È uno dei componenti essenziali delle cellule, ma spesso finiamo per sottovalutarne l’importanza, almeno finchè i valori non ‘sballano’. Parliamo di colesterolo: è troppo alto in circa 1 italiano su 4, cosa che aumenta il pericolo di malattie cardiovascolari. Ma la buona notizia è che bastano piccoli interventi per abbassarlo, come fare esercizio fisico regolarmente, seguire una dieta sana e – soprattutto – perdere peso.
Stando infatti a uno studio americano, pubblicato sul ‘Journal of Clinical Endocrinology & Metabolism’ da un team della Mayo Clinic, per ogni chilo perso il colesterolo scende di 1,28 mg/dL.
E i cardiologi italiani lo confermano. “L’ipercolesterolemia deve essere considerata il fattore di rischio principale alla base delle malattie che interessano il cuore e il sistema cardiocircolatorio”, ha sottolineato Pasquale Perrone Filardi, presidente della Società italiana di cardiologia.
“Un’indagine condotta a livello globale da ricercatori italiani e pubblicata su Nature Reviews Cardiology, ha riscontrato che, il colesterolo alto ha comportato disabilità in oltre 98 milioni di individui e ha provocato 4,4 milioni di decessi, con un enorme carico sanitario”. Ecco perchè nasce ‘E tu, hai a cuore il tuo cuore?’, una campagna di infromazione promossa dalla Fondazione Cuore e Circolazione ‘Il Cuore Siamo Noi’ della Sic, annunciata in vista della Giornata mondiale del cuore.
Cuore: l’età biologica ‘chiave’ per la salute cardiovascolare
Colesterolo: lo spot per conoscerlo meglio
Per diffondere le informazioni salva-cuore, si è scelto di ricorrere al piccolo schermo. Uno spot ad hoc andrà in onda sulle reti RAI e Mediaset dal prossimo autunno, per promuovere su scala nazionale il messaggio della prevenzione del colesterolo come pilastro della tutela della salute cardiovascolare, ha detto Francesco Barillà, presidente della Fondazione Cuore e Circolazione ‘Il Cuore Siamo Noi’.
“Per ridurre il rischio di infarto e ictus – ha aggiunto – è importante mantenere bassi i livelli di colesterolo Ldl. Vanno bene attenzionati i valori di normalità sui responsi dei laboratori di analisi in quanto, essendo basati su valori medi della popolazione in generale, non possono e non debbono essere considerati” corretti “per coloro che avendo già avuto un infarto, sono ad altissimo rischio”.
Ma secondo i dati dell’Osservatorio Passi dell’Istituto Superiore di Sanità, solo il 18% delle persone sa di avere il colesterolo alto.
Perdere peso protegge il cuore
Torniamo alla ricerca che ha valutato l’associazione tra perdita di peso e variazioni del profilo lipidico, colesterolo totale, Ldl, Hdl e trigliceridi, in adulti sovrappeso od obesi. Gli autori hanno analizzato 73 studi clinici per un totale di 32.496 partecipanti, con un’età media di 48 anni e un peso medio di 101,6 kg.
I risultati “hanno mostrato una relazione proporzionale tra perdita di peso e miglioramento del profilo lipidico. Dopo 12 mesi di interventi sullo stile di vita, ogni chilo perso era associato a una riduzione media di 4 mg/dL dei trigliceridi, 1,28 mg/dL del colesterolo Ldl e a un incremento di 0,46 mg/dL del colesterolo Hdl, quello ‘buono’. I ricercatori della Mayo Clinic hanno quindi mostrato come scendere anche solo di un chilo, già aiuti a ridurre i livelli di colesterolo”, ha sintetizzato Barillà.
Non solo colesterolo
Ma attenzione: nelle nuove linee guida per la gestione e il trattamento delle dislipidemie, prodotte da European Society of Cardiology (ESC) ed European Atherosclerosis Society (EAS), il colesterolo totale non viene più considerato un parametro utile per la valutazione del rischio cardiovascolare.
A pesare sono infatti il colesterolo cattivo e una new entry, la lipoproteina(a). Come ha precisato Gianfranco Sinagra, presidente eletto della Sic, “il colesterolo totale perde di fatto ogni rilevanza clinica: potrà continuare a essere riportato negli esami di laboratorio, ma non ha più alcuna utilità né per stratificare il rischio né per guidare le decisioni terapeutiche. Rimane invece centrale il livello dell’Ldl, riconosciuto come causa diretta di aterosclerosi e quindi principale bersaglio terapeutico”.
La proteina super cattiva
La lipoproteina(a) è un tipo particolare di particella lipidica simile al colesterolo Ldl, ma molto più pericolosa e per questo denominata anche colesterolo ‘super cattivo’.
La presenza di una coda proteica, l’Apolipotroteina (a), “rende le molecole più aterogene di molte altre particelle e il sangue più appiccicoso, aumentando il rischio di trombi e aterosclerosi”, ha spiega Ciro Indolfi, presidente della Federazione Italiana di Cardiologia.
Le indicazioni ESC “raccomandano che la Lp(a) venga misurata almeno una volta nella vita in ogni adulto, idealmente in occasione del primo profilo lipidico, l’esame che misura la concentrazione di diversi grassi nel sangue, o, se questo è già stato effettuato, al successivo. Valori superiori a 50 mg/dL (≥105 nmol/L) devono essere considerati un importante fattore capace di spostare un individuo in una categoria di rischio cardiovascolare più elevata”.
Per la Giornata mondiale del cuore si ‘studia’ la prevenzione
Ma davvero è possibile proteggere la salute del nostro cuore? Accende i fari sulla prevenzione lo studio scientifico randomizzato e controllato di portata nazionale, finanziato dal ministero della Salute, che vede la partecipazione di ben 17 Istituti di Ricovero e Cura a Carattere Scientifico (Irccs), tra cui il San Raffaele di Roma.
Obiettivo di ‘Al Cuore della Prevenzione/ CVrisk-IT’ – come ricordano dall’Irccs romano in occasione della Giornata mondiale del 29 settembre – è quello di capire se l’integrazione di informazioni complementari sulla salute (derivanti, per esempio, da immagini radiologiche o dati genetici) aiuti a stimare meglio il rischio che una persona sviluppi una malattia cardiovascolare nei successivi 10 anni.
Allo screening può partecipare gratuitamente chiunque abbia tra i 40 e gli 80 anni, senza precedenti di malattie cardiovascolari diagnosticate (eccetto ipertensione) o diabete.
“Lo studio – ha detto Massimo Volpe, Responsabile dell’Area Prevenzione Cardiovascolare del San Raffaele – integra le valutazioni cliniche tradizionali con strumenti innovativi, dall’imaging cardiovascolare per l’identificazione precoce di lesioni subcliniche, fino all’analisi genetica tramite polygenic risk score, con l’obiettivo di definire strategie di prevenzione sempre più mirate e personalizzate”.

