Vaccini tra scienza e politica, il caso Nitag e lo stop all’mRna

vaccini no vax

Ancora un volta i vaccini diventano terreno di scontro. E il problema, legato al rapporto tra vaccini e politica, riguarda le due sponde dell’Atlantico. Se l’Italia in queste pigre giornate agostane fa i conti con il ‘caso Nitag’ (Gruppo Tecnico Consultivo Nazionale sulle Vaccinazioni), gli Usa di Donald Trump hanno annunciato mezzo miliardo di dollari di tagli alle ricerche sui vaccini a mRna. Che cosa sta succedendo?

A riassumere il caso Nitag – che ha fatto saltare sulla sedia società scientifiche, noti specialisti e perfino i seri rappresentanti del Cicap (Comitato italiano per il controllo delle affermazioni sulle pseudoscienze) – è la Società Italiana di Pediatria (Sip).

“La presenza di figure note per posizioni anti-vacciniste in un organismo tecnico-scientifico nazionale è inaccettabile. Altrettanto grave è l’assenza della Società Italiana di Pediatria”, ha tuonato il presidente Rino Agostiniani. Ad alimentare le polemiche anche la rinuncia a far parte del Comitato della discoria da parte di una dirigente veneta impegnata nel recente passato nella lotta al coronavirus.

Nuovo Nitag: reazioni e polemiche

Insieme allo sconcerto degli igienisti della Società italiana d’igiene (Siti), è arrivata la decisione del Patto trasversale della scienza di lanciare una petizione su Change.org chiedendo la revoca immediata di due membri del neonato comitato (il documento ha raccolto oltre 14mila firme).

Netta anche la posizione della Fnomceo, presieduta da Filippo Anelli. Come si legge sul ‘Corriere della Sera’ i medici ricordano con una missiva riservata al ministro Orazio Schillaci di aver perso in pandemia 380 colleghi, invitandolo a rivedere le sue scelte e a “far prevalere le ragioni della scienza, nell’interesse supremo della tutela della salute”.

Scienza, vaccini e il ruolo del presidente garante

Come dicevamo, tra i 22 componenti nominati dal ministero della Salute figurano due persone note per posizioni critiche o contrarie ai vaccini. Chi li avrà voluti nel Gruppo di esperti? E con quali motivazioni? “Il Nitag  deve basare le proprie raccomandazioni sulle migliori evidenze scientifiche. Inserire membri con orientamenti anti-scientifici rischia di compromettere la credibilità dell’organismo e la fiducia della popolazione nelle strategie di prevenzione”, sottolinea il presidente Sip, stigmatizzando l’assenza di un esponente degli oltre 11.000 soci tra pediatri universitari, ospedalieri e territoriali.

Proprio come la Fnomceo, anche la Società di pediatria chiede una revisione urgente della composizione del Gruppo.

Dal canto suo, il Consiglio Direttivo della Società Italiana di Malattie Infettive e Tropicali (Simit) prova a gettare acqua sul fuoco, sottolineando come la nomina del suo presidente Roberto Parrella a capo del Nitag sia “uno strumento di garanzia affinché tale organismo funzioni in maniera efficace e aderente alle evidenze scientifiche di letteratura. Stante l’emergere di perplessità e diversi dubbi in queste ore in merito alla nomina di alcuni componenti con posizioni marcatamente distanti da quelle derivanti dalle evidenze scientifiche, il Consiglio direttivo della Simit è al fianco del presidente e intende rafforzare unitamente il ruolo di vigilanza e garanzia della società scientifica su un tema così strategico e rilevante di salute pubblica”.

Insomma, la Simit sottolinea come alla fin fine il gruppo sia “composto in larga misura da colleghi con titoli qualificati e grande esperienza in tema di politiche vaccinali”. E si propone come “garante del rigoroso rispetto dei principi dell’evidence-based medicine in tema di vaccini“. E questo “affinché venga emarginata qualunque posizione in contrasto con i dati scientifici”.

Kennedy Jr., i vaccini e la lotta ai tumori

Intanto la decisione di Robert F. Kennedy Jr. contro la tecnologia dei vaccini Covid-19 avrà un impatto almeno su 22 progetti di numerose aziende del pharma, tra cui le ‘pioniere’ Pfizer e Moderna. Ma è prevedibile che a risentirne non sarà solo la lotta alle malattie infettive. Non dimentichiamo che questo stesso approccio è allo studio per diversi vaccini anni-tumore.

La scienza non è politica, e i virus non sono di destra o sinistra

Ma allora cosa sta succedendo? Politica e scienza non sono mai sembrate più distanti. “Si fanno continuamente tagli economici alla ricerca, si insinua continuamente che i vaccini non servono, si fanno tavoli tecnici allo stesso modo dei tavoli politici, cioè bilanciando le opinioni”, riflette con Fortune Italia Massimo Ciccozzi, epidemiologo dell’Università Campus Bio-Medico di Roma.

Virus ed epidemie: per fermarli serve il vaccino, lo studio

“Ma la scienza non è politica, lo vogliamo capire? La scienza ha il ruolo di aiutare il decisore politico – scandisce lo specialista, finito nel mirino in pandemia per aver segnalato fra i primi che il virus Sars-Cov-2 era mutato e che sarebbero emerse nuove varianti – Mischiare scienza e politica è la cosa più dannosa che si possa fare. Come affronteremo le prossime epidemie locali o le pandemie? Con le chiacchiere, tagliando poi i fondi per la ricerca, o con i fatti, sostenendo ricerca e progresso?”.

Una bella domanda, quella di Ciccozzi. Anche perchè i virus (e le pandemie) non sono di destra o sinistra. E, come abbiamo visto nel recente passato, non avvertono prima del loro arrivo. A vincere (e sopravvivere) sarà chi arriva prima a una terapia (o a un vaccino) in grado di contrastare il patogeno X. Ecco perchè è importante finanziare studi su approcci innovativi: altrimenti la ‘soluzione’ all’emergenza dovrà essere importata (a caro prezzo) dall’estero. Vi ricorda qualcosa?

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