Invecchiamento: se accelera è colpa del fumo di papà

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L’attenzione degli scienziati di tutto il mondo è concentrata sulI’invecchiamento: da una parte c’è chi punta a rallentarlo, dall’altra chi si concentra sui fattori che lo accelerano. Ebbene, la buona notizia è che un team di studiosi britannici ha individuato un potenziale farmaco naturale che prolunga la durata della vita.

La cattiva, invece, arriva da un’ateneo norvegese: gli scienziati hanno scoperto quella che potremmo giudicare una ‘colpa dei padri’. I figli di  papà fumatori finiscono infatti per invecchiare più rapidamente, se il genitore ha iniziato durante la pubertà.

Il nuovo composto naturale che rallenta l’invecchiamento

Partiamo ora dal composto naturale: i ricercatori della School of Biological and Behavioural Sciences della Queen Mary University di Londra, utilizzando il lievito, hanno dimostrato che un inibitore della TOR prolunga la durata della vita cronologica.

Pubblicata su ‘Communications Biology’ da Juhi Kumar, Kristal Ng e Charalampos Rallis, la ricerca mostra come farmaci e metaboliti naturali possano influenzare la longevità colpendo questo particolare bersaglio.

La TOR è una via di segnalazione attiva sia negli esseri umani che nel lievito. Si tratta di un regolatore della crescita e dell’invecchiamento, fondamentale nelle malattie legate all’età come il cancro e la neurodegenerazione. Farmaci come la rapamicina si stanno rivelando promettenti nel prolungare la durata della vita in buona salute negli animali.

Il nuovo prodotto studiato dal team si chiama Rapalink-1, ed è un inibitore della TOR di nuova generazione, al momento in fase di studio contro il cancro. I ricercatori hanno scoperto che non solo rallenta la crescita delle cellule di lievito, ma ne prolunga significativamente la durata della vita.

Le prospettive (con molta cautela)

Inaspettatamente, lo studio ha rivelato un ruolo chiave per un insieme di enzimi chiamati agmatinasi. “Dimostrando che le agmatinasi sono essenziali per un invecchiamento sano, abbiamo scoperto un nuovo livello di controllo metabolico sul TOR, che potrebbe essersi conservato negli esseri umani”, ha affermato Rallis. “Poiché l‘agmatina è prodotta attraverso la dieta e dai microbi intestinali, questo lavoro può aiutare a spiegare in che modo l’alimentazione e il microbioma influenzino l’invecchiamento”.

Esistono già integratori a base di agmatina, ma attenzione: “Dovremmo essere cauti nel consumare agmatina per la longevità. I ​​nostri dati – avverte Rallis – indicano che l’integrazione di agmatina può essere benefica per la crescita solo quando alcune vie metaboliche legate alla degradazione dell’arginina sono intatte. Inoltre l’agmatina non sempre promuove effetti benefici ma può contribuire a determinate patologie”.

Il fumo di papà accelera l’invecchiamento

E ora passiamo alla ricerca presentata al Congresso della European Respiratory Society (ERS) di Amsterdam, che mette sotto accusa il fumo. I ricercatori hanno riscontrato segni di un invecchiamento biologico più rapido rispetto all’età scritta sulla carta d’identità delle persone i cui padri hanno iniziato con le sigarette prima dei 15 anni.

Il fatto è che fumare durante la pubertà può causare danni agli spermatozoi in via di sviluppo, che possono essere trasmessi ai loro figli.

La ricerca ha incluso un gruppo di 892 persone tra i 7 e i 50 anni, che hanno partecipato a uno studio fornendo campioni di sangue per le analisi. I campioni sono stati analizzati per individuare eventuali cambiamenti epigenetici, quindi i ricercatori hanno applicato tre diversi punteggi per misurare l’invecchiamento biologico. Grazie a un questionario sono state indagate anche le abitudini in fatto di fumo (comprese quelle dei genitori).

“Il nostro gruppo di ricerca aveva già dimostrato che fumare durante la pubertà può danneggiare non solo la persona che fuma, ma anche i suoi futuri figli. In questo nuovo studio, abbiamo voluto capire” se il ‘vizio’ dei genitori durante la pubertà “potesse influenzare l’invecchiamento biologico dei figli”, ha spiegato Juan Pablo López-Cervantes dell’Università di Bergen, Norvegia.

Il messaggio ai ragazzi

Il team ha scoperto che le persone con padri che avevano iniziato a fumare durante la pubertà, mostravano in media dai nove mesi a un anno in più rispetto all’età cronologica. Se i soggetti erano stati fumatori, il divario è risultato maggiore (dai 14 ai 15 mesi).

“Sebbene questa ricerca sia ancora agli inizi – ha concluso Juan Pablo López-Cervantes – riteniamo che i nostri risultati siano importanti per i ragazzi che fumano o consumano prodotti a base di nicotina. Un maggiore impegno per prevenire il consumo di tabacco nell’adolescenza” potrebbe apportare benefici non solo alle generazioni attuali, “ma anche a quelle future”.

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