Autunno, tempo d’influenza. E a fare i conti con questo e altri virus di stagione sono soprattutto i bambini più piccoli. Stando agli ultimi dati RespiVirNet dell’Istituto superiore di sanità (Iss) dal 17 al 23 novembre l’incidenza è salita a 8,96 casi per mille (contro 7,91 nel bollettino precedente). Un trend che non stupisce gli esperti, complice l’abbassamento delle temperature.
A conti fatti nell’ultima settimana la triade di virus formata da influenza, Rhinovirus e Adenovirus hanno messo a letto circa 503.066 connazionali, per un totale di 2.690.274 casi a partire dall’inizio della stagione. E ancora una volta sono i bimbi i più colpiti: i dati segnalano nella fascia 0-4 anni circa 29 contagi per 1.000 assistiti.
Ma allora qual è il consiglio per i genitori? “Il mio è quello di ricorrere al vaccino: dai sei mesi ai sei anni è disponibile una formulazione per spray nasale”, spiega a Fortune Italia il virologo Fabrizio Pregliasco, direttore della Scuola di Specializzazione in Igiene e Medicina Preventiva all’Università degli Studi di Milano. “Per i bambini piccoli, come per gli anziani, l’influenza non è una banalità. Inoltre siamo nella fase di crescita dei casi, ma siamo ancora assolutamente in tempo per vaccinare i piccoli. La vaccinazione è un’opportunità per tutti, ma di sicuro nei due estremi della vita è caldamente raccomandata”.
Influenza e bambini
D’accordo, naturalmente, anche i pediatri. “Stiamo entrando nella fase più intensa della stagione influenzale: è proprio adesso che la prevenzione può fare la differenza nei bambini e, di riflesso, nelle famiglie e nelle scuole”, sottolinea il presidente della Società Italiana di Pediatria (Sip), Rino Agostiniani. La vaccinazione antinfluenzale è raccomandata per tutti i bambini, in particolare tra i 6 mesi e i 6 anni, e per quelli con condizioni croniche che aumentano il rischio di complicanze. Il vaccino antinfluenzale è sicuro ed efficace e consente di ridurre non solo la gravità della malattia, ma anche la diffusione del virus nella comunità, scandiscono i pediatri.
E dunque “il momento migliore per vaccinarsi è adesso: farlo nelle prossime settimane permette ai bambini di arrivare protetti al picco, previsto tra fine dicembre e inizio gennaio”, sottolinea Susanna Esposito, responsabile del Tavolo tecnico Malattie infettive Sip e ordinaria di Pediatria all’Università di Parma. Accanto all’influenza, per i neonati e i lattanti è disponibile la profilassi con anticorpo monoclonale contro il virus respiratorio sinciziale, che riduce bronchioliti e polmoniti nei primi mesi di vita. Le famiglie possono rivolgersi al pediatra di libera scelta o ai centri vaccinali delle Asl per ricevere informazioni, prenotare la vaccinazione antinfluenzale e verificare l’eleggibilità alla somministrazione di nirsevimab.
Influenza: alla scoperta dei virus e del sottoclade K
Per quanto riguarda la caratterizzazione dei virus influenzali, in Italia la percentuale di virus A(H3N2) continua ad essere più elevata rispetto ai virus A(H1N1)pdm09. Quanto ai pazienti ricoverati, ci dice l’Iss, la percentuale di virus A(H1N1)pdm09 e A(H3N2) rimane simile sebbene la proporzione di H3N2 sia in aumento. Ma quest’anno c’è una novità: “La stagione è caratterizzata dall’emergere e dalla rapida diffusione internazionale di un distinto ramo genetico all’interno del sottotipo A(H3N2), denominato sottoclade K“, ricorda a Fortune Italia l’epidemiologo del Campus Bio-Medico Massimo Ciccozzi.
“Dalla metà del 2025, virus appartenenti a questo lignaggio sono stati rilevati in diversi continenti, tra cui Europa, Nord America, Asia, Africa e Oceania, indicando una diffusione sostanziale in un arco di tempo relativamente breve. Le mutazioni su questa variante possono compromettere il riconoscimento degli anticorpi specifici del ceppo, ma questo non indica alcun aumento della patogenicità“, assicura l’esperto.
Le mutazio ni potrebbero influire invece “leggermente la contagiosità, poi però il nostro sistema immunitario prende le misure e combatte tranquillamente il virus. L’aumento del sottoclade K è coerente con l’evoluzione stagionale e la mobilità virale globale piuttosto che l’emergere di una variante ad alto rischio. Dunque la sorveglianza rimane essenziale per monitorare l’ulteriore evoluzione e la suscettibilità antivirale”, conclude Ciccozzi ricordando che il picco dell’influenza si può individuare solo a posteriori.


