Medicina: la corsa della scienza e le 3 P che cambiano le cure

medicina Anelli

Tre P stanno rivoluzionando la medicina. Oggi infatti è “sempre più personalizzata, predittiva e preventiva: strumenti diagnostici avanzati, vaccini innovativi e terapie mirate stanno cambiando il volto dell’assistenza sanitaria e migliorando la qualità della vita di milioni di persone”. Parola di Filippo Anelli, presidente della Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri (Fnomceo), che in questi giorni a Roma ha presentato la nuova campagna di comunicazione ideata dalla Federazione: un inno al progresso scientifico e al ruolo dei medici nel trasformare ogni scoperta in cura.

“Dall’intelligenza artificiale applicata alla diagnosi precoce e allo sviluppo di farmaci, alla terapia genica capace di riscrivere il futuro dei bambini affetti da malattie genetiche; dalla stampa 3D di tessuti e organi artificiali, fino ai nuovi trattamenti per malattie complesse come l’Alzheimer e l’obesità: negli ultimi anni la ricerca medica ha compiuto passi straordinari”. Progressi che vanno raccontati.

La corsa della scienza

E proprio questo è l’obiettivo della campagna: cercare di catturare la velocità dell’evoluzione della medicina. Una corsa, quella della scienza, resa possibile da chi dedica la propria vita alla salute delle persone.

L’immagine simbolo, una dottoressa che corre, rappresenta l’energia, la determinazione e la tensione verso il futuro che animano la comunità scientifica. Obiettivo valorizzare il contributo dei medici al progresso della ricerca e alla traduzione delle innovazioni scientifiche in terapie disponibili per i pazienti.

 

Tecnologia e altre sfide per la sanità (e la medicina)

Dopo la pandemia “la sanità sta attraversando una fase di criticità strutturale correlata alle difficoltà della finanza pubblica, ma anche a difficoltà legate ai processi di digitalizzazione”, ha detto Anelli.

Un cambiamento che “coinvolge tutti: noi medici, chiamati a integrare nuovi strumenti, nuovi linguaggi e nuove logiche operative; ma anche i cittadini, che si trovano a navigare su piattaforme digitali, portali sanitari e a dover familiarizzare con ambienti digitali per ottenere referti automatizzati. Questo significa che la digitalizzazione coinvolge il rapporto medico–paziente e modifica, inevitabilmente, la modalità di erogazione del servizio”.

È dunque naturale che emergano dubbi e incertezze, tanto negli operatori quanto nelle persone. “La tecnologia promette molto, ma cambia le abitudini, e ogni cambiamento porta con sé una quota di inquietudine. Vorrei però dire con chiarezza che l’incertezza, quella che proviamo quando navighiamo in mare aperto, non deve spaventarci. La trasformazione non è un elemento estraneo alla medicina: è parte costitutiva della medicina stessa”.

“Ecco allora il punto: la sfida tecnologica e la trasformazione delle modalità di erogazione del servizio al cittadino ci pone di fronte a un tema che dovremmo riconoscere dentro di noi, poiché fa parte del nostro patrimonio più intimo ed esperienziale: per un medico l’incertezza è il terreno storico del mestiere. Ed è quindi questa incertezza che ci deve spingere a immaginare nuovi modi per essere di servizio”, ha concluso Anelli. Una bella sfida per i ‘camici bianchi’ nell’era dell’AI. Ma in realtà la sfida coinvolge anche i cittadini e la priorità per tutti è quella di ‘stare al passo’ con i progressi della scienza, senza perdere umanità.

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