L’Hiv in Italia c’è ancora e i numeri continuano a essere importanti, forse perché di questa infezione e di Aids si parla ancora troppo poco. I numeri però non mentono: sono state 2.379 le nuove diagnosi di Hiv nel 2024 nel nostro Paese, con incidenze più alte (≥4,5 casi per 100.000 residenti) osservate in Lazio, Toscana ed Emilia-Romagna.
“Abbiamo almeno 15.000 persone in Italia che hanno l’infezione da Hiv senza saperlo: questo è il serbatoio su cui insistere, perché oggi sappiamo che chi viene curato non trasmette più la malattia, abbiamo raggiunto l’U=U, Undetectable=Untrasmittable, qualche cosa di eccezionale che dimostra l’efficacia dei farmaci”, spiega a Fortune Italia Massimo Andreoni, direttore scientifico della Società Italiana di Malattie Infettive e Tropicali (Simit) e componente del Consiglio Superiore di Sanità, a margine dell’evento “IST – Hiv Call 2025: quali opportunità di gestione e prevenzione per l’emergenza sanitaria silente”, organizzato da Cencora-Pharmalex con il patrocinio dell’Istituto Superiore di Sanità, della Simit, di Federchimica Assobiotec e con il contributo non condizionato di ViiV Healthcare Italia.
I numeri dell’Hiv in Italia
Ma chi sono gli italiani che oggi si scoprono infetti? Stando ai dati 2024 nel 79% dei casi si tratta di maschi, con un’età mediana di 41 anni. Ma c’è anche il problema dei giovani: “Oggi si parla troppo poco di questa e delle altre infezioni sessualmente trasmesse – evidenzia Elisa Pirro della Commissione Bilancio del Senato – Occorre fare di più, partendo dalla corretta informazione ed entrando nelle scuole”. Insomma, bisogna riaccendere i riflettori su questo virus.
Anche perché abbiamo a disposizione nuove strategie preventive e terapie Long-Acting che possono contribuire a contenere l’infezione da Hiv, agendo sull’aderenza al trattamento, sia in ambito preventivo che terapeutico. “Grazie alla ricerca le persone con Hiv possono avere una qualità della vita sempre più vicina a quella del resto della popolazione, ma c’è ancora molto da fare: in particolare far emergere le 15.000 persone che hanno l’infezione senza saperlo“, sottolinea Andreoni.
Perché altrimenti il numero delle persone positive continuerà ad aumentare. In questo scenario, evoluzione e innovazione terapeutica rappresentano una grande speranza, in grado di ridurre significativamente non solo il rischio di infezione, ma anche gli esiti gravi.
I vantaggi del Long-Acting
“Un recente studio clinico ha dimostrato che oltre il 90% dei pazienti preferisce passare alla terapia iniettabile Long-Acting dopo un primo trattamento orale. Questo perché è una soluzione che consente più libertà, allontanando così anche lo stigma legato alla malattia”, continua Andreoni. Strategie preventive e di trattamento Long-Acting favoriscono una maggiore aderenza, riducono il rischio di fallimento terapeutico e aumentano l’efficacia della prevenzione. “Noi medici, quando possibile, dobbiamo offrirle alle persone con Hiv. Inoltre la profilassi pre-esposizione deve essere vista come uno strumento di prevenzione alla portata di tutti”, sottolinea lo specialista.
Il Piano nazionale per la prevenzione di queste infezioni
Anche le linee guida aggiornate dell’Organizzazione mondiale della sanità invitano a rendere la Long-Acting PrEP ampiamente disponibile. “Il ministero della Salute – ha detto a margine dell’evento Maria Rosaria Campitiello, Capo Dipartimento della prevenzione, della ricerca e delle emergenze sanitarie – ha recentemente presentato il nuovo Piano Nazionale di Interventi per la prevenzione delle infezioni da Hiv, delle epatiti virali e delle infezioni sessualmente trasmesse per il quinquennio 2024-2028. Si tratta di un documento programmatico che punta a rafforzare le strategie di prevenzione, diagnosi precoce e presa in carico, in linea con gli obiettivi dell’Oms per l’eliminazione delle epatiti virali e per il contenimento dell’Hiv e delle Ist entro il 2030″.
Una delle novità più rilevanti del Piano è “il forte investimento sulla prevenzione combinata, sulla distribuzione gratuita di profilattici e il potenziamento della PrEP, che ancora oggi sconta forti ritardi in termini di accessibilità in Italia e alla quale bisogna dare impulso”.
Durante l’evento, si è discusso della necessità di superare finalmente lo stigma e di rendere le terapie innovative accessibili a tutti i pazienti. “Le malattie infettive e in particolare l’Hiv – ricorda Francesco Saverio Mennini, capo Dipartimento della programmazione, dei dispositivi medici, del farmaco e delle politiche in favore del Servizio sanitario nazionale del ministero – rappresentano ancora oggi una sfida sanitaria rilevante, nonostante i progressi terapeutici. Il ministero della Salute sta lavorando a ridurre l’incidenza delle nuove infezioni, aumentare l’accesso ai test, migliorare il linkage-to-care e favorire l’integrazione tra prevenzione, screening e trattamento, soprattutto nei contesti di maggiore vulnerabilità”.
Non solo: “Siamo consapevoli di quanto sia importante lavorare in una visione di One Health, integrando innovazione e programmazione. Nella lotta all’Hiv è indispensabile favorire strategie di prevenzione e trattamento che ci consentano di raggiungere l’obiettivo dell’Oms di eradicazione dell’epidemia da Hiv entro il 2030. Queste strategie – assicura Mennini – rappresenterebbero un investimento tanto sotto il profilo economico, quanto in termini di qualità di vita e complicanze evitate per i pazienti”.
Unire gli sforzi tenendo la luce accesa sull’Hiv
“È fondamentale mantenere alta l’attenzione sull’Hiv – ha detto in un messaggio Luciano Ciocchetti, Vicepresidente XII Commissione Affari sociali della Camera – La politica deve impegnarsi con forza nella prevenzione e garantire a tutti un accesso equo alle cure più avanzate. Solo una collaborazione autentica tra istituzioni nazionali e regionali, comunità scientifica e associazioni che rappresentano pazienti e comunità coinvolte potrà generare progressi concreti, sia per le persone a rischio sia per chi vive già con il virus”.
Anche perché dalla ricerca sono arrivate preziose terapie. La strada è segnata, come precisa Giordano Madeddu, presidente Sezione L del Comitato Tecnico Sanitario del ministero della Salute. “Per il triennio della mia presidenza contiamo di portare avanti azioni prioritarie incluse nel Piano Nazionale d’Azione per eradicare l’Hiv, le epatiti e le infezioni sessualmente trasmesse. Non ultimo, promuovere l’implementazione della profilassi pre-esposizione, la semplificazione del testing e il rafforzamento della gestione multidisciplinare delle persone in terapia antiretrovirale, incluse quelle più vulnerabili”. Perché solo rinnovando e coordinando gli sforzi, si potrà mettere un freno a questa epidemia silenziosa.


