Cambiano le generazioni, ma parlare di sesso e salute maschile resta una sfida. A fare la differenza è anche l’età: i giovani sono più aperti al dialogo sulla sessualità, ma in presenza di disturbi preferiscono confidarsi con partner, amici o familiari piuttosto che rivolgersi a un medico. Gli uomini più maturi si affidano invece al medico di base o allo specialista già ai primi sintomi.
A dircelo, in occasione del lancio in Italia della nuova formulazione orodispersibile (che si scioglie rapidamente in bocca) della celebre ‘pillola blu’ a base di sildenafil, è Viatris, azienda globale che opera nell’ambito della salute. I risultati della survey, condotta in collaborazione con IQVIA da luglio a settembre su un campione di 1.000 uomini tra i 18 e i 70 anni, sono utili a capire in che modo gli italiani si rapportano con questo tema.
Da una parte cresce l’attenzione al benessere generale e viene riconosciuta l’importanza della sfera sessuale, dall’altra persistono imbarazzo e difficoltà a chiedere aiuto in caso di problemi come la disfunzione erettile. Con differenze significative tra le generazioni.
Sesso: Gen Z più aperta ma meno incline a parlare col medico
I giovani della Gen Z appaiono più aperti e si attivano immediatamente in presenza di un problema di tipo sessuale, ma preferiscono parlarne con amici e familiari prima di affidarsi a un clinico. I Millennial sono più attendisti: non si muovono ai primi sintomi e rimandano il confronto con il medico, ricercando anch’essi soluzioni autonome o parlandone con il partner o gli amici. Gen X e Boomer, infine, sono meno attenti alla prevenzione, ma più inclini nel rivolgersi ai primi sintomi al medico di base o allo specialista.
Un tema ‘spinoso’
Un uomo su due dichiara di impegnarsi a mantenersi in buona salute, adottando stili di vita sani. Questa sensibilità è particolarmente marcata tra i più giovani. Quando si guarda alla sfera più intima, però, il quadro che emerge è più sfumato.
Sei uomini su dieci riconoscono che il sesso è fondamentale per la vita di coppia e per l’autostima, eppure quasi la metà (45%) degli intervistati non si sente soddisfatta del proprio benessere sessuale. I giovani appaiono meno inclini a considerare determinante questo aspetto, mentre gli uomini di mezza età e gli over 60 lo ritengono più importante per la propria qualità di vita, pur ammettendo che con il passare degli anni la soddisfazione possa diminuire.
Insomma, parlare dei problemi sessuali resta in generale ancora difficile per gli uomini italiani: quattro su cinque non si sentono a proprio agio nel condividere con qualcuno le proprie difficoltà in questo ambito. È interessante notare che la Gen Z sembra più disinvolta, ma quando il problema diventa concreto emergono insicurezze e fragilità che rendono difficile il confronto con il medico.
Le barriere tra paziente e medico
Così solo un uomo su cinque si attiva ai primi sintomi di un problema sessuale. Questo atteggiamento si differenzia nettamente a seconda delle generazioni: i più giovani si dicono pronti ad agire subito in caso di problemi sessuali, ma tendono a cercare di risolvere la cosa da soli, chiedendo consigli informali ad amici e familiari.
I Millennial si affidano agli stessi interlocutori, oltre al mondo online, ma solo alla comparsa di sintomi più importanti o evidenti. La Gen X e i Boomer, invece, attendono che il problema diventi persistente per rivolgersi poi direttamente al medico di medicina generale – primo punto di riferimento per il 52% degli intervistati, soprattutto al Centro e al Nord – o allo specialista (35%), con una prevalenza al Sud.
Non stupisce poi che sei uomini su dieci si dicano ancora a disagio nell’affrontare l’argomento con un medico. Imbarazzo e vergogna (33%), la paura del giudizio (24%) e la difficoltà a trovare le parole giuste (12%) rappresentano un ostacolo. Quest’ultima spiegazione, insieme al timore di essere percepiti come deboli o fragili, è più frequente nei giovani, mentre tra i più maturi pesa la scarsa abitudine a rivolgersi a un medico per problemi intimi (23%).
L’età influenza anche la tipologia di specialista a cui ci si rivolge. Se le generazioni più avanti con gli anni prediligerebbero l’urologo o l’andrologo (1 su 2), circa 1 su 3 tra i più giovani sceglierebbe di rivolgersi a uno psicologo.
Disfunzione erettile: i numeri in Italia
La disfunzione erettile riguarda circa 3 milioni di uomini in Italia, con una prevalenza globale del 13% (pari al 2% tra 18 e 34 anni e al 48% oltre i 70 anni). “Nella mia esperienza clinica vedo ogni giorno come il dialogo tra medico e paziente sia fondamentale per affrontare queste problematiche e arrivare a soluzioni efficaci”, commenta Emmanuele Jannini, ordinario di Endocrinologia e Sessuologia Medica all’Università di Roma Tor Vergata.
“Eppure, gli uomini che riescono a chiedere aiuto per le loro difficoltà sessuali sono ancora troppo pochi: molti, anche tra i più giovani, restano legati a retaggi del passato, temendo che ammettere un problema intimo sia segno di debolezza o poca virilità. In questo ambito più che in altri, nel corso del tempo noi medici ci siamo resi conto dell’importanza di creare un vocabolario appropriato per parlare dei disturbi della sessualità maschile e il nostro compito oggi è aiutare i pazienti a usare queste parole, così da abbattere lo stigma e trovare la soluzione più adatta a ognuno”, dice Jannini.
La disfunzione erettile può essere legata a diversi fattori, di natura psicologica, cardiovascolare o metabolica e non va sottovalutata. Spesso rappresenta un indicatore precoce di patologie cardiovascolari come infarto e ictus.
“È fondamentale abbattere lo stigma e favorire un confronto più aperto sulla sessualità, così da incoraggiare un numero crescente di uomini a rivolgersi al medico per ricevere una diagnosi precoce, il supporto necessario per affrontare serenamente questa situazione con il partner e la terapia più adatta”, conclude Fabio Torriglia, Country Manager di Viatris in Italia. “La nuova formulazione, una soluzione rapida e discreta, conferma la nostra volontà di innovare costantemente e mettere al centro i bisogni delle persone, garantendo l’accesso a nuove opzioni terapeutiche ad un numero sempre più ampio di pazienti”.

