Scabbia in Italia: le ragioni dell’aumento e come si cura

scabbia pelle

Forse ne avrete sentito parlare: stando alla stampa i casi di scabbia in Italia sono in forte aumento. Ma di che si tratta, come si trasmette questa malattia della pelle nota già nell’antico Egitto e a cosa dobbiamo fare attenzione in questo periodo di vacanze?

“Gli spostamenti, l’overtourism e i contatti in ambienti diversi dalla quotidianità, in effetti, possono essere occasioni di contagio”, dicono i medici anti-bufale di Dottoremaeveroche.it, il portale contro le fake news della Fnomceo (Federazione nazionale degli ordini dei medici), analizzando il problema e le possibili soluzioni.

Scabbia: il ritorno in Italia, come riconoscerla e trattarla

Scabbia: contagiosità e igiene

Non si tratta di una questione trascurabile. La scabbia “è molto contagiosa”, confermano gli esperti di Dottoremaeveroche. Ma “non è correlata alla scarsa igiene personale: può colpire individui di qualsiasi età e condizione sociale. Per la trasmissione occorre il contatto diretto e prolungato con una persona infetta. Le condizioni abitative affollate favoriscono la trasmissione, che aumenta notevolmente condividendo il letto o in caso di rapporti sessuali”. Ecco dunque perché i soggiorni in hotel, ostelli e campeggi potrebbero esporre al rischio.

Questione di tempo

Gli acari, infatti, possano vivere dentro i materassi fino a tre giorni, ma hanno bisogno della pelle umana per proliferare. Vestiti e biancheria sono un veicolo raro di contagio. Altrettanto rari sono i contagi in piscina, perché l’umidità impedisce agli acari di uscire dalla pelle. Non sono invece possibili i contagi da animali domestici: il parassita che provoca l’infezione nell’uomo è diverso dalla cosiddetta rogna che colpisce cani e gatti.

Scabbia, qualche numero

Gli allarmi della stampa sono giustificati? Vediamo qualche numero per capirlo. Nel Lazio subito dopo l’inizio della pandemia di malattia da Covid-19, è stata evidente la riduzione dei casi (-79,6%). “Negli anni immediatamente successivi, invece, c’è stato un rapido aumento (+170,3% tra il 2022 e il 2023). I casi più numerosi si sono verificati nelle strutture sanitarie di lungodegenza. Da queste evidenze – dicono i medici anti-bufale – si può dedurre che il lockdown aveva temporaneamente arrestato la diffusione della scabbia; mentre la ripresa delle attività, incluso il turismo, ha favorito l’aumento dei casi”.

Scabbia: come si cura

A preoccupare è anche la crescente resistenza ai farmaci. “L’insuccesso della terapia può essere causato da diagnosi tardive e utilizzo scorretto dei trattamenti che, generalmente, sono lunghi e da proseguire in più cicli. Purtroppo non sono disponibili strategie per prevenire l’infestazione. Per questo, è necessario saper riconoscere i primi sintomi della presenza dell’acaro e intervenire tempestivamente”, si spiega nel focus.

Ma allora cosa fare in caso di sospetti? Intanto rivolgersi al medico. Poi è consigliato lavare biancheria e vestiti a oltre 60°C e asciugarli ad alte temperature o al sole. Per eliminare gli acari da oggetti e indumenti non lavabili è necessario sigillarli in sacchetti di plastica per almeno una settimana; materassi e cuscini possono essere igienizzati con il vapore.

La malattia “va trattata con farmaci specifici, prescritti dal medico o dal dermatologo, per eliminare sia i parassiti sia le uova. Non esistono prodotti da banco o preparazioni erboristiche approvati sul piano dell’efficacia e della sicurezza. Generalmente si utilizzano pomate (scabicidi) da applicare su tutto il corpo o farmaci da assumere per bocca. La terapia va seguita anche dai conviventi e dalle persone con cui si è venuti a contatto per più tempo, anche se asintomatici”, raccomandano i medici anti-bufale.

Il ‘colpevole’ invisibile

Facciamo un passo indietro: l’acaro Sarcoptes scabiei a contatto con la pelle scava microscopici cunicoli nei quali depone le uova. Nascono così ulteriori acari della scabbia che, se non debellati, colonizzano altre aree del corpo e altre persone.

L’acaro è piccolo come una punta di spillo. Ci si accorge della presenza solo quando appaiono i primi sintomi: prurito intenso, soprattutto durante la notte; eruzioni cutanee, con pustole dall’aspetto squamoso tra le dita (ma anche nelle pieghe di polsi, gomiti, ginocchia, ascelle; attorno alla vita; su genitali, glutei e capezzoli). Nei bimbi le lesioni sono più estese e possono comparire anche su viso, collo, cuoio capelluto, piante di mani e piedi.

Un’antica minaccia per la salute da non sottovalutare nemmeno oggi, come hanno sottolineato di recente i dermatologi della Società Italiana di Dermatologia e Malattie Sessualmente Trasmesse (SIDeMaST).

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