Nel nostro Paese, in numerose regioni, si sta registrando un preoccupante aumento di casi di scabbia. A segnalarlo, “anche se ancora non ci sono dati precisi su larga scala”, sono gli esperti della Società Italiana di Dermatologia e Malattie Sessualmente Trasmesse (SIDeMaST), in vista del Congresso nazionale organizzato nell’ambito del XIV International Congress of Dermatology (Roma 18-21 giugno).
Ma di che si tratta? All’origine della scabbia c’è un parassita invisibile a occhio nudo – l’acaro Sarcoptes scabiei – che scava nella pelle per deporre le uova, provocando un intenso prurito soprattutto notturno e la comparsa di piccole papule soprattutto su mani, piedi e genitali.
Gli specialisti invitano a non sottovalutare questi segnali e a intervenire tempestivamente per contrastare la malattia che, nella quasi totalità dei casi, ha una trasmissione interumana. Si tratta di una patologia antica, che deve il suo nome al medico romano Aulo Cornelio Celso, ma era già nota nell’Antico Egitto.
Fino +750% in alcune realtà italiane
I dermatologi citano due lavori italiani, relativi alle regioni Emilia-Romagna e Lazio. L’analisi pubblicata su ‘Sexually Transmitted Infections’ segnala come tra il 2020 e il 2023 i casi di scabbia siano aumentati vertiginosamente nella città di Bologna. Mentre lo studio apparso su ‘Infectious Diseases of Poverty’ parla di un’ondata di casi post-Covid nel Lazio, definendo la scabbia come una “emergente minaccia di salute pubblica”. L’incremento è stato particolarmente marcato nelle strutture di lungodegenza, con un aumento del 750% dei focolai nelle Rsa tra il 2020 e il 2023.
La malattia può essere trasmessa da oggetti, ma più spesso dal contatto diretto pelle-pelle, con un elevato rischio dopo un contatto prolungato.
I segnali da non ignorare
Per Giuseppe Argenziano, presidente SIDeMaST, “le categorie più vulnerabili sono bambini e adolescenti tra i 5 e i 18 anni, anche a causa della frequentazione di ambienti comunitari come scuole e palestre. A questi si aggiungono gli anziani, in particolar modo quelli ricoverati nelle Rsa, e le persone con fragilità sociali o sanitarie. Tra questi i senzatetto, i migranti e chi vive in condizioni di sovraffollamento o precarie condizioni igieniche”.
Il sintomo principale, dicevamo, è un prurito intenso e persistente, spesso più accentuato durante la notte. “Se associato a piccole papule o a lesioni cutanee tra le dita, ai polsi, all’ombelico o ai genitali, può trattarsi di scabbia” prosegue Argenziano.
Le ragioni dell’aumento dei casi di scabbia
I dermatologici puntano il dito su condizioni igienico-sanitarie precarie e turismo di massa legato all’aumento dei viaggi dopo la pandemia: un mix che ha facilitato la diffusione della scabbia in hotel, campeggi e ostelli. Ma anche il turnover negli ospedali e la resistenza ai farmaci hanno contribuito alla diffusione della parassitosi. “Pare avere giocato un ruolo importante anche una ‘possibile’ resistenza ai farmaci: in particolare alla permetrina, il trattamento topico fino a poco tempo fa più utilizzato nel nostro Paese”, dice Michela Magnano, membro SIDeMaST e dirigente medico presso UOC di Dermatologia, Ospedale Versilia, Lido di Camaiore (LU).
Diversi studi scientifici segnalano un fenomeno crescente di mancata risposta dell’acaro della scabbia al trattamento con permetrina. I primi segnali sono arrivati dalla Germania nel 2017-2018, ma oggi i casi sono documentati anche in Italia, Spagna, Turchia e Regno Unito.
“I fallimenti alla permetrina – spiega Magnano – sembrerebbero poter essere attribuiti a un’effettiva resistenza alla terapia, dato che i trattamenti topici utilizzati in seconda linea (come il benzoato di benzile) sono stati efficaci, escludendo pertanto fattori legati alla non corretta applicazione della crema. Tuttavia, se si stia effettivamente assistendo a una vera e propria resistenza a tale principio attivo, o quantomeno a una ‘tolleranza’ al trattamento, è ancora dibattuto”.
Cosa fare in caso di scabbia
I dermatologi suggeriscono di consultare tempestivamente il medico o un dermatologo in caso di prurito persistente, specie se colpisce più membri dello stesso nucleo familiare o si tratta di un prurito che non risponde alle terapie. Evitando il “fai da te”: una diagnosi errata può prolungare l’infestazione e facilitare il contagio. In caso di diagnosi accertata di scabbia, occorre trattare tutti i contatti stretti, anche se asintomatici. Lavando ad alta temperatura gli indumenti e le lenzuola contaminate.
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