Come in un thriller. Piano piano, la scienza sta trovando tutti i mezzi per fare con la massima precisione l’identikit invisibile di ogni cellula tumorale. Questo passaggio si rivela vitale in termini di sanità pubblica, perché consente la massima appropriatezza nelle cure. Ma soprattutto è alla base di approcci terapeutici al tumore specifici per ogni persona, anche alla luce dello sviluppo di soluzioni come l’immunoterapia e i trattamenti a bersaglio molecolare che si aggiungono a chirurgia, chemio e radioterapia.
In questo panorama, ovviamente, un big killer come il tumore polmonare non a piccole cellule rappresenta un obiettivo privilegiato per la ricerca. E non mancano le buone notizie, sempre considerando che non bisogna puntare sulla logica “One Size Fits All” ma è basilare l’estrema personalizzazione delle terapie, sulla scorta proprio dei test di profilazione molecolare. Anche per limitare il rischio di ricaduta dopo un intervento chirurgico.
Volete un esempio? Per chi deve affrontare un carcinoma polmonare non a piccole cellule ALK-positivo (sottotipo della malattia, caratterizzato da un riarrangiamento del gene ALK- anaplastic lymphoma kinase), è ora disponibile in Italia una terapia a bersaglio molecolare approvata come trattamento adiuvante dopo completa resezione del tumore in pazienti adulti con alto rischio di recidiva.
L’inibitore di ALK, sviluppato da Roche, ha ottenuto la rimborsabilità di Aifa (Agenzia Italiana del Farmaco) con la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale lo scorso 12 maggio.
A chi è rivolta la terapia
Questa specifica forma neoplastica interessa in genere soggetti con un’età media di circa 55 anni, non fumatori, il cui processo tumorale è molto rapido, perché questa alterazione genetica è altamente proliferativa. Questi pazienti presentano inoltre un rischio più elevato di sviluppare metastasi cerebrali rispetto a chi è affetto da altre forme di tumore non a piccole cellule.
L’approvazione si basa sui dati dello studio clinico di fase III ALINA, che ha dimostrato che alectinib è in grado di ridurre in specifiche popolazioni in modo significativo – sia dal punto di vista statistico che clinico – il rischio di recidiva o di morte del 76% rispetto alla chemioterapia a base di platino. Inoltre, lo studio ha evidenziato un importante miglioramento della sopravvivenza libera da malattia a livello del sistema nervoso centrale, confermando la capacità di alectinib di prevenire anche le metastasi cerebrali.
Quando serve l’inibitole ALK
“Il tumore al polmone non a piccole cellule ALK-positivo in stadio iniziale è una forma rara, che colpisce tipicamente pazienti più giovani e non fumatori – fa sapere Filippo de Marinis, Presidente AIOT (Associazione Italiana di Oncologia Toracica) e direttore Divisione di Oncologia Toracica, IRCCS Istituto Europeo di Oncologia di Milano – Proprio per la sua specificità, richiede un approccio mirato e personalizzato. I risultati dello studio ALINA hanno dimostrato l’efficacia superiore di alectinib nel ridurre il rischio di recidiva di malattia rispetto alla chemioterapia standard, con un profilo di tollerabilità favorevole. Queste evidenze offrono una nuova opportunità terapeutica per i pazienti in fase precoce di malattia ALK traslocata”.
Nello stadio iniziale della malattia, circa la metà dei pazienti manifesta una recidiva – ovvero un ritorno della malattia – dopo l’intervento chirurgico, nonostante la chemioterapia adiuvante. Nei pazienti con tumore al polmone ALK-positivo in stadio iniziale, l’introduzione della medicina di precisione è una vera rivoluzione.
“Sappiamo che anche negli stadi iniziali, pur essendo la chirurgia radicale e rimanendo il gold standard di cura, la malattia non è guaribile nel cento per cento dei casi e, quando la malattia si ripresenta, per i pazienti è nuovamente un momento difficilissimo da affrontare anche a livello psicologico – spiega Silvia Novello, professoressa ordinaria di Oncologia Medica, Università degli Studi di Torino, Direttore Oncologia Medica AOU San Luigi, Presidente WALCE onlus – Avere pertanto un farmaco nel setting adiuvante in grado di ridurre significativamente le percentuali di recidiva nei pazienti ALK positivi sottoposti ad intervento chirurgico è un vero cambiamento nello scenario dell’oncologia toracica, che porta ad un reale miglioramento del percorso di cura, dell’aspettativa e della qualità di vita dei pazienti. Questo traguardo è ancora più importante se si pensa che i pazienti ALK positivi sono spesso più giovani rispetto ai pazienti in media diagnosticati con tumore polmonare”.
Specialisti assieme contro il tumore
L’obiettivo, a prescindere da questa innovazione che diventa realtà clinica in Italia, è comunque l’approccio multidisciplinare. Perché grazie a questa strategia si può contribuire a garantire un percorso clinico mirato, indirizzando – ove opportuno – i pazienti con tumore resecabile a un trattamento adiuvante per ridurre il rischio di recidiva del tumore dopo l’intervento.
“La gestione del tumore al polmone si basa sempre più su un approccio multidisciplinare, con l’obiettivo di identificare il percorso di diagnosi e cura più appropriato per ogni paziente, fin dalle fasi iniziali – ricorda Francesco Facciolo, presidente della Società Italiana di Chirurgia Toracica – La disponibilità di nuove opzioni terapeutiche pre o post chirurgia sta rafforzando il bisogno di questa sinergia, ma ci sono ancora margini di miglioramento: è fondamentale ottimizzare il dialogo tra le diverse figure specialistiche, soprattutto tra oncologi e chirurghi, per garantire una presa in carico tempestiva e realmente integrata del paziente”.

