Fra dazi, costi delle materie prime e conflitti sta per concludersi un anno “sulle montagne russe” per il settore farmaceutico, come racconta a Fortune Italia Riccardo Zagaria, vicepresidente di Egualia e dal 2019 Ceo di DOC Pharma, oggi uno dei principali operatori italiani nel mercato farmaceutico off-patent. Con qualche criticità in più per chi si occupa di un comparto strategico come quello dei farmaci equivalenti, ma anche risultati importanti.
Sul fronte della legge di Bilancio “ben venga cancellazione del payback dell’1,83% a carico delle aziende sulla spesa farmaceutica nel canale della convenzionata. Ci sono però anche dei punti di criticità”, rileva il manager analizzando le sfide per il comparto in concomitanza con l’esame ancora in corso della Manovra.
Lo 0,65 e la legge quadro sulla farmaceutica
Bene il primo intervento sul payback e il dialogo con l’Esecutivo e il ministero della Salute, mentre sul fronte delle criticità “metterei al primo posto – sottolinea Zagaria a Fortune Italia – l’annoso tema dello 0,65%” che le aziende produttrici degli equivalenti devono riconoscere ai distributori. Una misura che provoca non pochi mal di pancia alle imprese e che, al momento, sembra resterà nella legge di Bilancio. Complessivamente, continua il manager, “la direzione della Manovra è quella giusta. Ma riteniamo che si possa fare di più”.
La sensazione è che l’industria di fatto già guardi oltre la Finanziaria. “La vera sfida è quella del riordino del settore con la nuova legge quadro sulla farmaceutica, cui si lavorerà dall’anno prossimo. A noi – scandisce il manager – sta a cuore la sostenibilità del comparto degli equivalenti, legato a doppio filo a quella del Ssn”.
I numeri degli equivalenti
Vediamo qualche cifra: oggi sono 102 le aziende attive nel settore, che danno lavoro a un totale 10.900 addetti diretti, per un valore della produzione che ha toccato i 6,4 miliardi e 1,6 miliardi di valore aggiunto diretto generato.
“Ma attenzione: come certifica l’ultimo rapporto OsMed dell’Aifa, ci troviamo ad essere fanalino di coda in Europa. Con un paradosso: i farmaci equivalenti sono un pilastro per la sostenibilità del Servizio sanitario nazionale, dal momento che permettono di liberare risorse da destinare all’innovazione, ma la penetrazione di questi medicinali è quasi doppia nelle regioni del Nord Italia, dove pure il reddito pro capite è più elevato. Mentre in coda troviamo il Sud”, meno benestante.
Come è possibile? “Sempre il rapporto OsMed ci dice che i cittadini pagano 1,1 mld di euro in un anno per poter acquistare l’originator: una somma notevole, che potrebbe rimanere nelle tasche degli italiani”, afferma il manager.
Tra forza dei marchi e informazione
Ma allora in che modo vincere la passione dei connazionali per i ‘farmaci originator’ (quelli ‘griffati’)? “Servirebbe una vera campagna di comunicazione per spiegare meglio il valore degli equivalenti. A partire dalla classe medica, fino ad arrivare al farmacista e al cittadino: è necessario collaborare con il ministero della Salute e gli altri attori del sistema per diffondere capillarmente una corretta informazione”. Perché in effetti, ragiona Zagaria, se una persona si trova in farmacia per acquistare un medicinale per un genitore o un figlio malato, alla domanda “vuole l’originale o l’equivalente” la reazione è quella di non risparmiare sulla salute dei propri cari.
Le parole insomma hanno un peso, e forse anche la scelta iniziale del nome – generici da generics – non ha aiutato a spiegare i vantaggi di questi farmaci per il sistema salute. Eppure, stando alle stime di Aifa relative a 10 principi attivi, tra il 2017 e il 2024 sono stati risparmiati circa 5,3 miliardi di euro sulla spesa per i farmaci di classe A rimborsati dal Ssn, dopo l’ingresso degli equivalenti nelle liste di trasparenza.
DOC Pharma: un’azienda in crescita
Oggi l’azienda vanta un portfolio di più di 640 prodotti e “punta a crescere ancora. Ci sono alcune importanti classi di farmaci che nei prossimi anni perderanno la copertua brevettuale – sottolinea il Ceo – d’altra parte negli ultimi anni abbiamo accelerato la diversificazione del portafoglio, entrando in nuovi segmenti di business come l’oftalmologia e l’OTC, come evidenzia il recente lancio della divisione di Muscoril Dolore*, cosa che ci permetterà nei prossimi anni di rafforzare la nostra presenza nei farmaci da automedicazione. Quando sono entrato in azienda – ricorda il manager – l’equivalente pesava il 100% nell’azienda, oggi siamo al 75%: il resto viene dalla scelta di esplorare nuove aree. Siamo entrati anche nel cardiovascolare e nel settore degli integratori alimentari”.
Due direttive: acquisizioni e innovazione
La società, che oggi conta oltre 350 collaboratori ed è sostenuta da investitori internazionali di primo piano come TPG e ICG, non intende fermarsi qui. “Vogliamo consolidare la nostra posizione sugli equivalenti e vogliamo rimanere italiani, investendo e declinando il nostro modello anche in altri ambiti“, chiarisce il manager.
Insomma, il 2026 sarà un anno ricco per DOC Pharma, anche di acquisizioni: “Abbiamo le idee chiare, sappiamo dove andare e come farlo”, sorride Zagaria, senza svelare troppo.
Quanto alla ricerca di nuovi talenti in un settore in rapida evoluzione, “abbiamo una totale autonomia decisionale, siamo aperti all’innovazione e stiamo investendo molto sull’intelligenza artificiale, sia con risorse interne che esterne. Questo perchè – afferma il Ceo – siamo convinti che le più recenti tecnologie possano portare nuovi servizi e risparmi per i cittadini italiani”.
Dunque le due direttive per il futuro dell’azienda sono “innovazione da una parte e acquisizioni dall’altra, con l’obiettivo di consolidare la posizione dei farmaci equivalenti in Italia. Sapendo – conclude Zagaria – che il dialogo con le istituzioni resta fondamentale per salvaguardare questo comparto, prezioso per un Paese che guarda al futuro”.


