Tumore al seno: per la ricostruzione una soluzione viene dal freddo

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Secondo le stime una donna su 8 riceve, nel corso della sua vita, una diagnosi di tumore al seno. Oggi circa un quarto delle  pazienti fa la mastectomia, mentre le altre vengono sottoposte a chirurgia conservativa. Ma se oggi, grazie alla scienza, sono stati fatti numerosi passi avanti contro questo nemico delle donne, in tema di ricostruzione post chirurgia la soluzione possibile non è solo quella delle protesi. Ricerca e tecnologia offrono, infatti, una soluzione che ‘viene dal freddo’.

Come hanno spiegato gli esperti intervenuti in un incontro a Roma, la crioconservazione del tessuto adiposo autologo permette di ridurre gli interventi e di ottenere benefici concreti per le pazienti, oltre a ridurre i tempi di attesa delle sale operatorie con conseguenti risparmi per il Servizio sanitario nazionale.

Tumore al seno e ricostruzione: la parola agli esperti

A promuovere questa soluzione anche Roy De Vita, primario di  Chirurgia Plastica presso l’Istituto Nazionale dei Tumori Regina Elena: “Questa tecnologia ha contribuito a migliorare la vita delle donne in maniera incredibile, perché ha ridotto il numero degli interventi a cui sottoporre le pazienti. Grazie ad essa è possibile fare un unico intervento chirurgico per il prelievo, a cui seguono delle sessioni ambulatoriali di infiltrazioni del grasso conservato. Sono certo che la tecnica avrà un futuro radioso e, man mano che acquisterà notorietà, sarà sempre più utilizzata perché grandissimo è il vantaggio che offre”.

Nel corso dell’incontro, organizzato alla vigilia del Rome-Dubai Breast Symposium & Advanced Aesthetic Medicine Meeting, si è precisato che la crioconservazione del tessuto adiposo in Italia avvenga nella Banca Cute della Regione Emilia Romagna (RER) per merito della partnership pubblico-privato attivata nel 2022 con l’azienda Lipobank, che è riuscita a mettere a punto la tecnica per congelare e scongelare il grasso mantenendolo vitale.

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Ricostruzione dopo un tumore al seno: il rischio complicanze

Come precisa Michele Riccio, Direttore della Clinica di Chirurgia Plastica dell’Ospedale Regionale di Ancona “Umberto I” – Ospedali Riuniti Marche Nord (Le Torrette), per la ricostruzione del seno post mastectomia, il gold standard del trattamento è l’impianto di protesi mammaria. “Tuttavia, la letteratura medica e l’esperienza delle breast unit in tutto il mondo hanno dimostrato come a 5 anni da un intervento di impianto protesico l’incidenza delle complicanze è altissima, giungendo fino al 30% dei casi trattati, con un conseguente nuovo intervento”. Proprio per questo si è studiato il lipofilling.

Lipofilling, di che si tratta

Forse ne avrete sentito parlare: l’attività rigenerativa del grasso autologo si attua attraverso il trapianto del tessuto in tutte le sue componenti, tra le quali anche le cellule staminali mesenchimali che in vivo favoriscono la rigenerazione del tessuto. Il vantaggio è rappresentato dal fatto che il corpo umano è ricco di grasso di deposito, facilmente reperibile con pratiche chirurgiche non eccessivamente invasive.

Il prelievo avviene in sala operatoria, in anestesia locale e sedazione, in regime di day surgery, con dimissione in giornata. L’infiltrazione, invece, spesso avviene con una leggerissima anestesia locale. L’utilizzo del grasso nelle ricostruzioni dopo un tumore al seno può avvenire con due metodiche: in combinazione con gli impianti protesici (ricostruzione ibrida) o da solo.

Nel secondo caso la quantità necessaria è maggiore, così come più numerose sono le sessioni chirurgiche da effettuare. Anche il lipofilling ha però un tallone d’Achille: il grasso trapiantato non ha una vitalità propria e deve prendere nutrimento dall’area ricevente. È infatti indispensabile trasferire quantità ridotte di tessuto in sessioni ripetute, a distanza di mesi una dall’altra, per ottenere il massimo del successo di attecchimento.

Ebbene, la crioconservazione consente di fare un unico intervento, nel quale si preleva una quantità importante di grasso, ripartito in sacche di volume idoneo alla necessità del caso  sulla base delle indicazioni del chirurgo.

Un momento della procedura

Paletti precisi: cosa dice la ricerca

La metodica rispetta le ristrettissime regolamentazioni stilate dal Centro Nazionale Trapianti e una certificazione accompagna il tessuto scongelato alla riconsegna: la vitalità delle cellule viene testata e misurata in percentuale confrontabile con quella del tessuto fresco arrivata nella Banca.

Gli esami condotti sulla modalità di crioconservazione dimostrano che la qualità del tessuto adiposo crioconservato è superiore a quella del tessuto fresco, garantendo una migliore integrazione e un risultato ricostruttivo ottimale. Le analisi in vitro e le valutazioni di sterilità, eseguite per uno studio pubblicato a gennaio sulla rivista ‘Aesthetic Surgery Journal’ e coordinato dal ricercatore e direttore scientifico della Lipobank
Carlo Ventura, mostrano che l’innesto di tessuto adiposo autologo crioconservato è una procedura sicura che consente di evitare interventi multipli di liposuzione.

“Oggi è possibile prelevare il grasso al momento della mastectomia, conservarlo nella Banca e utilizzarlo nei successivi tre anni, nell’arco del programma ricostruttivo”, puntualizza Giorgio De Santis, professore Senior di Chirurgia Plastica ricostruttiva ed estetica dell’Università di Modena e Reggio Emilia, già Direttore del reparto di Chirurgia Plastica – Ricostruttiva ed Estetica presso il policlinico di Modena, fra i pionieri nella ricerca sull’utilizzo del grasso crioconservato a scopo ricostruttivo.

Gli sviluppi

“I primi casi – dice Giorgio De Santis – sono stati effettuati a Modena presso la Chirurgia Plastica dell’Università, a partire dal gennaio 2024. Si trattava di ricostruzione ibrida, ovvero in parte protesica ed in parte con grasso criocongelato. Il passaggio successivo è stato quello di ricostruire il seno senza l’uso di protesi ma solo con l’aggiunta di grasso necessariamente in decine di interventi prima dell’avvento della crioconservazione di Lipobank”.

“Pensiamo di dedicare un braccio della nostra ricerca per la ricostruzione completa con grasso crioconservato, senza però dimenticare le potenzialità della metodica ibrida. Nei prossimi mesi, con l’estensione della tecnica, speriamo di avere un numero crescente di casi, costruiti con questa metodica relativamente semplice che darà sicuramente soddisfazione alle pazienti”, precisa De Santis.

Informare le donne delle evoluzioni della ricerca

A questo punto occorre fare un passo in avanti in termini di informaizone. “Attraverso una rilevazione con le pazienti che aderiscono alla nostra rete associativa – dichiara Rosanna D’Antona, presidente di Europa Donna Italia – abbiamo voluto ascoltare il vissuto delle donne dopo l’intervento chirurgico per un tumore al seno. Di fatto è emerso che più di un terzo delle pazienti che hanno effettuato la ricostruzione del seno dopo la mastectomia, ha avuto complicanze e circa la metà lamenta il mancato dialogo con il proprio medico con speranze spesso disattese”.

Per questo Europa Donna Italia chiede che sia favorito un maggiore dialogo con i medici, affinché le donne possano essere davvero informate su tutte le nuove opportunità oggi disponibili. “È fondamentale infatti che, se esistono tecniche di ricostruzione certificate e sicure che vanno nella direzione di una migliore qualità di vita, queste vengano comunicate e promosse, perché ritrovare l’integrità corporea dopo la malattia è parte stessa della cura”, conclude la presidente.

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