Pioggia e temperature in calo in mezza Italia sembrano un monito: con l’equinozio d’autunno, si apre stagione dei virus respiratori. Una costellazione di patogeni fra cui adenovirus, coronavirus, rhinovirus, Sars-Cov-2 e virus respiratorio sinciziale, che insieme all’influenza incombono su milioni di italiani.
Ma come saranno i mesi freddi dal punto di vista della salute? “Dopo due stagioni da record, anche quest’anno ci aspettiamo una circolazione sostenuta di influenza e ‘ virus cugini’, con un impatto che potrebbe coinvolgere tra il 15 e il 25% della popolazione italiana, fino a interessare, potenzialmente, circa 16 milioni di persone”.
Le previsioni – come ogni anno – arrivano dal virologo Fabrizio Pregliasco, direttore della Scuola di Specializzazione in Igiene e Medicina Preventiva dell’Università degli Studi di Milano, che ne ha parlato in un incontro organizzato nel capoluogo lombardo da Assosalute – Associazione nazionale farmaci di automedicazione, parte di Federchimica.
Da metà ottobre l’aumento dei casi
Cosa ci aspetta, allora, nelle prossime settimane? “I segnali che arrivano dall’emisfero australe ci invitano a non abbassare la guardia: la stagione potrebbe essere intensa, con un aumento dei casi da metà ottobre”, ha detto Pregliasco.
Influenza e virus cugini: cosa pensano gli italiani
D’altra parte i connazionali non sottovalutano influenza e virus respiratori: il 68,4% teme soprattutto per bambini e anziani, mentre l’81,8% è convinto della necessità di un uso responsabile dei farmaci automedicazione. A dircelo è la nuova indagine di Human Highway per Assosalute.
Stando alla ricerca, aumenta la fiducia nel medico di famiglia (quasi 12 punti percentuali guadagnati rispetto al 2020). Inoltre rispetto a cinque anni fa cresce la quota di chi sceglie di curarsi in autonomia con farmaci da banco che conosce bene: lo fa quasi il 20% dei rispondenti, contro il 14,6% del 2020.
Resta fondamentale la figura del farmacista, punto di riferimento nel 23,5% dei casi. E questo anche se i giovani si affidano più spesso a internet (fino al 18% tra gli under 24) e agli strumenti di intelligenza artificiale.
Per quanto concerne i rimedi, i farmaci da banco sono scelti dal 64,4% della popolazione, seguiti da integratori e vitamine (16,9%) e dagli antibiotici (15,4%): l’uso, seppur in calo, resta diffuso, soprattutto tra i giovani (18-24 anni 30,9%) e gli uomini (18,8% vs. 11,9% donne). Ma attenzione: questi medicinali non servono contro i virus. “Ricordiamo che vanno assunti solo in caso di complicanze batteriche a fronte di una prescrizione medica: abusarne – ammonisce Pregliasco – favorisce l’antibiotico-resistenza e non aiuta contro i virus”.
Quanto ai vaccini…
Interessante il capitolo vaccini: il 59% degli italiani riconosce la vaccinazione come strumento fondamentale di protezione, ma solo il 36,6% dichiara di volerla fare nella prossima stagione. La propensione è più alta tra gli over 65 (57,3%) e tra chi la considera ormai una routine (41%). Tra le motivazioni dei no, la percezione di una bassa gravità dell’influenza e la convinzione di ammalarsi raramente.
“La vaccinazione resta la misura più efficace per proteggere sé stessi e i propri cari, soprattutto i più fragili”, ribadisce Pregliasco. “Non garantisce l’assenza totale dei sintomi, ma riduce il rischio di complicanze gravi. È importante cogliere ogni occasione per vaccinarsi, anche integrando più vaccinazioni nello stesso appuntamento”, conclude.


