L’influenza inizia a salire in Italia. Nella settimana dal 10 al 16 novembre si registra “un tasso di positività in aumento” rispetto alla settimana precedente. Stando all’ultimo report del sistema di sorveglianza RespiVirNet dell’Istituto superiore di sanità, i virus respiratori hanno messo a letto circa 446.483 italiani, per un totale di circa 2.185.451 a partire dall’inizio della stagione.
“Come si pensava, il virus dell’influenza inizia ad apparire con una incidenza che lievemente aumenta di settimana in settimana”, commenta a Fortune Italia Massimo Ciccozzi, responsabile dell’unità di Statistica medica ed Epidemiologia del Campus Bio-Medico di Roma. Ma vediamo meglio i dati.
Influenza e virus respiratori
L’incidenza di casi stimati di infezioni respiratorie acute è stabile e pari a 7,91 casi per 1.000 assistiti (erano 7,64 nell’ultimo bollettino). L’incidenza più elevata è ancora fra i bimbi piccoli: a 0-4 anni siamo a circa 25,7 casi per 1.000 assistiti.
Nella settimana in esame si registra un tasso di positività in diminuzione per il Sars-CoV-2, mentre per il virus respiratorio sinciziale (Vrs) il tasso rimane basso. Dalle analisi effettuate sui campioni, l’11,2% è risultato positivo al virus influenzale, quasi sempre di tipo A. Quanto agli altri virus respiratori, spicca ancora una volta il 16,9% del Rhinovirus. “I Rhinovirus la fanno da padrone in questo inizio di stagione”, commenta l’epidemiologo.
Influenza: il sottoclade K e il vaccino
“All’inizio di questo mese, un gruppo di ricercatori canadesi ha pubblicato i primi dati sull’influenza per la stagione 2025-26, lanciando un avvertimento: è stata osservata una discrepanza tra il ceppo del vaccino antinfluenzale stagionale e quello che sta emergendo come quello dominante in questa stagione: il sottoclade H3N2 K. Sulla base dei primi rapporti provenienti da Giappone e Regno Unito, i ricercatori canadesi hanno voluto pubblicare questi dati per incoraggiare una maggiore sorveglianza”, segnala l’epidemiologo.
Le informazioni di sequenziamento raccolte durante la stagione influenzale 2024-25 nell’emisfero settentrionale hanno mostrato mutazioni del virus influenzale A tra le varianti H3N2 emergenti dell’emisfero settentrionale e meridionale rispetto ai ceppi di riferimento del vaccino sottoclade J 2024-25 e sottoclade J.2 aggiornato 2025-26, utilizzati per formulare il vaccino attuale”, continua Ciccozzi ricordando che H3N2 e H1N1 sono entrambi ceppi di virus A.
“Questo sottoclade K è emerso alla fine della stagione nell’emisfero australe, dopo che l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha scelto il ceppo per il vaccino, che è la sottoclasse J2. Da qui purtroppo chi non studia e non osserva i dati lancia messaggi di preoccupazione inesatti: si tratta di una deriva importante, non di un cambiamento. Ovvero si tratta dello stesso sottotipo che circola nella popolazione umana dal 1968. Ma ogni stagione il virus evolve per eludere l’immunità, e in alcune stagioni ha relativamente più successo di altre. Comunque sembra che i siti di mutazione non abbiano influenzato l’efficacia dei farmaci antivirali e le mutazioni non sono associate a un aumento della virulenza o della gravità“.
L’esperto invita comunque alla cautela: se l’efficacia del vaccino dovesse ridursi significativamente, “ci si dovrebbe aspettare un aumento dei casi di influenza. Quindi la sorveglianza è fondamentale per determinare quanta protezione offrono i vaccini antinfluenzali”, conclude Ciccozzi.

