Chiude i battenti il congresso annuale dell’EASD (European Society for the Study of Diabetes) che a Vienna ha fatto registrare la partecipazione di circa 14 mila esperti.
A dominare la scena, pur trattandosi di un congresso diabetologico, sono state le terapie blockbuster per il diabete di tipo 2 e l’obesità, con la presentazione di una serie di trial di intervento. Fortune Italia ne ha parlato con il professor Stefano Del Prato, già presidente EASD e Professore affiliato di Medicina presso il Centro di Ricerca Interdisciplinare ‘Scienze della Salute’ della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa.
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Diabete: un ombrello di protezione per cuore, cervello e reni
Tra gli studi più attesi, il SURPASS CVOT, che ha valutato gli endpoint cardiovascolari di tirzepatide, il primo dual agonist (GLP1 e GIP) per la terapia del diabete e dell’obesità. “Si tratta di uno studio storico – commenta il professor Del Prato – visto che è la prima volta che un farmaco anti-diabete (e obesità) viene valutato per la sua capacità di ridurre gli eventi cardiovascolari non confrontato con il placebo ma con un farmaco attivo di comprovata efficacia cardiovascolare, dulaglutide”.
“Lo studio ha dimostrato la non inferiorità di tirzepatide versus dulaglutide in una popolazione di soggetti con diabete di tipo 2 ad alto rischio cardiovascolare. Rispetto ad alcuni endpoint secondari (eventi cardiovascolari maggiori, mortalità per tutte le cause e rivascolarizzazione coronarica) inoltre emerge una maggior efficacia di tirzepatide. È inoltre lo studio che ha valutato più a lungo (4 anni) l’efficacia metabolica del farmaco; non solo la riduzione dell’emoglobina glicata e del peso corporeo sono risultati maggiori rispetto a dulaglutide, ma c’è stata una maggior persistenza di questi effetti, associata inoltre ad una maggior riduzione dei valori pressori e dei trigliceridi. In un sottogruppo di pazienti del SURPASS CVOT ad alto rischio renale (pazienti con aumento della microalbuminuria e riduzione del filtrato renale) è stata dimostrata una significativa superiorità di tirzepatide sulla protezione renale. Il farmaco insomma ha dimostrato una notevole efficacia sulla riduzione degli eventi cardiovascolari, la persistenza dell’azione metabolica e un buon effetto sugli outcome renali”. Questi risultati sono la rampa di lancio per allargare le indicazioni del farmaco anche alla protezione cardiovascolare e renale.
C’è vita oltre il GLP-1?
“La classe dei GLP-1 analoghi – precisa il professor Del Prato – è quella che negli ultimi anni ha dato le maggiori soddisfazioni, ma GLP-1 è solo una delle incretine. Da anni la ricerca si sta occupando anche di altre molecole. Tirzepatide, il primo dual agonist per i recettori di GLP-1 e GIP, ne è un esempio. Ma all’orizzonte spuntano anche i tripli agonisti (le tre G: GLP-1, GIP e glucagone) e a questo congresso è stato presentato anche uno studio precoce (fase 1) su un farmaco che agisce simultaneamente su 4 recettori (anche su quello del IGF-1). Da ricordare inoltre che questi farmaci non sono uguali tra loro anche quando agiscono sugli stessi recettori, perché si può modulare e potenziare la loro azione su un recettore, rispetto ad un altro”.
Il glucagone dunque non è più il ‘bad guy’ nel diabete?
“Il glucagone – spiega il professor Del Prato – rimane naturalmente un ormone iperglicemizzante e potrebbe sembrare dunque un nonsense utilizzarlo nel diabete (tanto più che in passato si era cercato di usare dei soppressori o inibitori dell’attivazione del suo recettore). Ma il glucagone, nei farmaci anti-diabetici e per la perdita di peso, ha un ruolo importante perché si sfrutta la sua azione di aumento della spesa energetica, introducendo così un nuovo elemento che può facilitare la perdita di peso. Usato nel giusto ‘cocktail’, insieme a farmaci ad azione anti-iperglicemizzante (GLP-1 e GIP analoghi), il glucagone perde la sua azione negativa sulla glicemia, mantenendo solo l’effetto sulla perdita di peso. Ma non solo. Ha un effetto favorevole anche sul metabolismo epatico; questi farmaci troveranno infatti posto anche nel trattamento della steatosi epatica”.
La prossima frontiera nella terapia dell’obesità: i farmaci salva-muscolo
Quando si parla di farmaci contro l’obesità, bisogna ricordare che insieme al grasso si perde anche la massa magra, cioè il muscolo. “In alcune sessioni dell’EASD – dice Del Prato – si è parlato proprio del rischio sarcopenia, correlato a queste terapie, soprattutto nei soggetti più anziani. Molto importante è il ruolo protettivo dell’esercizio fisico di resistenza, ma sono allo studio anche nuovi trattamenti in grado di ridurre la perdita di massa magra, mantenendo appieno il calo ponderale correlato alla perdita di massa grassa. Questi farmaci potrebbe diventare il quinto ‘ingrediente’ delle terapie anti-obesità del futuro. Tra quelli in avanzata fase di sperimentazione, il trevigrumab (studio COURAGE)”.
Via libera alle incretine anche nell’obesità pediatrica?
“In Europa, ma soprattutto nel nostro Paese, che detiene il record dell’obesità infantile – ricorda Del Prato – il trattamento dell’obesità in età pediatrica, orfano di terapie fino a qualche tempo fa, si arricchisce di un farmaco dedicato, tirzepatide, efficace e sicuro, come dimostrato nello studio di fase 3 SURPASS PEDS (pubblicato su Lancet, in contemporanea alla presentazione all’EASD), in soggetti con diabete di tipo 2 ed obesità, nella fascia d’età 10-17 anni. La riduzione media dell’emoglobina glicata è stata di 2,3 punti percentuali (l’80% dei soggetti ha raggiunto un valore di glicata ≤ 6,5%) e la riduzione dell’indice di massa corporea (BMI) è stata del 7,4-11% (a seconda del dosaggio assunto). Naturalmente resta consigliabile fare tutto il possibile per prevenire l’obesità in questa fascia d’età, piuttosto che curarla”.
Un fenotipo sempre più sfumato
Il diabete sta aumentando in tutte le sue manifestazioni, creando una sovrapposizione di fenotipi. “Il diabete di tipo 1 è in crescita anche negli adulti e quello di tipo 2 è in aumento non solo tra gli adulti, ma interessa fasce d’età sempre più giovani, soprattutto in Paesi come gli Usa – rivela Del Prato- Un altro fenomeno che stiamo osservando è l’aumento del peso corporeo e dell’obesità anche nei giovani con diabete di tipo 1, che in passato erano soggetti tipicamente magri. Questo pone un ulteriore problema di compenso metabolico. Durante questo congresso è stato presentato uno studio sull’impiego di tirzepatide nei soggetti con diabete di tipo 1 con obesità, insieme alla classica terapia insulinica. Questo ha prodotto, peraltro nel breve periodo (6 mesi), una perdita di peso corporeo di circa 10 Kg e una riduzione di circa il 25% del fabbisogno insulinico”.
Occhio alle estremità
L’arteriopatia periferica (PAD) è la prima manifestazione di complicanza cardiovascolare nel diabete e non disponiamo di trattamenti specifici. Di recente uno studio con semaglutide aveva dimostrato un effetto benefico di questo farmaco nella protezione contro questa complicanza. All’EASD 2025 è stata presentata una pooled analysis che ha considerato una serie di studi (FLOW, STRIDE, SOUL), dimostrando che semaglutide (GLP-1 analogo) dà una riduzione di oltre il 30% del rischio di eventi vascolari maggiori a carico degli inferiori (che possono arrivare a richiedere l’amputazione). Questo apre una nuova possibilità terapeutica contro questa complicanza.
Stress e diabete
Infine, una novità assoluta è rappresentata dalle prime linee guida firmate dall’EASD che riguardano la gestione dello stress nelle persone con diabete. Questa sarà la prima di una serie di linee guida che l’EASD, società scientifica da sempre vocata alla ricerca, proporrà, entrando così a tutti gli effetti anche nell’agone della clinica.


