Contribuire alla sostenibilità del Servizio sanitario nazionale dando vita a un network multistakeholder che comprenda tutti gli attori del sistema. In primo luogo le Istituzioni e chi si occupa di disegnare strategie e progetti di legge in grado di prospettare soluzioni che abbiano a cuore la salute e la qualità di vita delle persone, oltre all’accesso equo alle terapie. Insieme a chi si occupa di definire il framework di legge, tutti i rappresentanti del mondo della salute: dai pazienti fino ai medici e al personale sanitario, passando per il mondo dell’industria farmaceutica.
Il tutto, per prospettare soluzioni innovative in grado di rispondere al meglio ai bisogni. In “Dovere di Parola”, originale iniziativa che viaggia sui social realizzata grazie all’impegno di Boehringer-Ingelheim, si punta proprio a questo: disegnare il futuro ragionando sul presente e sulle prospettive, discutendo di volta in volta tematiche diverse ma sotto il cappello di parole chiave come sostenibilità, equità ed accesso.
“Dovere di Parola. Riflessioni e confronto sull’attualità sanitaria” è quindi una rubrica che vuole approfondire l’attualità legata ai temi della salute, con l’obiettivo di meglio spiegare obiettivi, sfide, priorità e scenari della salute nel nostro Paese. In una logica di condivisione e compartecipazione di tutti gli interlocutori, occorre infatti pensare più al “dovere” di partecipare che al diritto di richiedere.
Il programma
Nel 2025, oltre al primo incontro inaugurale, ne sono previsti altri due con temi specifici, legati appunto all’attualità sanitaria e normativa. Ogni incontro prevede un “sipario” che introduce il contesto e, a seguire, un’intervista ad un rappresentante delle istituzioni: il tutto viene trasmesso in diretta Facebook dalla sede romana dell’azienda.
Il primo appuntamento del ciclo, in diretta Facebook, si è tenuto a Roma alla presenza dell’onorevole Giorgio Mulè, vice Presidente della Camera dei Deputati, con una tematica di grande impatto sociale e sanitario: la malattia renale cronica, strettamente interconnessa con tante altre comorbilità croniche che in qualche modo ne amplificano il peso epidemiologico e sociale. Nella logica del percorso multistakeholder, Mulè ha colloquiato con Morena Sangiovanni, presidente ed amministrato delegato di Boehringer-Ingelheim Italia.
Tutto è partito dall’impegno di Mulè come primo firmatario di una proposta di legge che intende realizzare un programma diagnostico in grado di individuare precocemente le malattie renale croniche nei soggetti adulti a rischio per età o copatologie, come diabete mellito, ipertensione arteriosa, patologie cardiovascolari, obesità. “Arrivare prima è fondamentale per poter migliorare la prognosi di questi quadri, estremamente diffusi: per questo una strategia di screening mirato, applicata in modo equo in tutte le Regioni, potrebbe diventare uno strumento di sanità pubblica estremamente utile”, è stato il commento di Mulé.
Il peso sociale, economico e sanitario di queste patologie, in effetti, è estremamente significativo. Purtroppo, anche per il fatto che il rene soffre spesso in silenzio, sempre più spesso si arriva a riconoscere la malattia renale cronica in fase avanzata. E per diverse persone questo si traduce nel progressivo aggravamento e nel ricorso alla dialisi. Secondo gli esperti occorre invece pensare ad una presa in carico mirata, a partire dal territorio, per fronteggiare quella che, a detta di Mulè, rischia di trasformarsi nei prossimi anni in una vera pandemia.
Qualche numero sulla malattia renale cronica
I numeri parlano chiaro. La malattia renale cronica colpisce un adulto su 10 ed è tra le patologie a maggiore impatto assistenziale, clinico ed economico. In Italia, 24 milioni di persone convivono con malattie croniche.
E sono ben 4 milioni a soffrire di malattia renale cronica, patologia progressiva e fortemente sotto diagnosticata (o comunque riconsociuta tardi) che porta a danneggiare progressivamente i reni, determinando ogni anno 6.000 nuovi ingressi in dialisi.
Inserita dall’Oms tra le priorità globali di salute pubblica, la malattia renale cronica è fortemente connessa con altre patologie dei sistemi cardiovascolare e metabolico. Ed è in aumento anche a causa della diffusione di diabete, ipertensione, obesità e patologie cardiovascolari.
Oggi la terapia sostitutiva più utilizzata è la dialisi, che però comporta un peggioramento della qualità della vita dei pazienti. Questo approccio – con circa 45.000 pazienti e con 6.000 nuovi ingressi all’anno – impatta ogni anno sul bilancio del Servizio sanitario nazionale (Ssn) per oltre 2,5 miliardi euro (50.000 euro all’anno per ciascun paziente). In termini analitici, il 2% del bilancio a disposizione del Ssn viene in questo modo assorbito dal costo di terapie che interessano solamente lo 0,1% della popolazione.
Arrivare presto, come ha più volte ribadito Mulé, significa poter influire sulla traiettoria di salute del singolo e sulla sostenibilità del Servizio Sanitario. Secondo alcuni dati, solo una bassa percentuale di pazienti giunge alla valutazione nefrologica prima dell’avvio della dialisi, sottolineando quindi il valore strategico del progetto pilota in corso, capace di individuare precocemente la patologia e di evitarne le evoluzioni più gravi.
“Spezzare i silos”, sia organizzativi che sanitari, affrontando in modo trasversale e precocemente le patologie, diventa quindi lo strumento chiave per rispondere ai bisogni. E proprio in questa logica va il disegno di legge presentato dagli onorevoli Giorgio Mulè e Annarita Patriarca con “Disposizioni concernenti la definizione di un programma diagnostico per l’individuazione delle malattie renali croniche nella popolazione adulta”.
L’obiettivo è istituire un programma nazionale di screening per individuare la malattia nelle fasi iniziali e rallentarne la progressione. Il tutto, nella logica di una sanità che sia sempre più vicina al cittadino, semplice da raggiungere, e con esiti misurabili. Tra i temi affrontati nella diretta Facebook, in questo senso, si è anche discusso della recente determina Aifa che permette di superare i piani terapeutici per la prescrizione delle gliflozine.
È emerso come questa possa contribuire a rendere più tempestivo ed omogeneo l’accesso alla terapia da parte dei pazienti che soffrono di sindrome cardio-renale-metabolica, e allo stesso tempo a limitare i tempi delle liste d’attesa. Per una sanitàdsi prossimità che si rivela davvero fondamentale per dare anni alla vita, dopo che si è riusciti a dare vita agli anni, nell’ambito di un contesto sociale che interessi l’intera popolazione, a partire dalla scuola, passando per il mondo del lavoro, per favorire un invecchiamento in salute.


