Piccoli nativi digitali crescono, con non poche difficoltà. Dormono meno, si muovono meno, parlano meno e sono più ansiosi e soli. A calcolare il prezzo della rivoluzione tech pagato dai bambini italiani (e non) è la Società Italiana di Pediatria (Sip), che invita i genitori a correre ai ripari.
Ogni anno guadagnato senza digitale, assicurano gli esperti, è un investimento sulla salute mentale, emotiva, cognitiva e relazionale dei bambini. Cosa fare? Breve sintesi per i genitori: meglio evitare l’uso di questi dispositivi sotto i 2 anni, mentre il primo smartphone dovrebbe arrivare solo dopo i 13 anni.
Genitori ‘multati’ al ristorante, i rischi di una società bambinofobica
L’overdose di dispositivi digitali ha un prezzo
“L’esperienza della pandemia ha aumentato in modo significativo l’esposizione dei minori agli schermi, con un tempo medio giornaliero cresciuto di 4–6 ore, raddoppiato rispetto ai livelli pre-pandemici. Questo cambiamento ha reso ancora più necessario un aggiornamento delle precedenti raccomandazioni”, ha spiegato Rino Agostiniani, presidente Sip.
I nuovi dati e le raccomandazioni della Commissione sulle Dipendenze Digitali Sip sono stati presentati in Senato agli Stati Generali della Pediatria 2025. Frutto dell’analisi di oltre 6.800 studi, il lavoro esamina gli effetti dell’uso di smartphone, tablet, videogiochi, social media sulla salute fisica, cognitiva, mentale e relazionale dei piccoli.
Occhio agli stimoli e niente smartphone fino a 13 anni
Pensiamo solo che 30 minuti in più al giorno di uso dei dispositivi digitali possono raddoppiare il rischio di ritardo del linguaggio nei bambini sotto i 2 anni. Ogni ora davanti agli schermi riduce il sonno di circa 15 minuti nei bambini tra 3 e 5 anni. E oltre 50 minuti al giorno di schermi si associano a un maggior rischio di ipertensione pediatrica e – tra i 3 e i 6 anni – di sovrappeso.
“L’età pediatrica è una fase di straordinaria vulnerabilità e crescita – avverte Agostiniani – il cervello continua a formarsi e a riorganizzarsi per tutta l’infanzia e l’adolescenza. Una stimolazione digitale precoce e prolungata può alterare attenzione, apprendimento e regolazione emotiva. Posticipare l’accesso autonomo a Internet e l’età del primo smartphone almeno fino ai 13 anni è un investimento in salute, equilibrio e relazioni. Dobbiamo restituire ai bambini tempo per annoiarsi, per muoversi, per giocare e per dormire. La presenza e l’esempio degli adulti restano la prima forma di prevenzione digitale”.
Sotto i 13 anni “l’eccesso di schermi è associato a ritardi del linguaggio, calo dell’attenzione e peggioramento del sonno. Negli adolescenti vediamo crescere ansia, isolamento, dipendenza dai social e perdita di autostima”, assicura Elena Bozzola, coordinatrice della Commissione Dipendenze Digitali Sio. Insomma, “più esperienze reali, meno digitale non supervisionato: è questa la vera sfida educativa di oggi”.
Le raccomandazioni per l’uso dei dispositivi digitali
Ecco allora le indicazioni dei pediatri:
Evitare l’accesso non supervisionato a Internet prima dei 13 anni per i rischi legati all’esposizione a contenuti inappropriati;
Rinviare l’introduzione dello smartphone personale almeno fino ai 13 anni per prevenire conseguenze sullo sviluppo cognitivo, emotivo e relazionale;
Ritardare il più possibile l’uso dei social media, anche se consentiti per legge;
Evitare l’uso dei dispositivi durante i pasti e prima di andare a dormire;
Incentivare attività all’aperto, sport, lettura e gioco creativo;
Mantenere supervisione, dialogo e strumenti di controllo costanti in tutte le fasce d’età.
È importante inoltre promuovere a scuola l’educazione digitale consapevole, mentre i pediatri dovrebbero valutare regolarmente le abitudini digitali dei bambini e fornire consulenza preventiva alle famiglie.
Confermate le raccomandazioni già emanate nel 2018: niente dispositivi sotto i due anni, limitarli a meno di un’ora al giorno tra i 2 e i 5 anni e a meno di due ore dopo i 5 anni, sotto il controllo dell’adulto.
Dipendenze digitali, miopia e cyberbullismo
Fra le insidie per i ragazzini, c’è l’Internet Gaming Disorder: varia dall’1,7% al 10,7%, mentre l’uso problematico dello smartphone riguarda fino al 20% dei giovani, con alterazioni cerebrali simili a quelle osservate nelle dipendenze da nicotina.
Aumentano poi i casi di affaticamento visivo, secchezza oculare e miopia precoce, aggravati dalla scarsa esposizione alla luce naturale.
Non solo: il cyberbullismo è in crescita anche tra i più piccoli (+26% tra 10 e 13 anni). E le vittime presentano un rischio triplo di ideazione suicidaria. L’esposizione a contenuti violenti o sessualmente espliciti aumenta aggressività e disagio emotivo.
“La tecnologia è uno strumento straordinario – concludono i pediatri – ma deve entrare nella vita dei ragazzi al momento giusto, quando hanno la maturità per gestirla. Accompagnarli in questo percorso è una responsabilità condivisa tra famiglie, scuola e pediatri”.


