Nonni e salute tra Silver Economy, cure e risparmi

nonni e nipoti

Dopo la flessione legata alla pandemia, l’aspettativa di vita in Italia quest’anno ha raggiunto un massimo storico: 81,4 anni per gli uomini e 85,5 per le donne (Rapporto annuale 2025 dell’Istat). Nel nostro Paese vivono circa 22.552 centenari (dato 2024) e sempre di più si indagano i segreti per una longevità sana. Ma in che modo stanno cambiando i nonni italiani? E qual è il contributo che danno alla società?

Uno studio di Itinerari Previdenziali ha stimato che il Pil generato dalla Silver economy nel nostro Paese per i prossimi anni potrebbe oscillare tra i 325 e i 500 miliardi di euro. Ma c’è di più, come raccontiamo in occasione della Festa dei nonni.

Nonni e aiuti alle famiglie

Spesso, quando parliamo di anziani, pensiamo ai problemi di salute, ma questo non è il quadro completo. “Se facciamo un computo meramente economico, i nonni determinano un risparmio di 40 mld di euro l’anno per le famiglie, praticamente una legge finanziaria”, dice a Fortune Italia Italo Farnetani, professore ordinario di Pediatria alla Libera Università degli Studi di Scienze Umane e Tecnologiche United Campus of Malta.

“Bisogna poi tener conto del contributo logistico e affettivo: molti nonni assicurano a figli e nipoti un impegno H24, senza limiti di orari e distanze. C’è poi il pronto intervento per qualunque necessità, una sorta di assicurazione su cui contare sempre”. La conferma arriva dall’indagine “Nonni e nipoti a merenda” commissionata ad AstraRicerche da Unione Italiana Food.

Tre nonni italiani su 10 (31,5%) passano con i propri nipoti 3 o più ore al giorno, mentre il 23% condivide momenti in loro compagnia per una o due ore al giorno. E la merenda del pomeriggio è un appuntamento irrinunciabile: più della metà dei nonni (52%) indica nello spuntino pomeridiano il pasto che viene preparato più spesso da loro per i  nipoti, seguito dal pranzo (45%), dalla cena (26%) e dalla colazione (14,5%).

Radici e ali per i bambini mentre le famiglie cambiano

“Ma c’è un altro dato importantissimo dal punto di vista sociologico e psicopedagogico – riprende il pediatra – Quatant’anni fa il problema era legato alla famiglia nucleare, chiusa e priva del ‘secondo cerchio’, quello dei nonni. Questo presentava dei limiti anche dal punto di vista educativo: i genitori, che avevano avuto padri e madri autoritari, si trovavano a dover gestire il ‘vietato vietare'”.

“Oggi invece i nonni, quando non sono troppo avanti negli anni, ci sono e sono polivalenti, mentre la famiglia è impegnata e  fisiologicamente allargata. Ma attenzione: il secondo cerchio non deve mai interferire con le direttive educative dei genitori. I nonni devono essere disponibili, ma rispettando l’autorevolezza di mamma e papà. Possiamo dire che quella che si celebra oggi, nella Festa dei nonni, è una figura sempre più importante: fa risparmiare le famiglie e la società, ma soprattutto rappresenta le radici preziose per lo sviluppo del bambino”.

Se i nonni hanno bisogno di cure

Sul fronte della salute, i dati della sorveglianza Passi D’Argento dell’Istituto superiore di sanità mostrano che, dopo i picchi registrati durante la pandemia, la quota di over 65 che dichiara di aver rinunciato a prestazioni sanitarie necessarie continua a ridursi: dal 23% del biennio 2022-2023 al 18% del biennio 2023-2024.

Una buona notizia, ma il miglioramento complessivo non è uniforme. La rinuncia a visite mediche ed esami è pari al 25% tra chi dichiara di arrivare a fine mese con qualche difficoltà e raggiunge il 40% tra chi ne dichiara molte. Insomma, non per tutti la situazione economica è florida e consente di prendersi cura della salute.

La ricerca di un giovane cervello per la salute dei nonni

Dalla scienza però arriva una buona notizia. Oggi raccontiamo i risultati di una ricerca per contrastare i fenomeni di neuroinfiammazione e le malattie autoimmuni che colpiscono gli anziani. Con l’avanzare dell’età, infatti, il sistema immunitario tende a diventare più vulnerabile, rendendo i nonni particolarmente esposti a infiammazioni croniche.

Su ‘Immunity’ un team internazionale, con la partecipazione dell’Università di Harvard, dell’Università di Stanford e dell’Università della Svizzera Italiana, ha identificato nella proteina TCF1 un meccanismo chiave per regolare il sistema immunitario.

Primo autore dello studio è il giovane ‘cervello italiano’ Davide Mangani:  la proteina, spiega, agisce da “freno naturale”, impedendo che i linfociti Th17 assumano caratteristiche pro-infiammatorie e autoimmunitarie.

“Abbiamo scoperto – precisa Mangani, il cui studio sarà presentato al convegno Excellence in Neuroinflammation Meeting il 18 ottobre presso l’Abbazia Benedettina di Praglia – la via attraverso cui l’interleuchina 23 (sostanza attraverso cui le cellule si scambiano segnali infiammatori) attiva questi linfociti. Con un paragone automobilistico è come se i linfociti fossero parcheggiati in discesa, pronti a partire. Finché sono fermi mantengono il nostro organismo in equilibrio, ma quando cominciano la discesa, scatenando fenomeni di infiammazione fuori controllo. Era noto che l’interleuchina 23 attiva la partenza dei linfociti, ma non si sapeva come. Noi abbiamo scoperto che lo fa levando il freno a mano, che è appunto la proteina TCF1”.

Ma il freno può essere rimesso. “L’obiettivo finale è identificare e sviluppare strategie terapeutiche innovative”, spiega Davide Mangani, oggi all’Istituto di Ricerca in Biomedicina dell’Università di Bellinzona.
Lo studio sulla TCF1 ha valso al ricercatore una menzione speciale al premio promosso dalla Fondazione Francesco della Valle per la migliore pubblicazione sul tema della neuroinfiammazione. E punta ad aprire nuove vie per migliorare la salute dei nonni.

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