Ogni giorno, in Italia, qualcuno riceve una seconda possibilità di vita. E il 2025 è stato l’anno dei record: la rete trapiantologica ha registrato i numeri più alti di sempre, un primato che attraversa tutti i comparti, dagli organi ai tessuti fino alle cellule staminali. Il report preliminare del Centro nazionale trapianti, presentato agli Stati generali della Rete trapiantologica a Roma, racconta un sistema che funziona e continua a crescere.
I numeri del record
Le donazioni di organi nel 2025 sono state 2.164, il 3,2% in più rispetto al 2024, a partire da 3.293 segnalazioni di potenziali donatori arrivate dalle rianimazioni. Grazie a questi prelievi sono stati effettuati 4.697 trapianti, 55 in più rispetto all’anno precedente. Il tasso nazionale di donazione si è assestato a 30,2 donatori per milione di persone, un livello che colloca l’Italia tra i primi Paesi in Europa.
A livello regionale, le performance migliori si registrano in Veneto, con 49,5 donatori per milione di persone, seguito da Toscana e Piemonte. Incoraggiante anche la crescita nelle regioni meridionali: Basilicata, Puglia e Campania segnano rispettivamente +5,7, +4,4 e +3,9 punti percentuali.
Cuore, il protagonista dell’anno
Tra i singoli organi, i trapianti di cuore sono quelli che hanno registrato la crescita più significativa: da 413 nel 2024 a 461 nel 2025, con un aumento dell’11,6%. Un dato che assume un significato particolare dopo il caso del piccolo Domenico, a cui era stato trapiantato un cuore danneggiato il 23 dicembre scorso all’ospedale Monaldi di Napoli. La vicenda aveva acceso il dibattito sulla gestione del sistema trapiantologico italiano.
Stabili i trapianti di rene, che restano i più numerosi con 2.347 interventi, in lieve crescita quelli di fegato, arrivati a 1.770. In aumento anche i trapianti da donatore vivente, passati da 366 a 382.
La donazione a cuore fermo: la grande svolta
Uno dei segnali più incoraggianti del report riguarda la donazione a cuore fermo, quella effettuata da pazienti la cui morte viene constatata dopo un arresto cardiaco di almeno 20 minuti. Le segnalazioni di questo tipo di donatori sono cresciute del 47,2%, portando le donazioni a 435 e i trapianti a 937, pari al 19,9% del totale degli interventi effettuati nel 2025, contro il 14,5% dell’anno precedente. I centri abilitati a questa procedura sono passati da 85 a 111, distribuiti in 17 regioni italiane.
L’ombra che si allunga: crescono i “no”, soprattutto tra i giovani
A offuscare un quadro altrimenti positivo è il dato sulle dichiarazioni di volontà alla donazione registrate nei Comuni italiani al momento del rilascio della carta d’identità elettronica. Su 3.782.100 dichiarazioni raccolte nel 2025, i consensi sono stati 2.266.917 (59,9%) e le opposizioni 1.515.183, con un’incidenza salita al 40,1% rispetto al 36,3% del 2024. Un aumento che ha riguardato tutte le regioni e tutte le fasce d’età, ma che ha colpito in modo particolare i giovani tra i 18 e i 30 anni: tra di loro, i “no” sono passati dal 33,6% al 39,7%.
Un segnale che preoccupa e che interroga il sistema sulla necessità di investire in comunicazione e sensibilizzazione, specialmente tra le generazioni più giovani.
Tessuti e cellule staminali: altri primati nei trapianti
Il 2025 ha segnato record anche sul fronte dei tessuti: 16.825 donazioni (+5,6%) e 27.351 trapianti (+2,6%), con risultati significativi per cornee e tessuto muscolo-scheletrico. Positivo anche il bilancio delle cellule staminali emopoietiche: le donazioni effettive hanno raggiunto quota 490 (+19,5%) e i trapianti da donatore non familiare 1.161 (+6%). Il registro Ibmdr conta oggi 525.682 iscritti attivi, con altri 30.872 nuovi potenziali donatori reclutati nel corso dell’anno.
Un sistema che funziona, dunque, e che continua a crescere. Ma che ha ancora bisogno che il Paese creda in lui.


