Donazione organi, Flavia Petrin (Aido): “Fondamentale sensibilizzare le nuove generazioni”

donazione organi aido

La presidente di Aido Flavia Petrin racconta perché promuovere la cultura della donazione di organi significa rafforzare solidarietà, consapevolezza e responsabilità nella società.

Ogni trapianto è il risultato di un sistema sanitario complesso, ma anche di una scelta individuale che riguarda l’intera società: dire sì alla donazione. In Italia il numero dei trapianti è cresciuto negli ultimi anni, ma resta ancora elevata la quota di cittadini che non esprime una volontà esplicita. Promuovere la cultura del dono, favorire un’informazione corretta e coinvolgere le nuove generazioni sono oggi alcune delle principali sfide per il sistema trapiantologico e per le associazioni che lavorano sul territorio. Ne parliamo con Flavia Petrin, presidente di Aido – Associazione italiana per la donazione di organi, tessuti e cellule.

Quando parliamo di donazione di organi, spesso ci concentriamo sull’atto medico. Quanto è importante invece riportare il discorso alla cultura del dono come valore civile e sociale?

La prima missione di Aido, che non a caso si chiama Associazione per la donazione di organi, tessuti e cellule, è proprio questa: promuovere la cultura del dono come atto di generosità e di solidarietà.

Un atto che, nel momento triste del lutto, ridà vita permettendo il trapianto su pazienti che non hanno più altra possibilità di cura. Il dono ha un valore enorme e tutti insieme dobbiamo lavorare per promuovere questa sensibilità. Da ricordare che l’articolo 2 della Costituzione recita che la Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo e richiede l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale.

In Italia il numero dei trapianti è cresciuto negli ultimi anni, ma resta alta la quota di chi non si esprime. Che cosa ci dice questo dato sul rapporto degli italiani con il tema della donazione?

Ci dice che occorre insistere nel campo dell’informazione e della formazione. L’obiettivo di Aido è fare in modo che ogni persona possa interrogarsi sulla prospettiva della donazione e decidere in maniera consapevole. Il proprio sì deve maturare dopo un personale percorso di approfondimento e valutazioni, con tutti gli elementi necessari e utili a decidere.

In questo periodo transitorio la legge stabilisce il principio del consenso o dissenso esplicito. Se dichiarata, la volontà viene rispettata; in mancanza di una dichiarazione espressa in vita, il prelievo è consentito solo se i familiari aventi diritto non si oppongono alla donazione.

Come si può esprimere concretamente la propria volontà alla donazione?

Ogni cittadino maggiorenne può esprimere il proprio consenso o dissenso attraverso diverse modalità: compilando un modulo presso la Asl di appartenenza; firmando l’atto olografo di Aido oppure tramite la modalità digitale; oppure compilando il modulo al momento del rilascio o del rinnovo della carta d’identità presso l’ufficio anagrafe del Comune.

Queste modalità permettono di registrare la volontà nel Sistema informativo trapianti del Centro nazionale trapianti, consultabile 24 ore su 24. È possibile inoltre manifestare la propria volontà anche attraverso il tesserino del Centro nazionale trapianti, il tesserino blu del Ministero della Salute, una donor card o un semplice foglio scritto di proprio pugno, con data e firma, da conservare tra i documenti personali. In ogni caso è importante comunicare la propria decisione ai familiari.

Molti cittadini entrano in contatto con questa scelta al momento del rinnovo della carta d’identità. È sufficiente o servirebbe un percorso educativo più strutturato?

Questa possibilità è un’occasione preziosa, ma sarebbe importante arrivare a quel momento con cognizione di causa. È necessario testimoniare il valore del dono soprattutto tra le nuove generazioni ed è per questo che Aido entra nelle scuole e incontra i giovani per raccontare quanto siano importanti la donazione e i trapianti.

Negli ultimi dieci anni il 50% delle manifestazioni di volontà positive alla donazione raccolte da Aido proviene da giovani under 35, a testimonianza del grande lavoro svolto proprio nelle scuole.

Quali sono oggi i principali timori o fraintendimenti che incontrate nel lavoro di sensibilizzazione?

Il tema della donazione e dei trapianti è molto vasto e va conosciuto in profondità. Talvolta emergono fatiche e resistenze legate a una certa mentalità, come la paura che l’organo venga prelevato prima della morte effettiva o che il corpo del defunto non sia rispettato. Il sistema trapiantologico italiano è un’eccellenza e non bisogna avere timori. Quando le cose vengono spiegate nel modo corretto, vediamo che le risposte positive non mancano.

Quanto contano le testimonianze di chi ha ricevuto un organo o di chi ha scelto di donare?

Hanno sempre una forza dirompente e una capacità di spiegazione e convincimento superiore a ogni discorso. Ci sono tante persone che, dopo la donazione di un proprio caro o dopo aver ricevuto un trapianto, hanno deciso di mettersi in gioco e raccontare la propria esperienza in tutta Italia. Sono momenti molto belli e toccanti che confermano l’importanza dell’informazione.

Parlarne in famiglia può fare la differenza?

È fondamentale. Il proprio sì alla donazione può essere espresso in diversi modi, ma è importante comunicarlo anche ai familiari e alle persone vicine. Spiegare quali sono le proprie intenzioni in vista di un domani in cui non ci saremo più permette di fare in modo che la volontà venga effettivamente rispettata.

Negli ultimi mesi Aido ha registrato un forte aumento delle manifestazioni di volontà, ma anche momenti di rallentamento legati all’attualità. Che cosa sta succedendo?

Negli ultimi quattro anni, grazie anche alla raccolta delle dichiarazioni digitali che rappresentano circa il 70% delle volontà totali, Aido ha raccolto circa 25mila manifestazioni di volontà all’anno, di cui il 50% di giovani under 35. Nel 2025 sono state raccolte circa 25 mila manifestazioni di volontà, due terzi con modalità digitale e un terzo con modalità olografa. Il 2026 è iniziato con numeri molto significativi: a gennaio sono state registrate quasi 4.700 manifestazioni e a febbraio quasi 3.600.

Ci sono stati picchi importanti legati anche alla diffusione di contenuti sui media e sui social, come il video di Geopop o la testimonianza televisiva di Martina Nasoni. Allo stesso tempo alcune vicende di cronaca, come il caso di Domenico all’ospedale Monaldi di Napoli, hanno avuto un impatto sulla percezione pubblica e hanno temporaneamente rallentato la raccolta. È importante continuare a promuovere il valore della donazione per dare una risposta alle persone che sono in lista d’attesa.

Se dovesse lanciare un messaggio ai nostri lettori, perché dichiarare il proprio sì alla donazione è una scelta che riguarda tutti?

Non c’è trapianto senza donazione, ma non c’è donazione senza un sì. Tutti, un giorno, potremmo scoprire di avere bisogno di un trapianto. Dire sì alla donazione è un atto di amore grande che permette a una persona di riprendere la propria vita e di ripartire.

È un dono che riguarda non solo chi lo riceve, ma anche la sua famiglia e l’intera comunità. Oltre l’80% delle persone trapiantate può tornare a una vita lavorativa e sociale attiva, con un beneficio anche per il sistema sanitario e per la società.

L’articolo originale è stato pubblicato sul numero di Fortune Italia di aprile 2026 (numero 3, anno 9)

 

ABBIAMO UN'OFFERTA PER TE

€2 per 1 mese di Fortune

Oltre 100 articoli in anteprima di business ed economia ogni mese

Approfittane ora per ottenere in esclusiva:

Fortune è un marchio Fortune Media IP Limited usato sotto licenza.