Ci risiamo. Oltreoceano non si placano le polemiche sul paracetamolo in gravidanza (con un crollo del 25% del valore delle azioni dell’azienda produttrice Kenvue negli ultimi sei mesi), ma ora a fare chiarezza interviene l’Agenzia italiana del farmaco (Aifa).
“Alla luce delle più recenti valutazioni scientifiche effettuate a livello europeo – si legge in una nota dell’Agenzia di via del Tritone – non emergono nuove evidenze che richiedano modifiche alle raccomandazioni in vigore sull’uso del paracetamolo in gravidanza”. Ma cerchiamo di capire che cosa è successo.
Paracetamolo, le ombre dagli Usa
Il paracetamolo (negli States meglio noto come acetaminofene), è un farmaco da banco utilizzato per il trattamento della febbre e del dolore.
Qualche settimana fa la stampa americana aveva anticipato che un nuovo report del segretario alla Salute Robert F. Kennedy Jr. avrebbe collegato l’uso di questo farmaco in gravidanza all’autismo. Nelle scorse ore anche il presidente Donald Trump è intervenuto, consigliando alle donne incinte di prendere paracetamolo solo in caso di febbre molto alta.
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Il farmaco è “probabilmente associato a un rischio notevolmente aumentato di autismo”, ha detto Trump. Anticipando di poco l’annuncio della Food and Drug Administration (Fda): l’Agenzia americana ha infatti avviato la procedura per arrivare a una modifica del foglietto illustrativo del paracetamolo, “per approfondire elementi che suggeriscono, in caso di uso da parte di donne incinte, un aumentato rischio di condizioni neurologiche come autismo e Adhd nei bambini”, come riferisce Adnkronos Salute.
Intanto in Europa…
Un approccio totalmente diverso rispetto a quello adottato nel Vecchio Continente: da Aifa precisano che il paracetamolo “può essere impiegato durante la gravidanza, se clinicamente necessario. I dati disponibili non evidenziano associazioni con un aumento del rischio di autismo né con malformazioni del feto o del neonato”.
Cosa dice la ricerca
D’altronde i dati che arrivano dalla ricerca sono chiari. Aifa ricorda una revisione condotta nel 2019 dal Comitato di Valutazione dei Rischi per la Farmacovigilanza (Prac) dell’Agenzia Europea per i Medicinali (Ema) sugli effetti del paracetamolo sullo sviluppo neuroevolutivo nei bambini esposti in utero: il lavoro ha concluso che “le evidenze disponibili risultano non conclusive e non supportano modifiche alle attuali raccomandazioni sull’uso in gravidanza. Le esperienze d’uso in ampie coorti di donne in gravidanza confermano, inoltre, l’assenza di rischi malformativi o tossici”.
Anche per l’Ema “i medicinali a base di paracetamolo possono essere usati in gravidanza, in conformità con le raccomandazioni ufficiali”. In linea con quanto affermato oggi dall’Agenzia europea, da via del Tritone “si raccomanda comunque di utilizzare il paracetamolo durante la gravidanza alla dose efficace più bassa, per il periodo di tempo più breve possibile e con la frequenza minima compatibile con il trattamento”. Insomma, con buon senso.
Dunque mentre gli Stati Uniti sembrano aver preso posizione, in Europa si continuerà a monitorare la sicurezza dei medicinali con paracetamolo e ad aggiornare le informazioni disponibili, qualora emergessero nuovi dati. Ma a guidare le decisioni sarà la scienza.
“Il paracetamolo – ha sottolineato Steffen Thirstrup, Chief Medical Officer dell’Ema – rimane un’opzione importante per il trattamento del dolore o della febbre nelle donne in gravidanza. Il nostro consiglio si basa su una rigorosa valutazione dei dati scientifici disponibili e non abbiamo trovato prove che l’assunzione di paracetamolo durante la gravidanza causi autismo nei bambini”.


