exeter, guidati da Sam Hughes, pubblicato su Pain. La ricerca ha testato l’impatto di filmati a 360 gradi immersi nella natura, trasmessi tramite VR, rispetto a immagini video 2D, nel ridurre la percezione del dolore.
La sperimentazione per spegnere il dolore
Il dolore cronico (a lungo termine) dura in genere più di tre mesi ed è particolarmente difficile da trattare. I ricercatori hanno simulato questo tipo di dolore in partecipanti sani, scoprendo che la realtà virtuale nella natura presenta un effetto simile a quello degli antidolorifici.
L’impiego di questo approccio potrebbe rivelarsi particolarmente utile anche considerando che spesso le persone con una sofferenza che va avanti per mesi hanno difficoltà ad uscire e a fare passeggiate nella natura.
“Il nostro studio è il primo a esaminare l’effetto dell’esposizione prolungata a un’ambientazione naturalistica in realtà virtuale sui sintomi osservati durante la sensibilità al dolore a lungo termine – commenta Hughes in una nota dell’ateneo – I nostri risultati suggeriscono che le esperienze immersive nella natura possono ridurre lo sviluppo di questa sensibilità al dolore attraverso un maggiore senso di presenza e sfruttando i sistemi di soppressione del dolore intrinseci del cervello”.
La ricerca ha coinvolto 29 partecipanti sani a cui sono stati mostrati due tipi di ambientazioni naturalistiche, dopo aver ricevuto scosse elettriche sull’avambraccio. Durante la prima visita, i ricercatori hanno misurato le variazioni del dolore che si verificano nell’arco di 50 minuti dopo le scosse elettriche e hanno mostrato come i partecipanti sani abbiano sviluppato sensibilità a stimoli pungenti in assenza di ambientazioni naturalistiche.
Un tipo di sensibilità molto simile a quella osservata nelle persone che soffrono di nevralgia, che si verifica a causa di cambiamenti nel modo in cui i segnali del dolore vengono elaborati nel cervello e nel midollo spinale.
Nella seconda visita, gli studiosi hanno immerso gli stessi partecipanti in un’esperienza di realtà virtuale a 360 gradi di 45 minuti delle cascate dell’Oregon per vedere come questo potesse influenzare lo sviluppo della sensibilità al dolore. La scena è stata scelta appositamente per massimizzare gli effetti terapeutici. In un’altra visita, hanno esplorato la stessa scena, ma su uno schermo 2D. I partecipanti hanno compilato questionari sulla loro esperienza precisando in che misura percepissero le scene naturali come rigeneranti.
Anche l’oggettività è importante. Per questo, nell’ambito di una visita controllata, i partecipanti sono stati sottoposti a risonanza magnetica previa somministrazione di un gel freddo per indurre un tipo di dolore persistente e a una successiva scansione cerebrale. Si è visto che l‘esperienza immersiva di realtà virtuale ha ridotto significativamente lo sviluppo e la diffusione della sensazione di dolore in risposta a stimoli pungenti, e questi effetti persistevano anche al termine dell’esperienza di 45 minuti.
Importante, secondo gli esperti, è che la persona “entri” completamente nell’ambito della realtà virtuale proposta. Quanto più si è presenti, infatti, tanto maggiore appare l’effetto analgesico. Perché la realtà virtuale va vissuta completamente. Per essere davvero efficace. E non solo, probabilmente, contro il dolore.
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