I benefici dell’attività fisica sono paragonabili a quelli dei farmaci. Ecco perché gli specialisti forniscono le indicazioni per prescrizioni su misura.
Siamo la seconda popolazione più longeva al mondo: oggi una bambina che nasce in Italia può aspettarsi di arrivare a 85,5 anni e un maschietto a 81,4 anni (dati Istat). Ma a fare la differenza è il modo di affrontare il viale del tramonto. Con l’età, infatti, le patologie si moltiplicano e la qualità di vita precipita: stando alle stime, il 75% degli over 60 assume 5 o più farmaci ogni giorno. E ormai la vera sfida è quella della longevità in salute.
La buona notizia però è che parte della soluzione è nelle nostre mani; lo slogan potrebbe essere semplice: chi si ferma è perduto. L’attività fisica si è infatti rivelata potente proprio come un farmaco per prevenire i problemi e difendere la nostra salute.
A confermarlo è uno studio pubblicato sul ‘New England Journal of Medicine’ sui 5 principali fattori di rischio legati all’aspettativa di vita, firmato anche dai ricercatori dell’Istituto superiore di sanità. Attenzione, la campanella suona a 50 anni: chi a questa età sceglie di vivere in modo sano – non fuma, ha una pressione arteriosa normale, livelli di colesterolo entro i limiti, non soffre di diabete ed è normopeso – vive più a lungo in salute e allontana la ‘spada di Damocle’ delle malattie cardiovascolari. Con un guadagno in termini di longevità in salute – rispetto ai meno attenti – che sfiora i 15 anni. E allora?
Un manuale per prescrivere l’attività fisica
Ormai i benefici dell’attività fisica per contrastare le patologie cardiovascolari e in prevenzione secondaria “sono certificati da numerosi studi. Oggi lo sappiamo talmente bene, che le stesse linee guida ne riportano il valore, con il massimo livello di raccomandazione”. Parola di Pasquale Perrone Filardi, presidente della Società italiana di cardiologia (Sic).
Ma quanto esercizio fare per mantenere un cuore in salute? “Proprio per fare chiarezza sotto questo aspetto abbiamo realizzato, insieme a Federazione medico sportiva italiana (Fmsi) e Sic Sport e in collaborazione con Anmco (Associazione nazionale medici cardiologi), un manuale dal titolo ‘Prescrizione dell’esercizio fisico in ambito cardiologico’.
Il documento identifica l’attività fisica come una vera e propria terapia, non farmacologica ma naturale, che deve essere svolta in sicurezza, in modo adeguato rispetto alla patologia cardiovascolare in atto o alla condizione di rischio, per dare alla fine un beneficio in termini di salute e prevenzione, anche per chi ha già avuto un evento di natura ischemica”.
Il manuale – frutto di un lavoro congiunto e multidisciplinare di numerosi esperti – punta a chiarire modi e tempi per una prescrizione dell’esercizio fisico come strumento di prevenzione primaria, secondaria e terziaria, con l’obiettivo di contrastare o trattare le malattie cardiovascolari.
Con interessanti vantaggi anche sotto il profilo economico: oltre all’impatto sulla salute, infatti, queste patologie comportano un notevole peso economico per l’Italia. Sono ancora oggi la principale causa di morte nel nostro Paese, con oltre 230mila decessi l’anno. E si stima che, solo nel 2021, queste patologie siano costate 42 mld di euro.
“Dobbiamo essere chiari: l’attività fisica fa bene sempre, ma deve essere prescritta per poter essere svolta in assoluta sicurezza. Dunque con dei limiti che siano collegati alla specifica patologia”, puntualizza Perrone Filardi.
Massimi benefici e rischi minimi
Camminare, andare in bicicletta, correre o ballare fa bene al cuore: aiuta a ridurre la pressione nelle persone ipertese e a prevenire l’ipertensione in tutte le altre, aumenta il livello del colesterolo “buono” ed è utile contro malattie metaboliche, sovrappeso e obesità.
“L’attività fisica di tipo ludico amatoriale deve essere anche un’occasione di prevenzione cardiovascolare – continua il presidente Sic – questo perché può essere un momento di valutazione della salute del cuore, anche in assenza di problematiche cliniche. Questo per valutare il proprio livello di rischio e, di conseguenza, il tipo di attività che si può svolgere in sicurezza. Insomma noi cardiologi e operatori sanitari dobbiamo intendere l’attività fisica come uno strumento di valutazione della condizione di ciascun soggetto. E questo per evitare che lo sport possa essere nocivo, in presenza di patologie magari non ancora evidenziate”.
La raccomandazione generale per la salute del cuore, comunque, prevede 150 minuti di attività fisica di moderata intensità a settimana. “Per coloro che fanno attività agonistica sopra una certa soglia di età – aggiunge Perrone Filardi – esistono una serie di valutazioni diagnostiche che possono essere utilizzate ad hoc, come il test sotto sforzo o la Tac coronarica”. Obiettivo, massimizzare i benefici evitando i rischi.
Sollevatori di telecomando e sportivi del fine settimana
Un errore piuttosto comune è quello di passare dal nulla a sessioni di sport intense. Non pensiamo solo ai guerrieri del weekend, ma anche agli amanti del divano che, allo zapping in tv, improvvisamente sostituiscono sfide a padel o calcetto. “In questi casi sarebbe bene fare un controllo preventivo”, raccomanda il cardiologo.
Un aiuto potrebbe arrivare dai device tech che monitorano passi, respiro e battito cardiaco: orologi, anelli, ma anche magliette e sensori vari. Stando alle stime solo i dispositivi da polso (stando agli ultimi dati del Worldwide Quarterly Wearable Device Tracker, pubblicati da International Data Corporation) hanno venduto 45,6 milioni di unità a livello globale nel primo trimestre del 2025, con un aumento del 10,5% su base annua.
“Si tratta di dispositivi che possono essere utili – ammette Perrone Filardi – ma non devono diventare motivo di attenzione esasperata a parametri che possono avere una erronea interpretazione da parte dei cittadini. D’altra parte, se raccomandiamo un’attività fisica da svolgere all’interno di un range di battito cardiaco, questi strumenti – che al battito aggiungono frequenza e talvolta anche pressione arteriosa – possono essere utili”.
I dettagli della prescrizione per massimizzare i benefici
Attenzione: “Nel caso di una persona con una patologia cardiovascolare, è opportuno verificare con lo specialista quale tipo di attività può essere svolta. Poi, una volta che il paziente abbia avuto indicazioni, può fare sport in maniera autonoma, ma sempre sotto supervisione di un medico.
La prescrizione dell’esercizio fisico – insiste Perrone Filardi – deve essere fatta al pari di un farmaco, penso a frequenza, intensità, durata e modalità. Il libro che abbiamo scritto parla proprio di questo: per ciascuna patologia cardiovascolare c’è un’analisi di benefici, rischi e si danno indicazioni relative alle attività più indicate”.
Certo, c’è ancora un po’ di strada da fare per tradurre la scienza in realtà
“Questo è un po’ il problema di tutte le linee guida. C’è bisogno di formazione, anche a livello di specialisti. Ma sono convinto che dalla medicina generale possa arrivare un grande aiuto; è giusto che il medico possa consultarsi con il cardiologo in presenza di patologie che sono piuttosto complesse. Quello che dobbiamo fare è trasmettere il messaggio alle famiglie, in modo che gli italiani inizino fin dall’adolescenza a fare attività fisica, mentre oggi i ragazzi tendono a essere sempre più sedentari. Anche le istituzioni devono fare la loro parte per mettere a disposizione della popolazione delle ‘palestre della salute’, luoghi dove il cittadino può recarsi per fare attività fisica. Una scelta che dovrebbe essere alla portata di tutti. Anche perché questa strategia evita eventi importanti, come l’ictus o l’infarto, che si traducono in pesanti costi per il Ssn. Ecco perché – conclude – sarebbe importante intervenire a livello legislativo con politiche e vantaggi fiscali per i pazienti e le famiglie che che decidano di fare attività fisica come prevenzione secondaria e terziaria”.
Il business dei sensori indossabili
La corsa del mercato dei dispositivi indossabili per monitorare la salute.
Vogliamo essere sempre più protagonisti dalla nostra salute. E un aiuto arriva dalla tecnologia: sensori per il monitoraggio continuo del glucosio studiati per i pazienti diabetici, dispositivi per il controllo della pressione arteriosa, cardiofrequenzimetri avanzati, contapassi e strumenti per l’analisi della qualità del sonno.
Questi dispositivi ormai permettono di ricevere aggiornamenti in tempo reale su numerosi parametri vitali, migliorando significativamente la gestione delle malattie croniche.
Si prevede che il mercato europeo dei sensori indossabili raggiungerà 1.109,30 mln di dollari entro il 2028 rispetto ai 411,09 mln di dollari del 2021.
Con una crescita continua, legata anche all’invecchiamento della popolazione. Questi device piacciono al popolo dei Silver, come mostra il successo dell’Oura ring.
Non un gioiello, ma un ‘anello del benessere’ che monitora 20 parametri e negli anni ha conquistato celebrity, Ceo e fanatici della salute diventando un must negli Usa: stando alle stime, le vendite sono destinate a raggiungere la soglia dei 500 mln di dollari.
L’articolo originale è stato pubblicato sul numero di Fortune Italia di settembre 2025 (numero 7, anno 8)


