Pronti a cambiare vita? Ecco 5 variabili di cui tenere conto

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Quanto ci stupiamo nel vedere un manager che molla tutto e decide di andare a vivere in montagna, magari rilevando un rifugio. E quanto ci colpisce il termine, apparentemente senza spiegazioni, di una relazione che sembrava inossidabile. Spesso riflettiamo su scelte che rompono completamente gli schemi della traiettoria di vita di una persona, magari ipotizzando di fare lo stesso ma senza poi trovare la forza di agire di conseguenza.

Insomma, il “mollo tutto” è facile a dirsi, ma poi tremendamente difficile da realizzare. Anche perché modifica radicalmente il futuro di chi sceglie e di chi vive attorno a lui o lei. E allora? Allora proviamo a capire come la scienza può spiegare l’imprevedibilità di una scelta irreversibile, ben oltre le dinamiche prettamente razionali. Ad aiutarci a svelare l’arcano delle scelte di vita così profondamente trasformative provvede una pubblicazione redatta da esperti del Max Planck Institute for Human Development, apparsa su American Psychologist. 

Secondo l’indagine, le decisioni irreversibili che modificano dalle fondamenta il modo con cui una persona si rapporta al lavoro e alla vita nascerebbero per la concomitanza, con peso più o meno significativo, di cinque diverse dimensioni. Che vanno considerate in un disegno globale da valutare sul fronte psicologico. Partiamo dal primo parametro, ovvero da quelli che vengono definiti “indizi contrastanti”. La persona deve soppesare bene quanto potrebbe trovare e quanto lascia. In una nota del centro si rileva come questa dimensione sia una prima chiave fondamentale. Chi emigra può aprirsi a un sogno, ma al contempo deve abbandonare la famiglia, con tutte le conseguenze che si possono avere.

Conta anche la percezione del cambiamento di sé, in un nuovo modello di persone che può non corrispondere a quanto si è immaginato.

Una terza dimensione è il cosiddetto valore esperienziale incerto. Si lascia la via vecchia, ma senza avere una precisa percezione di cosa comporterà la scelta, come ad esempio l’abbandono di un ruolo apicale in azienda per una vita nella natura. L’abbandono della carriera in prospettiva può anche far riflettere e frenare, visto che potrebbe portare grande soddisfazione o un altrettanto intenso rimpianto.

L’irreversibilità è un’altra caratteristica fondamentale, poiché molte decisioni, come il divorzio o la migrazione, rendono spesso difficile, se non impossibile, una retromarcia. Infine, esiste la variabile rischio: ci si pone di fronte a potenziali vantaggi, cambiando vita. Ma non si può sottovalutare quanto e come a fronte del potenziale guadagno, fisico, psicologico o economico, esiste la possibilità della perdita. Che incute timore. 

Capitolo contromisure

Qualcosa si può fare, già in chiave preventiva, per attutire l’impatto del cambiamento radicale dell’esistenza. Sempre tenendo presenti i cinque “capitoli” psicologici e pratici sopracitati, ecco le proposte che vengono dallo studio.

Puntando sulla propria visione di un sé stesso ideale può essere più facile assumere decisioni coerenti con aspettative ed attese. Per ridurre il valore esperienziale incerto, le persone possono imparare dalle esperienze degli altri, ottenendo così informazioni sui possibili risultati osservando coloro che hanno affrontato scelte simili. Si tratta solo di esempi. Conterebbe molto anche la capacità di limitare i potenziali danni, esponendosi a rischi limitati e calcolati. Come? Ad esempio, se si decide di andare a vivere a migliaia di chilometri di distanza dalla propria sede, può essere utile sapere prima di partire dove si andrà ad abitare, per limitare la precarietà.

Le difficoltà, per chi decide di modificare totalmente la propria esistenza nel lavoro come negli affetti, non mancano. Tanto che gli studiosi, consigliano anche in chiave di studio di non limitarsi a modelli semplici, consigliando di portare a trasferire le ipotesi a tavolino nella vita reale, con complessità che possono superare di gran lunga l’ipotesi di lavoro psicologica.

Lo ricorda in una nota la prima autrice dello studio Shahar Hechtlinger: “Nella ricerca sul giudizio e sul processo decisionale, spesso ci affidiamo a compiti stilizzati e altamente semplificati. Tuttavia, questi scenari controllati sono in netto contrasto con le decisioni consequenziali che le persone affrontano nella vita reale in tutte le culture e i contesti”.

Quindi, bisogna tenere conto di tutto e soprattutto delle peculiarità del singolo. Perché i modelli possono non bastare. E solo la vita della persona, le sue esigenze, i suoi rapporti, possono contribuire a spiegare (e a realizzare) una scelta totale e definitiva. Forse, in futuro, dalla scienza verranno altre informazioni utili. Gli stessi ricercatori stanno attualmente conducendo un progetto empirico su larga scala per testare il loro quadro con le cinque variabili ed esplorare il processo decisionale in più ambiti della vita, come relazioni, migrazione, famiglia e lavoro. Ma soprattutto andranno a valutare tanti altri aspetti del singolo e della sua esistenza. Perché il benessere psicologico, i tratti della personalità, la tendenza al rischio diventano chiavi soggettive per capire se davvero il singolo potrà cambiare vita. E come.

Philip Morris 07/2026
Poste Italiane Dic 25

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