La primavera è alle porte. Le giornate si allungano, le temperature salgono e l’aria si riempie di pollini. Per molti è la stagione della ripartenza, per altri l’inizio di settimane fatte di starnuti continui, occhi arrossati e naso congestionato. La rinite allergica torna protagonista e riguarda circa il 25% degli italiani. Una condizione diffusa, ma ancora sottovalutata, che con l’arrivo della primavera tende a riacutizzarsi e a incidere sulla quotidianità più di quanto si pensi.
Una patologia comune, ma poco riconosciuta
Non si tratta solo di fastidi passeggeri. La rinite allergica è una reazione infiammatoria a sostanze come pollini, acari, muffe o epiteli animali. Può compromettere il sonno, la concentrazione e la qualità della vita.
“Emergono ancora ritardi diagnostici e un’applicazione disomogenea delle linee guida”, afferma Francesco Murzilli, presidente dell’associazione allergologi immunologi italiani territoriali e ospedalieri. “Risulta prioritario rafforzare la formazione per garantire il riconoscimento precoce della patologia”.
Il problema riguarda anche le fasce più giovani. Negli ultimi cinque anni la prevalenza è aumentata del 10% tra i giovani adulti e del 15% tra i bambini.
Pollini, clima e inquinamento: perché i sintomi aumentano
L’aumento dei casi non è casuale. I cambiamenti climatici stanno prolungando la stagione pollinica, mentre l’inquinamento atmosferico intensifica i sintomi.
Questo significa esposizioni più lunghe e più intense, con un impatto diretto sulla salute respiratoria. Per chi soffre di allergie, la primavera non è più un periodo limitato, ma una fase che tende ad allungarsi nel tempo.
Il peso sulla qualità della vita
Oltre ai sintomi fisici, la rinite allergica ha un impatto più ampio. “La patologia può avere un impatto significativo anche sulla qualità della vita, sulla produttività e sul benessere generale delle persone”, sottolinea Riccardo Asero, specialista in Allergologia e Immunologia clinica.
In Europa i costi diretti variano tra 160 e 550 euro all’anno per paziente, mentre quelli indiretti possono superare i 2.400 euro nei casi non trattati.
Le ‘smorfie’ che raccontano la malattia
Per raccontare questo impatto nasce la campagna “Scatti di rinite: le smorfie che non fanno ridere”, ospitata a Milano alla Cascina Cuccagna. Il progetto utilizza la fotografia per mostrare il volto reale della patologia.
Gli scatti del fotografo Giorgio Galimberti catturano non solo i sintomi visibili, ma anche la dimensione emotiva. “Ogni scatto non è solo una fotografia: è una storia, una sfida, una smorfia che racconta molto di più di quanto le parole possano dire”.
L’obiettivo è rendere visibile una condizione spesso banalizzata e favorire una maggiore consapevolezza.
Una patologia da non sottovalutare
“Ogni starnuto, ogni notte insonne, racconta una storia di vulnerabilità e tenacia”, osserva Simona Barbaglia, presidente di Respiriamo Insieme Aps. “Vogliamo rompere il silenzio e mostrare come dietro ogni smorfia ci sia una persona”.
Il messaggio è chiaro: la rinite allergica non è solo un fastidio stagionale. È una condizione che richiede diagnosi tempestiva, gestione adeguata e maggiore attenzione, soprattutto in un contesto in cui i fattori ambientali ne amplificano l’impatto.

