Medici: giustizia e scudo penale, tutte le novità

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La lunga attesa dei medici italiani è finita con il via libera ieri in Consiglio dei ministri allo dello schema di Disegno di Legge delega in materia di professioni sanitarie e disposizioni relative alla responsabilità professionale degli esercenti le professioni sanitarie.

Arriva lo scudo penale per i ‘camici bianchi’, ma cosa cambia per sanitari e cittadini? Iniziamo col dire che i professionisti della salute saranno punibili solo nei casi di colpa grave. 

Un provvedimento che, come ha commentato a caldo il presidente della Federazione nazionale degli Ordini dei medici, Filippo Anelli, punta a restituire serenità agli operatori, mettendo un freno alle migliaia di cause intentate ogni anno, ma in oltre il 90% dei casi destinate a chiudersi con un’assoluzione. È la fine di una sorta di “caccia alle streghe”, come ha detto a Fortune Italia il presidente della Sis 118 Mario Balzanelli, che nel tempo ha contribuito a compromettere la relazione medico-paziente.

Se i medici sorridono, i cittadini piangono? “Non si tratta di un provvedimento corporativo, che garantisce l’impunità ai medici, bensì assicura ai cittadini di essere curati da personale che opera in maggiore tranquillità“, puntualizza dal canto suo il segretario nazionale dell’Anaao Assomed Pierino Di Silverio. Per dire: quanti esami inutili erano prescritti per ‘medicina difensiva’? Ma vediamo meglio le novità.

Cosa cambierà per Ssn e operatori

Il testo, approvato su proposta del ministro della Salute Orazio Schillaci con procedura d’urgenza e collegato alla legge di bilancio per il 2025, mira a un’ampia rimodulazione dell’attuale sistema delle professioni sanitarie, sia dal punto di vista formativo che ordinistico.

Obiettivo, rendere più attrattivo il Servizio sanitario nazionale e di garantire elevati standard di qualità e sicurezza delle cure. Come? Attraverso una rimodulazione del sistema formativo, con l’avvio di un processo di aggiornamento dei percorsi di studio delle professioni sanitarie, che vanno adeguati alle esigenze della sanità moderna e integrati con le nuove tecnologie.

Quanto al tema (caldissimo) della responsabilità professionale, il disegno di legge sostituisce la disciplina della responsabilità colposa per morte o lesioni personali in ambito sanitario, limitando la punibilità per omicidio colposo e lesioni personali colpose, commessi nell’esercizio di una professione sanitaria, ai soli casi di colpa grave, purché siano state rispettate dal sanitario le linee guida o le buone pratiche clinico assistenziali, sempre che queste risultino adeguate alle specificità del caso concreto.

Inoltre, si introduce un articolo in materia di colpa nell’attività sanitaria, individuando specifici parametri sulla base dei quale il giudice procede all’accertamento.

Il plauso del medici e i 10 mld in medicina difensiva

Plauso al Governo da Filippo Anelli, che ricorda gli “elevatissimi i costi, sia per i medici ingiustamente incolpati, che si vedono rovinata la vita e la carriera, sia per i sistemi sanitari che, per il timore generalizzato delle denunce, vedono lievitare i costi della medicina difensiva, stimati in circa dieci miliardi l’anno, e aumentare gli abbandoni nelle branche più a rischio, nelle quali non si formano nemmeno più i nuovi specialisti. Ma anche per l’apparato giudiziario, appesantito da cause che durano anni e che si dimostrano, poi, nella maggior parte dei casi, infondate”.

Non si tratta di una impunità: il medico “è in ogni caso punibile per colpa grave”, e il provvedimento “non mette a rischio i risarcimenti dei cittadini per gli eventi avversi, da ottenersi in sede civile. Risarcimenti che sarebbero anche più rapidi non dovendo attendere, come spesso accade se i due procedimenti sono interconnessi, la conclusione del procedimento penale”, riflette Anelli. “Abbiamo trovato interlocutori attenti e sensibili nel ministro della Salute Orazio Schillaci e nel ministro della Giustizia Carlo Nordio”.

“Per quanto riguarda la delega sulle professioni sanitarie,  l’equiparazione della formazione in medicina generale alle specializzazioni è un atto dovuto, che ci pone in linea con gli altri Paesi europei e che mette sullo stesso piano, anche dal punto di vista del titolo, la cura della persona nella sua interezza con quella organo-specifica. Ci aspettiamo ora un analogo provvedimento per equiparare, sin da subito, il trattamento anche economico dei corsisti con quello degli specializzandi. Bene infine l’ampliamento dell’impiego degli specializzandi, che sono medici a tutti gli effetti, all’interno del Servizio sanitario nazionale, compatibilmente con le esigenze formative e con la clausola che la contribuzione ai fini pensionistici sia sempre legata all’Enpam e non alla gestione separata dell’Inps. Bene anche la valorizzazione del ruolo sussidiario degli Ordini e l’adeguamento della formazione alle nuove tecnologie e ai nuovi bisogni di salute”.

Filippo Anelli, Presidente FNOMCEO

Il parere del presidente Sis 118: bene, ma siamo solo all’inizio

Per Mario Balzanelli il provvedimento “inaugura, in modo importante, e auspichiamo determinante, una riflessione e una coerente azione preventiva di tutela – sia legislativa sia normativa – dell’operato del medico e, più in generale, dell’esercente la professione sanitaria che abbia agito in conformità alle linee guida e alle norme di buona prassi”.

La Società Italiana Sistema 118 proprio sul tema del colpa grave del medico e dell’infermiere in Medicina di Emergenza ha dedicato lo spazio centrale di approfondimento giuridico, scientifico e gestionale, nella XII Edizione del Congresso Nazionale, che si è tenuto a Caserta nel mese di aprile, con la partecipazione del vice ministro della Giustizia, Francesco Paolo Sisto. “Riteniamo, oggi più che mai, di fondamentale importanza sollecitare lo Stato, e il Governo in particolare, ad adottare rapidamente provvedimenti per interrompere l’ormai annosa crescita esponenziale di contenziosi”. Ma occorre anche intervenire sulle “criticità strutturali, gestionali, e di gravissime carenza di persone medico e di mezzi che in modo così determinante affliggono il Sistema dell’Emergenza nazionale, territoriale ed ospedaliero”.

Mario Balzanelli
Mario Balzanelli, presidente Sis 118

La Federazione delle società scientifiche: il giusto equilibrio

Il provvedimento sullo scudo penale “rappresenta una risposta concreta e attesa da tempo dai medici italiani, perché contribuisce a restituire serenità all’esercizio quotidiano della professione”, riflette Loreto Gesualdo, presidente Fism (Federazione Italiana delle Società Medico Scientifiche)

“Limitare la responsabilità penale ai soli casi di colpa grave, in presenza del rispetto delle linee guida e delle buone pratiche cliniche, significa garantire un giusto equilibrio tra la tutela dei pazienti e la necessità di operare in condizioni di maggiore sicurezza e senza il timore costante di contenziosi”. Un “approccio realistico e responsabile consente di riconoscere il valore del lavoro dei medici e degli operatori sanitari, evitando di trasformare in colpa ciò che è invece conseguenza di limiti strutturali del sistema sanitario”.

Fism ribadisce comunque l’importanza di garantire ai cittadini il diritto al risarcimento in sede civile nei casi in cui vi siano danni da malpractice, salvaguardando, quindi, la centralità del paziente.

L’Anaao: 1 medico su 3 ha subito una denuncia, solo il 3% condannato

Dal canto suo il leader Anaao Di Silverio sottolinea la “grande tenacia” del ministro della Salute, Orazio Schillaci, che “nonostante i numerosi rinvii” ha portato aventi “una battaglia di civiltà”. Il via libera in Cdm è “un risultato dovuto per tutti quei colleghi che sono stati messi alla gogna da vari tribunali per poi essere scagionati: ricordiamo infatti che 1 medico su 3 ha subito una denuncia penale o civile, ma solo il 3% viene condannato”.

“Questo provvedimento rappresenta solo un primo passo che va ora completato da un iter legislativo. Ci aspettiamo che a questo grande e importante segnale segua una profonda riforma della responsabilità medica degna di un paese civile”.

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