La lista dei settori col fiato sospeso dopo l’annuncio dei dazi al 30% è lunga. Oltre alla farmaceutica – gioiello del Made in Italy da 56 mld di euro di produzione – secondo il Centro Studi della CGA di Mestre figurano la produzione di autoveicoli e loro componenti, quella di navi e barche, macchinari, prodotti petroliferi raffinati, vino, abbigliamento, l’occhialeria, la gioielleria, l’arredamento, l’alimentare.
A conti fatti, insomma, i dazi Usa al 30% “potrebbero ridurre l’export italiano di 35 miliardi (nel 2024 è stato pari a 623 miliardi)”, come si legge sul ‘Corriere della Sera’.
Ebbene, la stangata annunciata via social da Donald Trump a partire dal 1 agosto, potrebbe pesare per oltre 4 mld sul settore farmaceutico italiano, “considerando la svalutazione attuale del dollaro”. A stimarlo, nel corso di un’intervista con Adnkronos Salute, è stato il presidente di Farmindustria Marcello Cattani, che nonostante la doccia fredda arrivata dagli Usa appare fiducioso rispetto al lavoro diplomatico dell’Europa e del Governo italiano. Anche perchè il settore della salute e del pharma è complesso, una guerra dei dazi non sarebbe a impatto zero per gli Stati Uniti.
Farmaceutica e dazi, Cattani: “Negoziare da posizione di forza”
La parola d’ordine è: trattare
Sono stati mesi sulle montagne russe per gli imprenditori del pharma. Che però non sono (ancora) rassegnati alla stangata. “Siamo convinti – ha detto ancora Cattani – che la negoziazione del commissario Maros Sefcovic arriverà ad un risultato positivo rispetto a smentite, annunci, controannunci che abbiamo registrato in questi mesi arrivare dagli Usa”.
Il fatto è che i dazi su farmaci e vaccini esportati negli Stati Uniti, “sono un danno economico immediato per i cittadini americani, con un aumento dei prezzi e dei costi delle assicurazioni e l’effetto dello spostamento della ricerca e dello sviluppo di nuove molecole in Cina“, ragiona Cattani. Per non parlare della ‘grande fuga’ di cervelli dagli Usa prevista da molti osservatori.
Alla fine, è la convinzione, “il buon senso deve prevalere, perché il settore farmaceutico è centrale per l’economia europea, rappresenta il primo per saldo positivo. E difenderlo deve essere l’obiettivo numero uno della Commissione Ue: si deve puntate ad arrivare ad uno 0-0 rispetto alle richieste che arrivano dagli Usa”.
Una posizione simile a quella espressa qualche tempo fa dallo stesso Cattani a Fortune Italia: “È il momento di negoziare, ma possiamo farlo da una posizione di forza. Abbiamo scambi industriali di farmaci e vaccini con gli Usa per 11 mld nel 2024: ci sono medicinali che vanno e vengono dall’Atlantico durante le varie fasi di produzione. Il nostro interesse è che non ci siano dazi e controdazi. Ma la reazione deve essere politica, dell’Italia e dell’Europa”. Non resta che stare a vedere.

