Obesità: la Serendipity dei nuovi farmaci, promettenti anche per il cervello

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Potrà sembrare strano ma quella dei nuovi farmaci per diabete e obesità è una storia di Serendipity che non sembra ancora finita. Parliamo del best-seller semaglutide e del nuovo tirzepatide appena arrivato in Italia, medicinali basati sulle incretine (ormoni intestinali che produciamo quando ingeriamo il cibo), andati letteralmente a ruba in un mondo alle prese con quella che gli specialisti qualche tempo fa hanno definito l’epidemia di diabesità.

Giorgio sesti
Giorgio Sesti

Una bella scoperta imprevista

Serendipity, dicevamo, ovvero una scoperta casuale e imprevista: “Tutto nasce dal fatto che, quando abbiamo iniziato ad usare questi nuovi farmaci per trattare il diabete, i pazienti improvvisamente dimagrivano”, racconta Giorgio Sesti, presidente della Società italiana di medicina interna (Simi), illustrando a Roma alcuni dei temi del Congresso nazionale in programma a Rimini dall’11 al 13 ottobre.

Quindi sono iniziati gli studi e sono stati sviluppati vari medicinali. “Il primo era un analogo di un ormone naturale, il secondo ne combina due, e già si stanno studiando prodotti che combinano tre entorormoni. Ma un altro elemento di Serendipity che stiamo scoprendo di giorno in giorno è che questi farmaci non fanno solo quello per cui erano stati messi a punto, cioè trattare il diabete di tipo 2 migliorando la secrezione insulinica, e l’obesità rallentando lo svuotamento gastrico e agendo sui centri cerebrali della fame e della sazietà. Gli studi hanno infatti dimostrato che questi farmaci hanno anche effetti di protezione cardiovascolare (riducono l’aterosclerosi, la pressione arteriosa e l’assorbimento post-prandiale dei lipidi, migliorano l’azione cardiaca) e renale (riducono la perdita di proteine con le urine e il declino della funzionalità del rene)”.

L’effetto neuroprotettivo

Ma non finisce qui. “È stato rilevato anche un beneficio contro le apnee notturne e un interessantissimo effetto neuroprotettivo: sembra che questi medicinali – dice Sesti – agiscano sui neuroni e potrebbero proteggere il cervello dal declino cognitivo legato ad Alzheimer e Parkinson. Tanto che sono in corso numerosi trial clinici” proprio per valutare gli effetti su forme iniziali o su soggetti considerati a rischio.

“Molto interessante, inoltre, il filone di studi sulla steatosi epatica” o fegato grasso, in cui “questi farmaci non si limitano a ridurre l’infarcimento di grasso nell’organo, ma limitano la progressione del danno epatico verso la fibrosi e la cirrosi”. Insomma, si tratta di veri prodotti multitasking, sostengono gli esperti Simi, utili per trattare una malattia cronica, ingravescente, recidivante, circondata da una costellazione di altre patologie come è appunto l’obesità. “Oltretutto si tratta di prodotti per il 97% analoghi degli ormoni naturali”, riflette Sesti.

Tra efficacia e sicurezza

L’obesità è una patologia che colpisce più del 10% degli italiani: 4 milioni circa, mentre altri 17 milioni sono in sovrappeso. Ma che oggi, oltre a dieta, interventi sullo stile di vita e chirurgia bariatrica, dispone appunto di nuove strategie terapeutiche. “Certo, i farmaci funzionano finchè vengono assunti. Ma io penso – spiega il presidente Simi – che vadano usati per aiutare i pazienti con obesità ad apprendere un corretto stile di vita, da mantenere anche in seguito”. Quanto alla questione della sicurezza, “i dati relativi ad almeno 15 anni su decine di milioni di persone con diabete parlano da soli. In tema di effetti collaterali, invece, il più comune è la nausea. Ma ormai sappiamo che, iniziando con un dosaggio più basso, il problema si supera facilmente”.

C’è poi la questione dell’accesso. “Mi rendo conto che non sia possibile rendere questi farmaci rimborsabili per tutti gli obesi, perchè la platea è troppo vasta. Ma – conclude Sesti – dovrebbe esserlo per i pazienti con obesità e un precedente evento cardiovascolare: in questo modo sappiamo, infatti, che possiamo risparmiare loro un secondo evento”.

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