Popolazione, struttura demografica e modelli di mobilità troppo diversi, per non parlare del mix di virus ormai tipico dell’autunno-inverno: ecco perché l’andamento della stagione appena conclusasi in Australia non è poi così utile a darci un’idea di quello che accadrà da noi con l’influenza.
A ‘scardinare’ uno dei pilastri in questo campo è lo studio italiano inviato a ‘Pathogen and Global Health’ da Francesco Branda, Chiara Romano e Massimo Ciccozzi (Campus Bio-Medico), insieme a Giancarlo Ceccarelli (Sapienza di Roma), e Fabio Scarpa (Università di Sassari).
Ciccozzi e il suo gruppo non hanno dubbi: “Sebbene la stagione dell’emisfero meridionale sia un’utile sistema per identificare i ceppi di influenza circolanti”, non è detto che debba essere “un indicatore immutabile per la stagione dell’emisfero settentrionale”. Sono troppe le variabili in gioco: dalla suscettibilità della popolazione, alla copertura vaccinale, ma un peso spetta anche alla mobilità e ai viaggi (pensiamo solo, quest’anno, all’effetto Giubileo).
L’analisi dell’influenza in Australia
Ma come mai sospettare un disallineamento tra emisferi? “In Australia la stagione influenzale negli ultimi anni ha mostrato un netto allontanamento dai modelli pre-pandemia Covid, con stagioni che tendono ad iniziare prima e ad estendersi più a lungo. Nel 2023 l’influenza ha raggiunto un picco tra metà e fine giugno, in anticipo rispetto al solito picco di agosto. Nel 2024 un altro cambiamento: migliaia di casi registrati, quasi un record, fino al 28 settembre”, ha spiegato Ciccozzi all’Adnkronos Salute.
Confrontando questi dati con le statistiche storiche australiane, vediamo che nel 2019 hanno registrato più decessi. “Quindi l’impatto clinico è relativamente inferiore negli anni e non è vero che oggi l’influenza in Australia sia più aggressiva”, aggiunge Ciccozzi.
Come sarà l’influenza in Italia
“L’influenza che arriverà da noi – dice l’epidemiologo a Fortune Italia – con ceppi H1N1, H3N2 e il tipo B, potrà dare un quadro epidemiologico con picchi e discese lente, come è accaduto già lo scorso anno, ma senza tanti decessi. In ogni caso – continua – non si posso fare paragoni tra l’Australia e l’Italia: le popolazioni sono diverse, si muovono in modo differente e l’età media è molto più alta da noi. Serve ancora guardare all’Australia per tarare i vaccini sui ceppi influenzali che probabilmente circoleranno da noi. Ma per il resto dobbiamo essere consapevoli delle differenze”.
Il mix di virus
Quanto all’impatto del mix di virus che ha caratterizzato le ultime stagioni influenzali nel nostro Paese, Ciccozzi sottolinea che Covid-19 “c’è ancora, però rispetto alla settimana precedente l’occupazione dei posti è leggermente diminuita. Purtroppo gli over 80 restano i più colpiti e la curva sta scendendo, ma lentamente. E probabilmente alla fine di ottobre inizierà l’influenza. Il consiglio è quello di vaccinarsi: nel caso dell’influenza l’invito è agli over 65 e ai fragili, mentre per Covid-19 ne vedo l’utilità dai 75 anni in poi, oltre che ancora una volta per i fragili. Quella che sta circolando è una forma ricombinante, che andrà via presto sarà magari sostituita da qualcos’altro. Ma questo virus è destinato a restare”, conclude Ciccozzi.


