Suicidio: numeri in Italia, tra fragilità e prevenzione

suicidio prevenzione

Abbattere il silenzio e lo stigma, per offrire aiuto e ascolto e mettere un freno ai suicidi. La Giornata Mondiale per la Prevenzione del Suicidio, promossa ogni anno il 10 settembre dall’Organizzazione Mondiale della Sanità e dall’International Association for Suicide Prevention, vuole accendere i riflettori su una delle grandi emergenze sanitarie e sociali del nostro tempo. Un’emergenza che – bisogna dirlo con chiarezza – si può prevenire.

“La prevenzione del suicidio riguarda tutti noi – sottolinea Maurizio Pompili, ordinario di Psichiatria e direttore dell’UOC Psichiatria dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria Sant’Andrea di Roma – Lo stigma rappresenta una delle principali barriere che impediscono alle persone di cercare aiuto. Spesso chi soffre manda messaggi chiari, ma difficilmente comprensibili per chi gli sta vicino: imparare a riconoscerli è il primo passo per tendere una mano a chi è in difficoltà”.

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Suicidio: i numeri in Italia e nel mondo

Nel mondo si registrano più di 700.000 morti per suicidio, e in Italia si stima che siano circa 4.000 le persone che si tolgono la vita, con un numero ancora più alto di tentativi di suicidio: in particolare tra le persone anziane e tra i giovani nella fascia di età 15-34 anni con un incremento del 16% registrato nel 2021.

Il podcast

Per dare uno spazio di ascolto alle persone che hanno perso una persona cara a causa del suicidio, i survivor, è nato il podcast “Parlami di Te”, prodotto da Éthos Srl con il contributo non condizionante di Angelini Pharma. Scritto e condotto dalla giornalista medico-scientifica Johann Rossi-Mason, il podcast esplora le storie di chi ha trovato la forza di andare avanti e vuole condividere il proprio percorso per aiutare gli altri. L’iniziativa punta a continuare a voler sensibilizzare l’opinione pubblica sui segnali d’allarme del fenomeno suicidario e fornire strumenti utili per riconoscerli e intervenire.

Prevenire il suicidio si può

Riconoscere i segnali di allarme, intercettare precocemente il disagio e garantire reti di sostegno efficaci può fare la differenza. Lo ricorda la Sinpia, Società Italiana di Neuropsichiatria dell’Infanzia e dell’Adolescenza, rinnova il suo impegno per accendere i riflettori su un fenomeno spesso avvolto dal silenzio e dal pregiudizio. La prevenzione inizia nell’infanzia e richiede una cultura del dialogo e del supporto che deve coinvolgere non solo il mondo sanitario, ma anche scuole, famiglie, media e Istituzioni.

“Tra i campanelli d’allarme da non sottovalutare negli adolescenti – spiega la presidente Sinpia Elisa Fazzi – ci sono i comportamenti autolesivi, non sempre collegati a rischio suicidario, ma che possono aumentarne la probabilità soprattutto se si presentano con manifestazioni gravi, ripetute e prolungate nel tempo. Inoltre, va considerata la forte associazione di tali comportamenti con i disturbi dell’umore, in particolare di tipo depressivo, condizioni psichiatriche frequentemente sottostanti a ideazioni suicidarie e tentativi di suicidio”.

I segnali d’allarme

Oltre alle parole, anche i comportamenti possono far emergere un problema. Insonnia, ansia costante, agitazione, isolamento sociale, abuso di alcol o sostanze: sono tutti campanelli d’allarme da non sottovalutare. Bruschi cambiamenti d’umore, come un improvviso senso di calma o benessere dopo un lungo periodo di tristezza, possono essere segnali critici, da non sottovalutare. Il consiglio in questo caso è rivolgersi a uno specialista.

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